Categories: Cultura

Come la Disattenzione da Social Cambia il Nostro Modo di Guardare le Opere d’Arte

Ogni giorno, trascorriamo in media quasi sette ore davanti a uno schermo. Scrolliamo, clicchiamo, scorriamo immagini a velocità vertiginosa, senza quasi accorgercene. In questo turbine digitale, l’attenzione — quel gesto antico e prezioso di fermarsi a osservare con calma — sembra essersi dissolta. Non è solo una questione di abitudini, ma di strumenti che plasmano il nostro sguardo e il modo in cui viviamo l’arte e la realtà intorno a noi. Lo spazio digitale in cui ci muoviamo muta la qualità stessa della nostra attenzione. Resta un nodo irrisolto: sappiamo ancora guardare, davvero?

L’attenzione ai tempi dei social: numeri freddi e sguardi distratti

Nei social network, l’attenzione è diventata un dato da contare: secondi di visualizzazione, click, like, commenti. Ma nessun algoritmo può capire cosa succede davvero dentro la testa di chi sta guardando. Un’immagine può restare sullo schermo per 25 secondi, ma magari l’utente sta pensando ad altro o ha il telefono appoggiato sul tavolo senza nemmeno guardare. Eppure, i sistemi digitali interpretano ogni secondo come interesse, sviluppando formule per tenerci incollati più a lungo. È un’attenzione spezzettata, fatta di quantità e non di qualità, che perde il suo senso più profondo. Dietro c’è un modello economico che guadagna dalla nostra incapacità di concentrarci, spingendo verso una continua dispersione dello sguardo. Il risultato? Una partecipazione superficiale, dove il ricevere diventa solo una presenza momentanea.

Questa trasformazione non riguarda solo i contenuti digitali, ma anche il modo in cui percepiamo il mondo reale. L’attenzione è diventata una battaglia tra profondità e superficialità, tra uno sguardo consapevole e uno distratto. I social media ne sono l’esempio più chiaro.

Simone Weil e il silenzio dell’attenzione vera

Diversa dalla manipolazione digitale è la riflessione di Simone Weil, filosofa che vedeva l’attenzione come una sospensione del pensiero, un’apertura vuota e ricettiva verso ciò che abbiamo davanti. In pochi anni, tra Parigi nel 1909 e Ashford nel 1943, Weil ha tracciato una strada diversa. Per lei, attenzione non è distrazione né fantasia, ma uno sforzo raro, quasi negativo, senza volontà di possedere o controllare. Nel suo saggio sugli studi scolastici, paragona l’attenzione allo sguardo che si posa su una montagna, fissando il vuoto davanti a sé ma restando consapevole di ciò che sta intorno.

Quello sguardo frontale, vuoto ma duraturo, è la metafora di un’attenzione autentica che non si perde né si dissolve. È una quiete attiva, dove la mente resta aperta, senza interferenze o pensieri che la distraggano. Questa visione ci ricorda che l’attenzione è un’esperienza complessa, che non si può ridurre a dati o numeri.

In un’epoca di consumi veloci e azioni frenetiche, questa idea sembra quasi rivoluzionaria e ci invita a riflettere sulla qualità del nostro modo di guardare, soprattutto nell’era digitale.

Byung-Chul Han e il valore di fermarsi in un mondo che corre

Il filosofo Byung-Chul Han, che vive tra Germania e Corea del Sud, offre uno sguardo aggiornato su quanto sia difficile oggi praticare quell’attenzione “wie Weil” intendeva. Nel suo libro del 2023, Vita contemplativa o dell’inazione, Han descrive la nostra società come una “società della prestazione”, dove il ritmo incessante non lascia spazio per fermarsi, per mettere in pausa le azioni automatiche.

Per Han, l’inazione è una forma di resistenza: rifiutare la reattività compulsiva e ritrovare un rapporto intimo con sé stessi, lontano dall’iperattività e dall’iperconnessione. Secondo lui, la nostra società soffre di una perdita di profondità nelle emozioni, sostituite da una serie di eventi superficiali e veloci. In questo contesto, l’attenzione diventa un esercizio difficile, quasi un’eccezione.

Ecco perché l’arte può avere un ruolo importante, creando spazi protetti dalla frenesia dove provare a ritrovare quella calma mentale, quella pausa necessaria per osservare davvero.

Mostre a opera singola: spazi per ritrovare l’attenzione

Una risposta concreta arriva dalle mostre one-work, cioè quelle che ruotano attorno a un’unica opera. La Sean’s Room di Los Angeles, fondata da Marten Elder, ne è un esempio. Qui si espone un solo lavoro alla volta, come la scultura in marmo di Carrara Doe Doll di Nevine Mahmoud.

Questi allestimenti evitano la competizione tra opere e la fretta di completare un percorso. Offrono tempo e spazio per soffermarsi, ma non è detto che la mancanza di distrazioni visive basti a catturare l’attenzione. Il visitatore può restare nella stanza senza davvero coinvolgere lo sguardo, senza quell’energia mentale che Weil chiamava sforzo negativo.

La mostra one-work non impone l’attenzione, ma elimina gli ostacoli per facilitarla. Tuttavia, resta chiaro che l’attenzione dipende da una componente interna, che nessun ambiente può garantire del tutto.

Tino Sehgal e l’arte senza oggetti che parla alla mente

Nel panorama contemporaneo, Tino Sehgal propone una strada più estrema, eliminando del tutto l’oggetto materiale. Nato a Londra nel 1976, Sehgal chiama “situazioni costruite” le sue opere, che esistono solo mentre il pubblico le vive.

Non ci sono oggetti tangibili, fotografie o documenti. Le sue opere si acquisiscono con accordi orali davanti a un notaio, senza alcun possesso materiale. L’obiettivo non è proteggere l’opera, ma sperimentare il reale, superando l’idea che qualcosa debba esistere solo se è tangibile o documentato.

La trasmissione delle opere avviene da persona a persona, costruendo una memoria viva. L’esperienza resta l’unico vero patrimonio. Paradossalmente, però, questa scelta di invisibilità ha reso Sehgal una star virale sui social, dimostrando quanto anche la resistenza più radicale venga inglobata dalle piattaforme digitali.

Matt Copson e la messa in scena dello sguardo catturato

All’opposto di Sehgal, il giovane artista inglese Matt Copson mette in scena la cattura dell’attenzione, senza però risolverne la tensione. Nato nel 1992, Copson ha inaugurato la sua prima mostra personale istituzionale al KW Institute for Contemporary Art di Berlino, da febbraio a maggio 2025.

Al centro della mostra c’era un trittico di animazioni laser di trenta minuti, Coming of Age. Age of Coming. Of Coming Age., con un neonato gigante che si muove tra tre pareti, trasformando la sala in un teatro immersivo. La narrazione è intensa, dal sottofondo musicale originale di Caroline Polachek, cantata da un soprano bambino, alle scenografie digitali che lasciano segni fissi nello spazio.

Copson crea un’esperienza che replica la dinamica della cattura: ipnotizza lo spettatore, prende la sua attenzione e la fa diventare parte attiva dell’opera. Un’opera all’ingresso, Thank You , rompe la quarta parete con un ringraziamento esplicito al pubblico per l’attenzione, ricordandoci che non è mai un dono gratuito, ma una risorsa che si chiede.

Qui l’attenzione è una presa voluta, a volte quasi crudele, che mostra la logica economica dietro la fruizione culturale di oggi, ben diversa dall’attenzione “vuota” e disinteressata di Weil.

L’arte contemporanea e la sfida di insegnarci a guardare davvero

Dopo questo viaggio tra filosofia, tecnologia e arte, resta una domanda: può ancora l’arte costruire spazi dove guardare senza voler possedere? Simone Weil vedeva l’attenzione autentica come uno sforzo raro e difficile, già in un mondo senza sovraccarichi digitali. Oggi la fatica è ancora più grande, e bisogna difendere la capacità di aprirsi contro la marea di stimoli incessanti.

Le esperienze artistiche raccontate sono tentativi di trovare modi nuovi di guardare e ascoltare. Nessuna struttura o tecnologia può però garantire l’attenzione senza la volontà consapevole di chi guarda. La sfida più grande è personale: recuperare quella disponibilità mentale ed emotiva, imperfetta ma preziosa, che la società di oggi frammenta e riduce.

Redazione

Recent Posts

Gabriele Galloni, il poeta romano scomparso a 25 anni che ha lasciato un segno nell’arte italiana

“Ho scritto per non smettere di ascoltare il mondo”, diceva Gabriele Galloni. Aveva solo 25…

29 minuti ago

Carmen Gallo e il suo nuovo libro: un viaggio poetico tra natura, paure e leggi universali

Il battito d’ali di un uccello può raccontare storie di violenza, migrazione e antiche leggende.…

2 ore ago

Marchesi di Barolo protagonista su Sky Arte: la docu-serie B.E.V.I. celebra le leggende del vino italiano

«Il vino racconta storie che vanno ben oltre il bicchiere». Così potrebbe iniziare il racconto…

5 ore ago

Milano Fashion Week 2026: Guida Completa alle Sfilate e Eventi della Settimana della Moda Primavera Estate 2027

Il conto alla rovescia è iniziato: Milano si prepara a ospitare oltre 200 eventi durante…

7 ore ago

Ed Sheeran torna sul palco dopo la polemica e condanna la situazione a Gaza: biglietti in forte calo

Il prezzo del biglietto per il concerto della popstar britannica crolla, da 123 a 67…

7 ore ago

Caravaggio e Berlinde De Bruyckere a Berlino: il confronto tra due maestri a 400 anni di distanza

Nella penombra dell’Ambasciata d’Italia a Berlino, la “Maria Maddalena in Estasi” di Caravaggio cattura lo…

21 ore ago