Un anno fa, il MAXXI di Roma ha acceso i riflettori su una pagina decisiva dell’arte contemporanea italiana: la Galleria Pieroni. Attraverso una mostra dedicata a Mario Pieroni e Dora Stiefelmeier, è stata raccontata una stagione di audacia e innovazione, quella che ha animato spazi tra Pescara e Roma. Pieroni non era solo un gallerista, ma un tessitore di relazioni culturali, capace di mettere in rete sperimentazioni artistiche e dialoghi generazionali. La sua storia, intrecciata a quella della galleria, emerge oggi da documenti, cataloghi e oltre sessanta mostre, testimonianza di un impegno profondo nel plasmare un’Italia culturalmente vibrante.
L’inizio a Pescara e il boom negli anni ’70 e ’80
Nel 1975 Pieroni aprì la sua galleria nel Bagno Borbonico di Pescara, un luogo suggestivo ricavato da una vecchia fortezza trasformata in carcere settecentesco. La prima mostra fu “Allestimento teatrale” di Luciano Fabro, un debutto che fece subito parlare. Nei mesi e negli anni a venire arrivarono nomi importanti come Jannis Kounellis, Mario Merz e Vettor Pisani, artisti fondamentali per le sperimentazioni di quegli anni. Nel 1979 la galleria si spostò a Roma, in via Panisperna 203, insieme a Dora Stiefelmeier, conosciuta due anni prima. Anche qui l’impatto fu immediato: la mostra inaugurale con Gino De Dominicis, Kounellis e Spalletti segnò un momento decisivo.
Negli anni ’80 la galleria divenne un punto di riferimento internazionale per le avanguardie, mantenendo una linea concettuale precisa mentre in Italia si affermava la Transavanguardia e il ritorno della pittura. Pieroni lavorava con artisti già affermati ma scelti con grande rigore, e dava spazio anche a giovani talenti come Salvadori, Bagnoli e Levini. Allo stesso tempo, rafforzò i rapporti con figure di rilievo internazionale come Paolini, Lewitt, Pistoletto e Graham. Quegli anni furono caratterizzati da un confronto serrato tra correnti e generazioni diverse, e la galleria diventò un crocevia di idee e scambi culturali. L’esperienza si chiuse nel 1992 con una personale di Bertrand Lavier, dopo oltre sedici anni e più di sessanta mostre.
Da famiglia di antiquari a laboratorio d’avanguardia
Mario Pieroni nacque nel 1937 e si è spento il 17 ottobre scorso, a 89 anni. La sua storia parte lontano dalla galleria, dalle radici familiari nel mondo dell’arredamento e dell’antiquariato. Negli anni ’70 trasformò quell’attività in un laboratorio d’avanguardia con il progetto “Dal mondo delle idee”. A Pescara nacquero così pezzi innovativi: il salotto di Mario Ceroli, il tappeto di Getulio Alviani, la lampada di Laura Grisi e mobili ispirati a Giacomo Balla, una rielaborazione moderna di arredamenti d’artista. Questi oggetti riflettevano una visione fresca e sperimentale, tanto da entrare nelle collezioni di diversi musei.
Pieroni vedeva la galleria in modo originale, lontano dai giochi del mercato tradizionale. Diceva che il gallerista deve avere una visione personale e scavare nel valore profondo dell’opera, spesso restando “fuori tempo” rispetto alle mode commerciali. La sua idea del mercato non seguiva le tendenze, ma puntava su contenuti e spessore artistico, facendo della sua galleria un riferimento culturale prima che economico. Questo approccio lo ha reso uno dei galleristi più innovativi del suo tempo.
Sperimentazione e arte diffusa: Zerynthia, RAM e No Man’s Land
Dopo la chiusura della galleria nel ’92, Pieroni non ha mai lasciato l’arte contemporanea. Nel 1991 fondò Zerynthia, un’associazione itinerante che ha promosso l’arte in spazi insoliti in tutta Italia. Tra performance in cave come quelle di Rapolano e mostre a Paliano, Zerynthia ha continuato a creare occasioni di incontro e innovazione. Nel 2020 è uscito “Il libro di Zerynthia”, che racconta questa intensa attività.
Nel 2003 Pieroni ha dato vita a RAM – radioartemobile, una piattaforma romana dedicata alle arti visive e alla Sound Art. Tra le iniziative più importanti c’è SAM, il SoundArtMuseum, un archivio permanente di opere sonore. RAM LIVE trasmette in streaming 24 ore su 24, mettendo in contatto artisti e imprenditori con tavole rotonde pensate per costruire reti creative. Questo progetto ha aperto un nuovo capitolo dell’arte promossa da Pieroni, con un taglio sociale e trasversale.
Nel 2016 è nata la Fondazione No Man’s Land, con sede a Loreto Aprutino, in provincia di Pescara. Ispirata al pensiero di Yona Friedman, architetto e artista franco-ungherese autore di “utopie realizzabili”, la fondazione ha dato vita a un parco d’arte all’aperto. Tra ulivi e vigneti, installazioni site-specific dialogano con la natura e il paesaggio abruzzese. Artisti come Alvin Curran, Gianfranco Baruchello, Alberto Garutti e Donatella Spaziani hanno contribuito a questo percorso. Pieroni descriveva questo spazio come aperto a tutti, senza barriere o controlli, un luogo dove parole e musica si mescolano ai suoni della natura, un manifesto di arte pubblica e accessibile.
Mario Pieroni ha lasciato un segno profondo nella cultura contemporanea italiana, con tracce vive nei luoghi, nelle idee e nei progetti che ha saputo costruire nel tempo.