Il 5 ottobre, a New York, è andata in scena l’anteprima mondiale di Artificial, il nuovo film di Luca Guadagnino che racconta la figura di Sam Altman, il carismatico CEO di OpenAI. Altman, il nome dietro ChatGPT, non si limita a essere protagonista sullo schermo: incarna una visione di futuro dove l’intelligenza artificiale plasma ogni aspetto della nostra vita. Tra gli elementi più sorprendenti del film, spiccano le opere di Leonardo Ulian, artista italiano originario di Gorizia. Dalla sua base londinese, Ulian ha fatto arrivare la sua arte fino alla sede di OpenAI, mescolando creatività e tecnologia in un dialogo che arriva dritto allo spettatore.
Leonardo Ulian, nato nel 1974, vive a Londra da oltre vent’anni. La sua arte mescola tecnologia e simbolismi profondi. I suoi “mandala tecnologici” sono costruiti con microchip, fili di rame e piccoli componenti elettronici, assemblati in forme geometriche intricate e affascinanti.
Questa estetica ha trovato un luogo naturale negli uffici di OpenAI a San Francisco, cuore pulsante della rivoluzione digitale. Ulian ha lavorato fianco a fianco con il team di Guadagnino per inserire le sue opere nelle scenografie del film. Alcuni pezzi sono stati trasferiti dalla galleria milanese The Flat – Massimo Carasi ai set cinematografici, mentre la sua installazione più grande, Technological Mandala 90 – Garden of Eden, è stata ricostruita da zero per le riprese.
Technological Mandala 90 – Garden of Eden non richiama tanto la tradizionale visione religiosa del giardino biblico, quanto l’albero della conoscenza del bene e del male come metafora delle contraddizioni dell’intelligenza artificiale. Sam Altman e Ulian condividono l’idea che la tecnologia possa ampliare la conoscenza, ma porti con sé nuove responsabilità e rischi difficili da prevedere.
Con i suoi 3×3 metri, l’installazione accoglie chi entra nella sede di OpenAI. È fatta di fili di rame e componenti elettronici intrecciati, creando una rete visiva e concettuale. Quel “giardino” diventa simbolo di un luogo dove innovazione e riflessione si incontrano: un ecosistema in cui l’IA si presenta come sfida e opportunità insieme.
Non è solo OpenAI a ospitare l’arte di Ulian. A Londra, per Meta , ha realizzato Technological Mandala 150 – Life of Shapes, un’opera permanente che copre quattro pareti della sede di Brook Street. Qui, figure femminili in filo di rame e un labirinto dorato disegnato a mano evocano la rete neuronale del cervello, raccontando il rapporto tra coscienza umana e tecnologia.**
L’installazione trasforma lo spazio di lavoro in un ambiente immersivo, dove i componenti elettronici diventano simboli di connessioni invisibili tra uomo e macchina. È un viaggio sensoriale che unisce hardware e introspezione, tecnologia e vita. Questo modo di tradurre la tecnologia in arte rende Ulian perfetto per ambienti dove innovazione e creatività si incontrano ogni giorno.
A Milano, invece, ha presentato Miraggio a Milano durante il Milano Centrale Festival: un progetto che usa vecchie diapositive degli anni ’60 e ’70 proiettate su ceramiche e cristalli sospesi. Dal 6 ottobre, alla galleria The Flat – Massimo Carasi, è in corso la sua quarta personale con Flower Collider, dove materiali diversi si intrecciano con pigmenti, cavi e fili di rame per dar vita a nuovi dialoghi visivi.
I “mandala tecnologici” sono la serie che ha reso Ulian noto nel mondo tech. Iniziata nel 2011, questa ricerca artistica usa microchip e componenti elettronici recuperati, disposti in strutture simmetriche che ricordano i mandala tibetani. Ogni opera parte da un nucleo centrale da cui si dipana una rete di fili di rame, simile a un circuito elettronico, ma senza alcuna funzione tecnica.
Questi oggetti non trasmettono elettricità, ma idee e immagini. Ulian non rappresenta la tecnologia in senso stretto, ma ne esprime le reti di relazioni tra persone, oggetti e sistemi. La sua passione nasce da un interesse infantile per la complessità dei componenti elettronici, trasformata in forme contemplative che aprono nuovi orizzonti di percezione.
Ulian ha studiato microelettronica in Italia, ma ben presto ha scelto la strada dell’arte. Dopo una formazione con un pittore, ha approfondito disegno, aerografia e musica underground. Vent’anni fa si è trasferito a Londra, dove ha ottenuto un Bachelor in Fine Art con specializzazione in scultura alla London Metropolitan University.
Questo mix di esperienze ha dato vita a un linguaggio unico, che combina materiali meccanici con simbolismi orientali, creando un ponte tra passato e futuro, scienza e spiritualità.
Il legame tra Ulian e Sam Altman nasce nel 2015, quando Altman acquistò alcune sue opere. Poi è arrivata la commissione per OpenAI, un passaggio decisivo che ha rafforzato questo incontro tra arte e tecnologia. Nel 2023, Ulian ha chiesto a ChatGPT di interpretare la sua opera per OpenAI: la risposta dell’intelligenza artificiale lo ha colpito per profondità e intuizione, tanto da spingerlo a un confronto diretto con Altman, che ha mostrato grande entusiasmo.
Questo scambio racconta come la tecnologia possa ispirare e far riflettere l’artista, che evita posizioni estreme e guarda con attenzione ai tanti aspetti della convivenza tra uomo e macchina.
L’arte di Leonardo Ulian svela una faccia inedita dell’intelligenza artificiale: non solo una rivoluzione tecnologica, ma un terreno per esplorare le connessioni invisibili che segnano il nostro tempo. La sua presenza nel film di Guadagnino, negli spazi di OpenAI e Meta, dimostra che quando creatività e innovazione si incontrano, nascono racconti capaci di interpretare la complessità del presente.
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