La cultura deve essere di tutti, non un privilegio. Daniele Del Pozzo lo ripete spesso, e da gennaio 2025 sta trasformando queste parole in fatti concreti a Bologna. L’assessore alla Cultura del Comune porta con sé un bagaglio ricco di esperienze che puntano a rinnovare profondamente il tessuto culturale della città. Bologna non è nuova a sfide artistiche, ma oggi si trova a un bivio: come conciliare tradizione e nuove esigenze sociali? Inclusione, sostenibilità e partecipazione diventano le parole chiave di una rotta che Del Pozzo vuole tracciare con decisione, trasformando spazi, accessibilità e ricerca artistica in strumenti di un cambiamento necessario.
Del Pozzo racconta una città che ha sempre avuto con la cultura un rapporto vero, non una semplice lista di eventi, ma un intreccio di relazioni. Il Comune ha scelto da tempo di considerare la cultura come un bene comune, uno strumento di inclusione e coesione sociale. Dietro questo modello c’è una rete fitta di associazioni, teatri, festival, scuole e musei che lavorano in modo diffuso, vicino ai cittadini. Non si tratta solo di organizzare spettacoli, ma di attivare una comunità di operatori culturali e artisti, tutti protagonisti e alleati.
Ex curatore culturale, Del Pozzo parte dall’esperienza sul campo. Vuole mettere al centro le relazioni umane e valorizzare i talenti sparsi sul territorio. La politica culturale che propone punta sull’accessibilità e su un dialogo continuo con le comunità, ma anche sul coraggio di sfidare il taglio dei fondi pubblici e la centralizzazione che si vede a livello nazionale. Per Bologna, la cultura non è un costo da ridurre, ma un investimento sociale.
Uno dei punti chiave della strategia di Del Pozzo è mettere a disposizione spazi pubblici per operatori e artisti. Avere luoghi dove fare ricerca e produzione culturale è fondamentale per tenere viva la scena artistica locale e attrarre giovani da tutta Italia. Bologna, con università e accademie, è una calamita per studenti e professionisti, ma l’aumento dei costi di vita e degli affitti rischia di farli andare via.
Così il Comune ha censito e riattivato oltre 90 spazi pubblici, di cui 17 assegnati gratuitamente solo da quando Del Pozzo è in carica. La gratuità non è solo una questione economica, ma una scelta politica precisa: un vero welfare culturale che libera la ricerca artistica dalle leggi del mercato. Quei luoghi devono garantire autonomia e libertà, permettendo agli artisti di dedicarsi anche a pratiche sperimentali, senza la pressione di dover produrre subito risultati. Il Comune fa da facilitatore, non da produttore culturale, mettendo a disposizione strutture e risorse per un ecosistema che vive di incontri e collaborazioni.
Tra i progetti simbolo della nuova politica culturale c’è “Un anno in cima alle scale” a Villa delle Rose, un luogo storico trasformato in laboratorio di didattica, ricerca e produzione artistica grazie alla collaborazione con l’Accademia di Belle Arti e il MAMbo. Dopo nove mesi di sperimentazione, il progetto è stato prorogato per tre anni, segno del buon riscontro ottenuto.
Villa delle Rose ha cambiato pelle: non è più solo un museo, ma un centro multifunzionale che ospita performance, mostre, laboratori e iniziative autogestite dagli studenti. Del Pozzo parla di una rottura con le vecchie abitudini, aprendo la strada a un modello più dinamico di gestione culturale. Ora la sfida è rafforzare questo approccio e estenderlo ad altre strutture, con un occhio di riguardo alla condivisione degli spazi e alla creazione di reti stabili, dove il Comune garantisce accesso e continuità.
Il Padiglione Esprit Nouveau, riaperto dopo anni di chiusura, è un tassello importante per la cultura bolognese. Costruito nel 1977 e progettato da Giuliano Gresleri e José Oubrerie, è l’unico esempio al mondo del prototipo abitativo di Le Corbusier per l’Esposizione di Parigi del 1925. La sfida è non farlo restare solo un monumento, ma trasformarlo in un centro vivo per progetti artistici contemporanei.
Sotto la guida di Del Pozzo, l’edificio ospita residenze artistiche, performance e iniziative curate, anche con l’Accademia di Belle Arti. Rimane aperto tutto l’anno, con attività mirate e ingresso gratuito, confermando Bologna come città capace di unire architettura storica e innovazione artistica in un unico progetto di rigenerazione e apertura sociale.
Porta Galliera, una delle porte storiche della città, riapre come spazio per residenze artistiche, project room e atelier, in una posizione strategica vicino alla stazione e ai principali collegamenti. Il progetto punta a creare una piattaforma curatoriale indipendente, capace di dialogare sia con i musei che con la scena artistica locale.
La concessione pluriennale e un contributo iniziale vogliono assicurare una gestione autonoma e innovativa. L’idea è di offrire un luogo flessibile e aperto, diverso dai tradizionali modelli museali, per sostenere pratiche artistiche in continuo cambiamento e favorire connessioni tra pubblici diversi e comunità creative.
Sostenere la ricerca artistica che non produce subito eventi o prodotti visibili è una sfida complicata per le amministrazioni. Del Pozzo la definisce la vera linea di demarcazione tra una politica culturale di respiro e la semplice gestione dell’intrattenimento.
La pressione dei risultati immediati, dettata spesso dal ciclo elettorale, si scontra con i tempi lunghi necessari alla creatività per svilupparsi senza fretta. Bologna resta ferma su questo punto: crede nella ricerca come terreno d’innovazione, dialogo sociale e formazione, anche quando i risultati non si misurano in numeri o profitti.
Significa accettare il rischio dell’“errore” e investire in processi spesso invisibili ma essenziali per costruire un ecosistema culturale solido, capace di alimentare competenze e relazioni su cui fondare la vitalità della città.
Il progetto di recupero del Parco del Ravone è una scommessa a lungo termine che unisce spazio pubblico, memoria collettiva e pratiche artistiche partecipate. Nei pressi delle ex officine ferroviarie, 11 ettari di verde torneranno alla città, diventando un punto d’incontro tra natura, creatività e comunità.
Il Comune punta a coinvolgere gli artisti non come semplici decoratori, ma come protagonisti del cambiamento, favorendo co-progettazione e partecipazione civica. Il Ravone sarà una piattaforma aperta dove arte e territorio si mescolano, dando vita a un nuovo modello di ecologia culturale e urbana che mette i cittadini al centro, trasformandoli in coautori dello spazio e custodi della memoria.
Guardando avanti, Del Pozzo sottolinea che l’obiettivo non è solo riaprire spazi, ma affermare un modello dove spazio pubblico e comunità sono un tutt’uno. Bologna ha sempre intrecciato luoghi e persone, creando legami forti e duraturi.
Il Comune investe per garantire la gratuità degli spazi dedicati alla produzione culturale indipendente, sostenendo così un approccio in cui architettura, accessibilità e libertà creativa si sostengono a vicenda, dando forma a una politica culturale pubblica, inclusiva e pensata per durare.
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