Nel 1626, a Parigi, nacque un giardino dedicato allo studio delle piante medicinali. Quel luogo, il Jardin des Plantes, è presto diventato molto più di un semplice giardino: un vero e proprio laboratorio a cielo aperto, dove la natura veniva osservata, catalogata, compresa. Quattrocento anni dopo, il Museo Nazionale di Storia Naturale, che da quel giardino ha preso vita, festeggia un anniversario importante. La città si prepara a omaggiare questo cammino straordinario con una mostra che intreccia arte e scienza, raccontando una storia lunga secoli.
Tutto comincia nel gennaio 1626, quando Luigi XIII firma un editto che dà il via al Giardino Reale delle piante medicinali. Ma ci vorranno anni prima che il giardino apra ufficialmente, nel 1640, accogliendo studiosi e visitatori. Non era solo un posto dove coltivare piante: diventò presto un centro per osservare, classificare e disegnare il mondo naturale, un punto di riferimento per naturalisti e artisti.
Nel Settecento, con Georges-Louis Leclerc, conte di Buffon, il giardino cambia volto. Buffon lo guida per quasi cinquant’anni, raddoppiando la sua estensione e facendolo conoscere in tutta Europa. Grazie a lui arrivano collezioni straordinarie, frutto delle esplorazioni europee e coloniali. Alla fine del secolo, durante la Rivoluzione francese, arriva la svolta: nel 1793 la Convenzione nazionale trasforma il giardino nel Museo Nazionale di Storia Naturale, un passo decisivo verso la scienza moderna.
Il museo non è mai stato solo un deposito di collezioni o un centro di ricerca. Fin dall’inizio ha coltivato un rapporto stretto con gli artisti. Nomi come Eugène Delacroix e Gustave Moreau hanno trovato ispirazione tra le serre e le piante esotiche del giardino. Le loro opere non restarono solo belle immagini: hanno aiutato a raccontare animali, piante e minerali, diventando strumenti importanti per la scienza e la divulgazione.
Questa relazione tra arte e scienza è il cuore della mostra Artists at the Museum, che dal 23 settembre 2026 al 7 marzo 2027 occuperà la Grande Galleria dell’Evoluzione. Quaranta artisti contemporanei esplorano come l’immagine possa raccontare la natura, andando oltre la semplice documentazione. Tra pitture, fotografie, sculture e film, il visitatore attraverserà quattro secoli di incontri tra creativi e studiosi.
Nel corso del Novecento il Museo si è trasformato da giardino botanico in un vero e proprio complesso multidisciplinare, con sedi sparse sul territorio. Si sono aggiunte stazioni marine, siti archeologici e riserve zoologiche. Nel 1934 ha aperto il Parc zoologique di Parigi, allargando la missione educativa anche al regno animale.
Due inaugurazioni segnano momenti chiave: il Musée de l’Homme nel 1938, che riflette sul rapporto tra uomo e natura, e nel 1994 la Grande Galleria dell’Evoluzione, il nuovo cuore del museo. Questi spazi hanno fatto del Museo un punto di riferimento della ricerca e della divulgazione, capace di attraversare l’età dell’oro della scienza e le sfide culturali successive.
Il programma per il 2026 guarda al passato ma anche al futuro. Tra marzo e maggio il Jardin des Plantes ospiterà installazioni floreali ispirate alle antiche illustrazioni botaniche di Pierre-Joseph Redouté e Nicolas Robert, veri maestri nell’arte di rappresentare la natura.
L’estate sarà dedicata alla “gastronomia dei semplici”, un percorso sulle piante usate da secoli in cucina e fitoterapia, che culminerà con eventi aperti al pubblico a settembre. Il museo animerà poi la scena con la Festa della Natura, i Rendez-Vous Nature, le Giornate del Patrimonio e la Festa della Scienza, coinvolgendo visitatori di tutte le età.
Un’idea nuova riguarda le scienze partecipative: un progetto sugli insetti inviterà i cittadini a diventare protagonisti delle ricerche. Parallelamente, contenuti digitali racconteranno per tutto l’anno la storia e i protagonisti del Museo, rendendo accessibile questa ricchezza a un pubblico sempre più vasto.
Il Museo Nazionale di Storia Naturale continua così a essere un luogo dove storia e ricerca si intrecciano, mantenendo viva la missione di conoscere, osservare e diffondere la biodiversità in una città che da 400 anni ne custodisce il racconto e l’evoluzione.
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