Nel 1826, un carico di bronzi etruschi lasciò la Toscana per approdare in Olanda, al Museo Nazionale di Antichità di Leida. Quei tesori, appartenuti alla famiglia Corazzi, sono rimasti lontani dall’Italia per oltre due secoli. Ora, grazie alla Fondazione Luigi Rovati di Milano, tornano finalmente a casa, seppur per poco. La mostra che li ospita non è solo un’esposizione di reperti: è un viaggio attraverso passioni culturali e intrecci sociali che hanno segnato la storia del collezionismo europeo. Il ritorno di questi bronzi coincide con il quarantennale del Progetto Etruschi, un segnale di quanto ancora questa civiltà antica sappia parlare al presente.
La collezione Corazzi nasce a Cortona, cuore della Toscana e terra strettamente legata agli Etruschi. Nel 1727, un gruppo di giovani cortonesi fondò l’Accademia Etrusca con l’idea di valorizzare le antichità locali non solo attraverso i testi, ma soprattutto studiando i reperti materiali. Un metodo all’avanguardia, che anticipava la moderna archeologia. Intanto, Cortona si arricchiva di collezioni private che attiravano studiosi e appassionati da tutta Europa. Tra queste, spiccava quella del cavaliere Galeotto Corazzi, per quantità e qualità, diventata un punto di riferimento.
Corazzi, uomo legato alla sua terra ma con un ruolo autonomo rispetto all’Accademia, non partecipò attivamente alla società né si dedicò a scritti accademici. Forse questo isolamento influì sul destino della sua raccolta, che non riuscì a imporsi nel panorama culturale italiano come avrebbe meritato. Tuttavia, la sua fama rimase viva: visitare la collezione era tappa obbligata per studiosi e nobili di passaggio.
Nel 1826 la collezione Corazzi fu venduta al Museo Nazionale di Antichità di Leida, in Olanda, per dodicimila scudi, una cifra superiore all’offerta del Granduca di Toscana. Le difficoltà economiche degli eredi spinsero la vendita all’estero, senza grandi resistenze in Italia. Così la collezione divenne la prima grande raccolta etrusca a varcare le Alpi, segnando una tappa importante nella storia del collezionismo europeo.
L’aspetto positivo di questa vendita fu che la collezione rimase intatta, evitando la dispersione che ha spezzettato molte altre raccolte etrusche, oggi sparse in musei di tutto il mondo. A Leida arrivò un insieme di reperti curati con attenzione, non solo dal punto di vista storico ma anche estetico e conservativo. Una testimonianza di come un uomo, raro per l’epoca, avesse riconosciuto il valore autentico di questi pezzi e li avesse trattati con cura.
La mostra alla Fondazione Luigi Rovati di Milano presenta una selezione significativa della collezione Corazzi, con pezzi rari e ben conservati. Tra questi, spicca la “Statuetta di fanciullo con oca”, un capolavoro in bronzo realizzato con la tecnica a cera persa, composto da sei parti saldate con grande abilità. L’opera mostra i dettagli minuziosi degli artigiani etruschi, rifiniti con lima e bulino. Rappresenta un bambino aristocratico, riconoscibile dalla bulla al collo, che tiene in mano un’oca, simbolo probabilmente votivo, come suggerisce un’iscrizione sulla gamba.
Il percorso continua con statuette femminili, come l’Offerente con colomba, probabilmente di origine aretina, e altre provenienti da depositi sacri del Lago Trasimeno. Accanto alle figure umane ci sono utensili liturgici di grande interesse, come un bruciaprofumi con zampe leonine e una paletta rituale, forse usata per riti di aruspicina o per spargere incenso. Questi oggetti offrono uno sguardo approfondito sulle pratiche religiose etrusche, restituendo un’immagine viva della loro spiritualità e dei loro riti sociali.
La rassegna non si limita a esporre reperti, ma mette in dialogo la collezione Corazzi con il pensiero storico che da secoli accompagna la civiltà etrusca. Alcuni testi del Settecento sono parte del percorso, in particolare il “De Etruria Regali”, commissionato nel Seicento e pubblicato nel secolo successivo. Quest’opera, voluta dal Granduca di Toscana, cercava di legare l’identità del governo granducale con la mitica antica Etruria, sottolineando un filo ideale tra passato e presente.
Il confronto tra antico e moderno, tra materiale e simbolico, è uno dei temi più coinvolgenti della mostra. I bronzi Corazzi a Milano offrono molte chiavi di lettura, che vanno ben oltre la semplice ammirazione archeologica. Tocca aspetti politici, sociali e culturali che hanno segnato la storia italiana ed europea per oltre due secoli. Visitabile fino al 4 ottobre 2026, questa mostra è un appuntamento imperdibile per studiosi e appassionati di antichità e collezionismo storico.
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