Le cicatrici della natura bruciata: gli scatti mozzafiato di Stefano Cerio tra gli incendi del Mediterraneo

Il silenzio dopo l’incendio è quasi palpabile. Tronchi neri, terra spoglia, e i resti carbonizzati di piante che un tempo vivevano rigogliose: un paesaggio sospeso tra distruzione e rinascita. Stefano Cerio, artista romano classe 1962, si è concentrato proprio su questo momento fragile, quello in cui la natura sembra trattenere il respiro prima di ricominciare. Nel suo progetto “The Redemption of Nature”, Cerio cattura con uno sguardo attento e paziente le zone mediterranee devastate dal fuoco negli ultimi anni. Dalle isole di Pantelleria ai sentieri siciliani della Riserva dello Zingaro e Monte Cofano, fino al Montiferru in Sardegna, ogni scatto è una testimonianza di un territorio ferito ma in lenta, inesorabile ripresa. Al mudaC di Carrara, dodici grandi fotografie e un video raccontano questa storia di fragilità e forza, visibile fino al 10 gennaio 2027.

Dalle ceneri alla vita: i paesaggi che si trasformano

Le immagini di Stefano Cerio mostrano un territorio in continua evoluzione, dove la devastazione lascia spazio a una rinascita faticosa ma reale. I tronchi bruciati lasciano spazio a germogli teneri, le palme piegate dal fuoco cominciano a ripopolare le zone abbandonate, mentre fichi d’India, piccoli arbusti e funghi ricompaiono sulla terra annerita. Questa ripresa, segno di un equilibrio difficile ma presente, emerge nei dettagli. Cerio segue con costanza le aree colpite in Sicilia e Sardegna, mettendo in luce la forza di piante come i sugheri e persino gli ulivi, arsi ma capaci di sorprendere con la loro rinascita.

Un elemento particolare del progetto è l’uso della manipolazione digitale: a Pantelleria, Cerio interviene sulle fotografie usando il Phos-Chek, una sostanza ritardante rossa usata negli interventi antincendio, che estende artificialmente come segno cromatico capace di attraversare il paesaggio. Questo espediente evidenzia il confine sottile tra natura e artificio, tra elementi naturali e presenza umana, offrendo una chiave di lettura che amplifica la tensione visiva dell’opera.

Il video, invece, propone riprese con drone che mostrano il panorama dall’alto, con colori ridotti quasi al monocromo. A dominare è il lento movimento della vegetazione, accompagnato dal suono del vento, mentre restano impresse le cicatrici delle fiamme insieme alle prime tracce di rinascita. Il risultato è un racconto visivo e sonoro in cui distruzione e recupero si intrecciano.

Un racconto di resilienza e speranza

Dal 2023 Cerio ha rivolto la sua attenzione artistica all’ambiente, un cambio di rotta rispetto ai lavori precedenti che raccontavano luoghi di svago abbandonati o paesaggi segnati dall’uomo. L’artista si concentra ora su territori fragili, vulnerabili ai cambiamenti climatici, mettendo in luce il rapporto tra attività umane e conseguenze naturali. Un ricordo personale sul ghiacciaio della Brenva sul Monte Bianco testimonia il suo legame diretto con i mutamenti climatici: “Il ghiacciaio, che da ragazzo vedevo arrivare fin lì, ora si è ritirato di centinaia di metri”, racconta.

Con “The Redemption of Nature” Cerio sceglie di raccontare una realtà più ampia degli incendi mediterranei, spesso causati dall’uomo ma facilitati da un ambiente già stressato dal caldo e dalla siccità. L’artista evita le immagini immediate della tragedia per concentrarsi su come la natura si riorganizza e ricresce, anche quando sembra tutto perduto. La scelta di Sicilia e Sardegna non è casuale: sono luoghi a lui cari e duramente colpiti dai roghi più violenti degli ultimi anni. Le sue fotografie invitano a guardare alla forza di recupero della natura, visibile nei sugheri, nelle palme, persino negli ulivi, simboli del Mediterraneo che cerca di respirare di nuovo.

Il lento tempo della rinascita

Il lavoro di Cerio si inserisce in una ricerca lunga più di quindici anni sul paesaggio contemporaneo e l’impatto dell’uomo. Dopo aver documentato luoghi abbandonati e il ritiro dei ghiacciai, ora si confronta con un contesto dove il tempo non è fermo, ma scorre per restituire vita alla vegetazione. Nel paesaggio post-incendio convivono distruzione e crescita lenta di nuove specie, creando una tensione visiva e simbolica che mette insieme perdita e rinascita come momenti inseparabili.

Il progetto riflette sul tempo, mostrando come la natura sappia trasformare la distruzione in rinascita, in un ciclo dove il tempo è protagonista. Le grandi fotografie e il video coinvolgono chi guarda in uno spazio sospeso, spesso silenzioso, dove la trasformazione si svela solo a chi sa osservare. Un approccio che non si limita a registrare i danni, ma racconta il paesaggio nel suo cammino verso il recupero e un possibile riscatto ecologico.

Il punto di vista della curatrice Angela Madesani

Angela Madesani, curatrice della mostra e autrice del libro che accompagna il progetto, interpreta il lavoro di Cerio come un impegno profondo verso temi ambientali e antropologici attuali. Senza forzare una lettura politica, la sua riflessione va oltre il singolo incendio e punta a un discorso più ampio sulle condizioni del pianeta, della natura e dell’uomo. Nel testo che accompagna la mostra, Madesani sottolinea come Cerio abbandoni la semplice registrazione per intervenire nel paesaggio, trasformandolo e creando nuovi dialoghi visivi tra realtà e artificio.

La mostra al mudaC di Carrara diventa così un’occasione per riflettere sulle conseguenze ambientali dei cambiamenti climatici, mostrando con rigore e sensibilità come l’arte possa raccontare la fragile resilienza degli ecosistemi mediterranei. Le fotografie e il video offrono un racconto potente, capace di unire bellezza, dolore e speranza in un racconto intenso e coerente. L’esposizione è aperta dal 12 settembre 2026 al 10 gennaio 2027, dal martedì alla domenica.

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