Categories: Cultura

Massimo Carboni: Perché Esitare è un Atto di Resistenza nel Mondo Moderno

“Esitare non è perdere tempo, ma guadagnarlo.” Massimo Carboni mette in discussione un’idea che di solito diamo per scontata: in un’epoca dove tutto corre, fermarsi a riflettere sull’esitazione sembra quasi un lusso. E invece, proprio questo momento di indugio – spesso sottovalutato o frainteso come indecisione – diventa per lui una risorsa preziosa. Nel suo nuovo libro, Elogio dell’esitazione. Le forme filosofiche dell’indugio, Carboni, esperto di estetica e critico d’arte, invita a considerare l’esitazione come una pausa attiva, capace di trasformare il nostro modo di percepire e pensare. Non è semplicemente un invito a rallentare, ma un invito a ripensare il tempo e l’esperienza estetica, in profondità.

Una carriera tra filosofia e arte contemporanea

Carboni ha costruito la sua reputazione scavando nel dialogo tra filosofia e arti moderne. Critico d’arte dagli anni Ottanta, ha curato mostre in gallerie private e spazi pubblici, mantenendo sempre un legame stretto con le pratiche artistiche e le teorie estetiche. Ha partecipato come curatore e saggista alle Biennali di Venezia del 1993, 1997 e 2011, collaborando con riviste come Artforum, Nòema e Images Re-vues.

Tra i suoi lavori spiccano studi sulla filosofia dell’ombra e riflessioni su arte, immagine e teologia, con approfondimenti su artisti come Malevič. Tra i suoi libri più recenti figurano Filosofia dell’ombra , L’ornamentale. Un percorso filosofico tra arte e decorazione e Malevič. L’ultima icona . Inoltre, Carboni è impegnato nella curatela di edizioni di testi fondamentali di Gillo Dorfles, Cesare Brandi, Gilles Deleuze e Félix Guattari, Theodor Adorno, e fa parte del comitato scientifico dell’Edizione Nazionale delle Opere di Cesare Brandi.

L’esitazione: più di un semplice dubbio

Il cuore del pensiero di Carboni è proprio l’esitazione vista come una sospensione voluta, non una semplice indecisione. È un tema che segue fin dagli anni Novanta, ma ora gli dedica un intero libro. Carboni vuole liberare l’esitazione dalle connotazioni negative – come l’incertezza o la pigrizia – per trasformarla in un concetto filosofico di rilievo.

Anche l’etimologia del termine, con la radice “exit” che rimanda a uscita o esito, suggerisce un movimento verso il cambiamento. “Esitare non è fermarsi a caso: è una ‘intenzione sospesa’, una pausa che prepara, riflette e mette a fuoco.” Carboni sottolinea il paradosso: spesso la svolta decisiva arriva proprio dopo un indugio, come se la sospensione fosse parte essenziale dell’autenticità.

Nel mondo dell’arte, questo emerge chiaramente nel gesto del pittore zen, che riflette a lungo prima di tracciare il segno perfetto. L’esitazione diventa così qualcosa di poetico e filosofico insieme, capace di farci entrare più a fondo nel processo creativo e nella sua percezione.

Indugio e attesa: il tempo sospeso nell’arte e nella scrittura

Carboni analizza anche il legame tra indugio e attesa, soprattutto nella fruizione artistica e nella scrittura. Per lui, scrivere è un processo segnato da quella che Maurice Blanchot chiamava “riverbero di assenza”: una sensazione di incompletezza e un rapporto sospeso tra passato e futuro. Rileggendo un testo, ci accorgiamo sempre di ciò che manca, mentre scrivere significa confrontarsi con un limite insuperabile.

Lo stesso vale per l’arte: soffermarsi davanti a un quadro o a una performance vuol dire rallentare per accogliere un’esperienza che non si consuma subito, ma si fa attesa. Carboni cita esempi dal cinema e dal teatro, da Theo Angelopoulos a Bob Wilson, dove l’immobilità e i piccoli gesti creano uno spazio di tempo rallentato, fatto di ascolto e tensione verso qualcosa che sta per accadere.

Questa attesa si oppone all’imperativo di partecipazione immediata e superficiale imposto dalla società digitale e dai suoi eventi spesso mercificati. In questa sospensione sta il senso critico, l’arte come forma di resistenza contro la fretta e la banalità.

Esitare come scelta strategica e politica

Carboni distingue con chiarezza l’indugio dall’immobilismo o dalla passività: non si tratta di un rallentamento nostalgico, ma di una pratica consapevole, che può avere valore anche politico. L’opera d’arte, in questo senso, è un atto di resistenza che invita a uno sguardo attento e critico, capace di opporsi alle logiche dello spettacolo e del consumo veloce.

L’esitazione diventa così un modo di vivere il tempo e l’esperienza, sfidando la pressione incessante della velocità e dell’efficienza. Attraverso quella che Carboni chiama “ricettività produttrice”, una sorta di “passività attiva”, l’arte recupera il suo ruolo di trasformazione sociale. Non intervenendo con messaggi politici espliciti, ma cambiando lo sguardo e la sensibilità in modo profondo e sottile.

Questo atteggiamento ricorda artisti e filosofi che, pur con modi umili o discreti, hanno messo in discussione le basi del potere stabilito.

L’autonomia dell’opera e il rifiuto della completezza

Carboni mette in evidenza un altro aspetto fondamentale: l’opera d’arte autentica non è un oggetto da completare o una lacuna da colmare. Deve reggersi da sola, sostenere la sua sospensione sul confine del senso, senza appoggi esterni. In letteratura, questo emerge soprattutto nella poesia, che deve “bruciare i ponti” dietro di sé, trasformando emozioni ed esperienze in linguaggio compiuto.

Da questa prospettiva, l’indugio non mira a raggiungere una meta definitiva, ma abbraccia la tensione stessa della sospensione come parte essenziale dell’opera e del suo rapporto con chi la guarda o interpreta.

Estetica relazionale e viralità: le sfide dell’arte contemporanea

Carboni non risparmia critiche alle tendenze attuali, in particolare all’estetica relazionale, che punta sulla collaborazione creativa tra artista e spettatore. Pur riconoscendo il valore di queste sperimentazioni, denuncia la sovraesposizione alle ipertecnologie e la mercificazione indiscriminata di pratiche che rischiano di diventare conformi alle logiche neoliberiste, dove l’autenticità si perde dietro slogan e “opportunità” di consumo creativo.

Di fronte a tutto questo, Carboni propone di valorizzare una ricettività attiva ma meno spettacolare, che permetta di lasciarsi attraversare dall’energia dell’opera per trasformare la vita quotidiana, senza rimanere intrappolati in circoli elitari o momenti effimeri.

L’arte come forza di trasformazione

Il libro si chiude con immagini potenti, come quella del torso di Apollo nella poesia di Rilke, che con il suo silenzioso richiamo invita a cambiare vita. Questa immagine sintetizza la forza dell’arte non solo come prodotto estetico, ma come esperienza viva, capace di portare a un cambiamento reale.

In un’epoca segnata da accelerazioni continue e da un rapporto sempre più superficiale con la cultura, Carboni rilancia con forza il valore dell’esitazione come strumento di consapevolezza, resistenza e rigenerazione. Solo in quella tensione sospesa, dice, si apre uno spazio per l’autenticità e la trasformazione.

Redazione

Recent Posts

Massimo Carboni: Perché Esitare Oggi è un Atto di Resistenza nel Mondo che Corre

Nel ritmo frenetico che domina le nostre giornate, fermarsi sembra un lusso raro, quasi un…

53 minuti ago

Milano, le installazioni di Aki Sasamoto a Pirelli HangarBicocca: un’esperienza che cattura il pubblico in un gioco di tensione e attesa

Appena varcata la soglia dello Shed di Pirelli HangarBicocca, lo sguardo cade subito su molle…

53 minuti ago

Il settimanale Chi si rinnova: nuove firme da Buonamici a Clerici e evento a Milano il 1° ottobre

Il 1° ottobre, il Teatro Manzoni di Milano accenderà le luci su un nuovo capitolo…

3 ore ago

Mostra di Pistoletto ad Assisi prorogata al 10 gennaio: 40mila visitatori in 5 mesi per “Franciscus. Fratello in arte”

Quasi 40mila visitatori in soli cinque mesi: un traguardo che parla chiaro. La mostra “Franciscus.…

5 ore ago

Basilica di Assisi a 360°: visita digitale gratuita a 30 anni dal terremoto per celebrare San Francesco

Nel 2024, anno degli 800 dalla morte di San Francesco, la Basilica di Assisi si…

5 ore ago

Milano Scultura 2024 festeggia 10 anni: intervista esclusiva e programma della decima edizione

Milano sta per tornare a respirare arte tridimensionale. Dal 2 al 4 ottobre 2026, Milano…

9 ore ago