Nel 1976, un gruppo di donne aprì le porte di un palazzo rinascimentale nel cuore di Roma, trasformandolo nella prima Casa Internazionale della Donna in Italia. Palazzo Nardini, costruito nel tardo Quattrocento, diventò così il simbolo di una svolta nel movimento femminista italiano. Cinquant’anni dopo, quell’energia non si è spenta. Oggi, tra eventi e installazioni d’arte, il palazzo riemerge come un luogo vivo, intriso di memoria e creatività, pronto a raccontare ancora quella storia di lotta e rinascita.
L’occupazione che ha acceso la scintilla del femminismo
Il 2 ottobre 1976, un gruppo di donne entra pacificamente a Palazzo Nardini, in via del Governo Vecchio. Sono attiviste del nascente movimento femminista, decise a creare uno spazio tutto loro: un luogo di confronto, inclusione e impegno politico. Quell’azione dà il via a un esperimento che avrebbe segnato la storia dei diritti delle donne in Italia. Palazzo Nardini diventa la prima Casa Internazionale della Donna, un progetto che dura quasi un decennio.
Fino al 1984, quell’edificio ospita collettivi femministi che animano ogni stanza, corridoio e il cortile, costruendo una coscienza collettiva. Qui si discute di temi cruciali: autodeterminazione, lotta alla violenza, partecipazione politica. Quel fermento nasce in un’Italia in trasformazione, dove il rapporto tra donne e società maschile stava cambiando profondamente. La Casa della Donna diventa così un punto di riferimento per battaglie civili e culturali.
Oggi, mentre il palazzo è al centro di un restauro conservativo che riporta alla luce tracce del suo passato rinascimentale, vive una doppia rinascita: quella della sua storia e quella del movimento femminile che lo ha abitato.
“Margherita”, la graphic novel che racconta cinquant’anni di lotte
Per celebrare e far conoscere questa storia arriva in libreria “Margherita”, graphic novel pubblicata da Round Robin, scritta da Maria Giovanna Esposito con le illustrazioni di Chiara Meneghetti. La storia inizia in un momento simbolico: settembre 1984, quando Susy attraversa per l’ultima volta le stanze di Palazzo Nardini prima dello sgombero.
Attraverso i suoi occhi si ripercorrono gli anni di fermento a partire dal 1976, quando Susy, una giovane ventenne che scappa da un ambiente familiare violento, trova una comunità femminile capace di trasformare il dolore in resistenza e libertà. La vicenda si basa su testimonianze vere raccolte dall’autrice. Lo stile grafico e la narrazione rendono la storia accessibile anche alle nuove generazioni, creando un ponte tra passato e presente.
“Margherita” diventa così uno strumento di memoria collettiva, una finestra su una fase cruciale del femminismo italiano, raccontata in modo intimo e diretto da chi quegli anni li ha vissuti. Il graphic novel usa la forza dell’immagine per coinvolgere e far riflettere sul presente.
Cinquant’anni dopo, Palazzo Nardini si anima con eventi e riflessioni
Il 2 ottobre scorso, proprio a Palazzo Nardini, si sono svolte le celebrazioni per i cinquant’anni dall’occupazione. Nonostante i lavori di restauro ancora in corso, il palazzo si è riempito di incontri, proiezioni e dibattiti. Tra i film in programma anche il documentario “Le cose in frantumi luccicano”, che racconta dettagliatamente quella storica occupazione.
La giornata ha coinvolto anche la WoW Foundation, un’organizzazione che promuove pace, giustizia e parità di genere, con un programma rivolto soprattutto alle scuole. Si sono affrontati temi ancora attuali: dai diritti conquistati all’importanza della memoria come strumento di cittadinanza attiva, passando per il ruolo dei centri antiviolenza e dei consultori.
Andrea Mei, fondatore di WoW Foundation e promotore del recupero di Palazzo Nardini, ha ricordato l’impegno di quelle prime donne: “Quel portone è stato spalancato per trasformare uno spazio abbandonato in un luogo di possibilità”. L’obiettivo è restituire il palazzo alla città come uno spazio aperto, dove passato e futuro si incontrano. Palazzo Nardini si prepara così a una nuova vita come laboratorio politico e culturale.
Installazioni d’arte per far rivivere la memoria
Durante le celebrazioni sono state presentate due installazioni site-specific per il cortile di Palazzo Nardini, commissionate agli artisti Marinella Senatore e Davide Dormino.
Senatore ha realizzato un’opera luminosa intitolata “La differenza della donna sono millenni di assenza dalla storia”. Collocata in un passaggio verso il cortile, l’installazione invita a riflettere sulla marginalizzazione femminile nella storia tradizionale, spesso raccontata da punti di vista maschili. La luce diventa così un mezzo per portare la voce delle donne nello spazio pubblico.
Nel cortile, “Bodies in Alliance” gioca con la luce per trasformare lo spazio, favorendo condivisione e raccoglimento. Il titolo, preso dalla filosofa Judith Butler, richiama l’idea di alleanza e solidarietà tra corpi, un messaggio di collettività. L’intento è far rivivere la memoria senza trasformarla in un monumento statico, ma mantenendola viva e attiva.
Davide Dormino ha invece creato “Coro”, un’opera in acciaio corten che rappresenta gli occhi di quattordici donne italiane di spicco. Donne che hanno lasciato il segno nella cultura, politica e scienza del Paese, ciascuna con un percorso di forte autodeterminazione. Tra loro Maria Montessori, Grazia Deledda, Rita Levi Montalcini e Oriana Fallaci.
Le sagome degli occhi sono state disegnate e tagliate a mano, un lavoro che ha richiesto grande precisione per mantenere le forme fluide. Dormino spiega che l’opera è un invito a mantenere il dialogo e il riconoscimento reciproco tra generi.
Palazzo Nardini si prepara così a diventare un luogo dove storia e cultura contemporanea si intrecciano, un punto di riferimento per chi vuole guardare avanti partendo dal proprio passato.