Ogni giorno, migliaia di persone attraversano Milano senza alzare lo sguardo. Eppure, dietro molte facciate nascoste, si celano dettagli che raccontano storie profonde. Alessandro Rimini, architetto nato a Palermo nel 1898 da famiglia veneziana, ha lasciato un’impronta silenziosa ma indelebile sulla città. Scomparso nell’agosto del 1976, Rimini è rimasto un nome poco noto al grande pubblico, ma le sue opere parlano per lui. Uomo schivo, evitava il clamore e preferiva che fossero i suoi edifici a raccontare chi fosse davvero. Milano, con i suoi angoli nascosti e le trasformazioni continue, conserva ancora oggi la sua firma.
L’ex Cinema Astra: arte déco e commercio che raccontano Rimini
Entrando nel negozio di Zara in Corso Vittorio Emanuele, pochi sanno di trovarsi in un luogo carico di storia. Quello spazio, infatti, fu progettato da Rimini come Cinema Astra tra il 1936 e il 1941. L’ingresso conserva ancora l’atrio circolare e il doppio scalone simmetrico, con decorazioni in stile déco e un lampadario in vetro di Murano che spicca senza fare troppo rumore. Sono i resti di un passato dedicato al cinema, oggi trasformato in un grande negozio. Sulle pareti compare più volte un volto femminile: quello della moglie Olga, una presenza che ritorna anche negli ascensori della Torre Snia e nella facciata del Cinema Colosseo. È un dettaglio umano che si ripete nei lavori di Rimini, a spezzare la funzionalità moderna con un tocco personale.
Teatro Smeraldo in Piazza XXV Aprile: un segreto nascosto dalle leggi razziali
Nel cuore di Milano, il Teatro Smeraldo in Piazza XXV Aprile ospita oggi il pubblico di Eataly, ma la sua storia è rimasta a lungo nell’ombra. Costruito tra il 1939 e il 1940, l’edificio porta la firma non ufficiale di Rimini, costretto a nascondere la sua paternità per via delle leggi razziali del 1938. Essendo di origine ebraica, non poteva firmare il progetto, che per anni fu attribuito ad altri. Questo teatro è il simbolo del conflitto tra creatività e oppressione politica, un capitolo doloroso nella carriera di Rimini e nella storia della città. Oggi è un luogo di incontro, ma dietro le sue mura si nascondono ricordi di esclusione e silenzi imposti.
Torre Snia: il primo grattacielo di Milano e l’innovazione di Rimini
La Torre Snia Viscosa domina Piazza San Babila fin dal 1937 ed è ancora oggi un’icona dell’architettura milanese. Con i suoi 59 metri e 15 piani, fu il primo vero grattacielo della città, un edificio che spiccava per modernità e slancio, tanto da meritarsi il soprannome di “rubanuvole” dai milanesi dell’epoca. Progettata da Rimini tra il 1935 e il 1937, rappresenta un salto avanti nell’idea di spazio urbano. Sempre a San Babila, nel dopoguerra, Rimini lavorò con Gio Ponti al Palazzo Donini, un edificio porticato che trasformò un lato della piazza in una galleria commerciale oggi centrale per la vita cittadina. Poco lontano, in Via Bagutta, resiste ancora la facciata del Garage Traversi, un autosilo degli anni Trenta, chiuso dal 2003 ma protetto come testimonianza storica e architettonica.
Il legame profondo di Rimini con le sale cinematografiche milanesi
Alessandro Rimini ha lasciato un segno importante anche nelle sale cinematografiche di Milano, settore a cui dedicò gran parte della sua carriera. Il Cinema Colosseo in Viale Montenero, costruito tra il 1925 e il 1927, è la sua prima opera in città e oggi continua a funzionare come sala cinematografica. A questa si aggiungono il Cinema Impero in Via Vitruvio e il Cinema Teatro Massimo in Largo Mahler, oggi trasformato nell’Auditorium di Milano. Rimini fu arrestato nel marzo del 1944 proprio mentre lavorava alla ristrutturazione del Colosseo, un colpo duro che interruppe bruscamente la sua attività. Le sue sale raccontano un legame saldo tra arte e spazio pubblico, un dialogo costante tra architettura e cultura popolare.
Dietro il successo, il dramma personale: arresto, fuga e vita nell’ombra
L’anonimato che avvolge Rimini nasconde una storia personale intensa. Figlio di ebrei veneziani, aveva già vissuto la prigionia durante la Prima Guerra Mondiale, catturato dopo Caporetto e poi fuggito da un campo tedesco grazie a una mappa disegnata da lui stesso. Si formò a Venezia e Trieste, poi arrivò a Milano dove iniziò a lasciare il segno. Le leggi razziali del 1938 gli bloccarono la professione ufficiale, costringendolo a firmare lavori sotto altri nomi. Nel 1944, arrestato dalle SS per via di una delazione, riuscì a scappare dal treno diretto ad Auschwitz fingendosi un poliziotto. Da allora visse nascosto a Milano con una falsa identità, quella del pittore Guido Lara, un’esistenza segnata dalla paura e dalla prudenza, che spiega il silenzio attorno al suo nome.
La riscoperta di Rimini e il riconoscimento di un’eredità silenziosa
Dopo decenni di oblio, il lavoro di Rimini ha cominciato a riemergere. Nel 2013 una targa alla Torre Snia ha reso omaggio al suo nome, mentre la storica dell’architettura Giovanna D’Amia ha pubblicato la prima monografia su di lui, intitolata Alessandro Rimini. Opere e silenzi di un architetto milanese. Oggi le sue costruzioni sono parte visibile della città, integrate nella vita quotidiana di chi abita o visita Milano. Questo risveglio culturale invita a guardare con attenzione al suo ruolo nel plasmare il volto della città, un riconoscimento che Rimini avrebbe probabilmente apprezzato, visto quanto amava lasciare parlare solo le sue opere, senza bisogno di firme.