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Gabriele Galloni, il poeta romano scomparso a 25 anni che ha lasciato un segno nell’arte italiana

“Ho scritto per non smettere di ascoltare il mondo”, diceva Gabriele Galloni. Aveva solo 25 anni quando la sua voce si è spenta, ma in quel breve tempo è riuscito a farsi sentire forte e chiaro. Nato e cresciuto nel cuore popolare di Roma, al Trullo, Gabriele ha trasformato la quotidianità in versi vibranti, capaci di catturare l’anima di luoghi come il litorale tra Fiumicino e Focene. Quattro raccolte di poesie, una di racconti brevi: un’eredità intensa, fatta di parole scelte con cura, di un amore viscerale per la lettura e per quel mondo che osservava con occhi attenti e sensibili. La sua vita, breve ma carica di significato, si legge tra le righe di ogni sua pagina.

Dal Trullo al mare: gli anni formativi di Galloni

Gabriele Galloni cresce nel Trullo, zona popolare a sud-ovest di Roma. Qui, fin da piccolo, coltiva una passione per la lettura e una curiosità che non lo abbandonerà mai. Il mare, in particolare quello tra Fiumicino e Focene, diventa una fonte costante d’ispirazione. L’estate, i colori e i suoni delle spiagge si fanno spazio nei suoi versi, diventando elementi ricorrenti che raccontano quanto l’ambiente intorno a lui abbia influenzato la sua scrittura.

Dopo le medie, si iscrive all’Istituto Cinematografico Roberto Rossellini, dove si diploma in cultura audiovisiva. Qui cresce anche la sua biblioteca personale, fatta di libri, DVD e CD musicali, tutto materiale che alimenta la sua creatività. Luigia Sorrentino, sua amica, ricorda Galloni sempre con un quaderno e una penna in mano, pronto a segnare versi e impressioni ovunque andasse. Non c’era momento o posto in cui non nascesse un verso nella sua testa.

Questa abitudine racconta il suo bisogno costante di fissare su carta emozioni, immagini e pensieri. La sua ispirazione nasce spesso da piccoli dettagli quotidiani, da osservazioni improvvise, un modo di lavorare che parla di chi scrive per necessità interiore e con passione autentica.

I primi versi e l’incontro decisivo con Antonio Veneziani

Tra il 2012 e il 2015 Galloni fa i primi passi nel mondo della poesia, pubblicando versi in alcune antologie. Dopo il diploma, si iscrive a Lettere Moderne, dove conosce Antonio Veneziani, scrittore che diventerà un punto di riferimento fondamentale per lui. Veneziani lo guida e lo aiuta a pubblicare la sua prima raccolta, Slittamenti, uscita nel 2017.

Il libro ottiene una buona attenzione critica, aprendo a Galloni le porte di un pubblico più ampio. In questa fase il poeta affina il suo stile, approfondendo temi come l’esistenza, la città e il rapporto con il tempo. La sua scrittura si distingue per precisione e intensità emotiva, svelando sensazioni che spesso restano nascoste o difficili da esprimere fuori dalla poesia.

Nel 2018 arriva la seconda raccolta, In che luce cadranno, che conferma la sua crescita e lo spinge a sperimentare nuove strade. I temi della vita, della morte e del dolore emergono con un linguaggio diretto e carico di sentimento.

“Cronache dalla fine”: raccontare la morte senza filtri

Nel 2018 Galloni inizia a collaborare con il sito di poesia Pangea, curando la rubrica Cronache dalla fine. Qui intervista dodici malati terminali disposti a raccontare senza filtri la loro esperienza. L’idea nasce in un capannone spoglio, con vista su case diroccate e campi di metallo: un ambiente che rende ancora più autentico il contatto con storie vere e dure.

Davide Brullo, fondatore di Pangea, ha definito la rubrica “candida e brutale”, perché mette a nudo la realtà della fine, quella dimensione che spaventa ma che spinge anche a riflettere profondamente sulla vita. Galloni guardava la morte come a un confine da esplorare, camminandoci sopra con la delicatezza di chi sa che è un margine fragile.

Le interviste raccolte raccontano emozioni, paure e accettazioni, tracciando un ritratto intenso e raro della malattia terminale. Galloni le dipinge con delicatezza e dolore, riuscendo a trasmettere quella convivenza di fragilità e forza che caratterizza chi affronta la fine.

Gli ultimi versi e la malattia che spegne un talento

Dopo la terza raccolta Creatura breve e la raccolta di racconti Sonno giapponese , arriva L’estate del mondo, pubblicato pochi mesi prima della sua morte. Qui i versi sono maturi, profondi, segnati da un’intensità che mescola bellezza e dolore.

Galloni muore nel 2020, a 25 anni, a causa di una rara malattia, la sindrome di Kartagener, che gli provoca un arresto cardiaco acuto. La sua scomparsa ha colpito profondamente il mondo della poesia e tutti quelli che avevano conosciuto la sua opera.

Giorgio Ghiotti, sul Manifesto, ha definito il suo lavoro un’eredità preziosa per l’onestà emotiva e la capacità di svelare misteri attraverso la poesia. Ogni libro è stato per Galloni una sfida creativa, un confronto con il fuoco, capace di tracciare mappe emotive per chi legge.

Dopo la sua morte sono usciti due titoli postumi: Bestiario dei giorni di festa e La luna sulle case popolari , che continuano a raccontare il suo sguardo sul mondo e il suo modo unico di parlare della vita e del tempo che passa.

Il percorso di Gabriele Galloni resta la testimonianza di un talento precoce e di una sensibilità rara, che nonostante la brevità della sua vita ha saputo trovare spazio e voce nella poesia italiana contemporanea.

Redazione

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