Occhi che fissano, storie taciute. Da secoli, le donne nei dipinti attirano l’attenzione ma restano invisibili nei libri di storia. A Parma, nel cuore del Palazzo del Governatore, la mostra “LEI. Ritratti di donne, da Van Gogh a Modigliani e oltre” rompe questo silenzio. I volti, finalmente, parlano—raccontano vite dimenticate, esperienze cancellate. Non è solo un’esposizione di quadri: è una sfida lanciata alla memoria collettiva. Quanto spazio hanno avuto davvero le donne nella nostra storia? E come può l’arte ribaltare la prospettiva con cui guardiamo il passato?
Il 2026 segna una tappa importante per l’Italia: ottant’anni dal voto alle donne, conquistato nel 1946. Un momento che ha cambiato il volto della democrazia nel nostro paese. La mostra arriva proprio in questo clima di riflessione, dove riconoscere e rappresentare le donne assume un peso storico e politico enorme. Quel voto non è stato solo un gesto simbolico, ma l’inizio di nuovi diritti e responsabilità. E ha richiesto anche di cambiare il modo in cui si guarda alle donne, di superare stereotipi per abbracciare la complessità delle loro esperienze. La vera democrazia non è solo mettere una croce sulla scheda, ma anche saper guardare senza pregiudizi, riconoscendo ciò che ogni persona porta con sé, senza incasellarla.
“LEI” nasce dalla collaborazione tra il Comune di Parma e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma , sotto la guida di Renata Cristina Mazzantini e la cura di Cesare Biasini Selvaggi. Dopo l’appuntamento dedicato a Giacomo Balla, Parma conferma la sua vocazione a portare sul territorio grandi progetti culturali. Grazie all’impegno del sindaco Michele Guerra e dell’assessore Lorenzo Lavagetto, la città ospita un’iniziativa che unisce ricerca, conservazione e apertura al pubblico. L’arte torna così a essere un mezzo per confrontarsi con temi sociali e culturali che ci riguardano da vicino.
La GNAMC, con Mazzantini al timone, punta sul concetto di “Museo migrante”, portando le opere fuori da Roma per farle dialogare con nuove città e pubblici diversi. Esporre a Parma significa mettere i capolavori a confronto con una realtà diversa, creando nuove possibilità di lettura e interpretazione. La mostra diventa così un laboratorio vivo, dove le opere non sono solo da ammirare ma da interrogare, insieme alla comunità che le accoglie. Spostare i confini del museo significa anche allargare quelli della cultura, rendendola più accessibile e dinamica.
L’allestimento ha portato anche a nuovi studi e acquisizioni che arricchiscono il patrimonio museale in modo duraturo. Il progetto curatoriale non si limita a mettere in mostra opere, ma fa crescere il museo stesso, segnando un passo avanti nella narrazione della storia dell’arte. Questo equilibrio tra tutela e innovazione è essenziale per un’istituzione che vuole restare viva e attuale, capace di riconoscere i propri limiti e di ampliarsi con consapevolezza. La direzione diventa così un laboratorio di riflessione critica oltre che di esposizione.
A Parma, il dialogo con i più giovani è al centro del progetto. Visite dedicate agli under 25, attività per le scuole e laboratori per famiglie aiutano a creare un rapporto diretto con l’arte. Sono occasioni pensate per stimolare la curiosità, adattando tempi e linguaggi a chi si affaccia al mondo culturale. Non si tratta solo di intrattenimento, ma di educare lo sguardo: un passaggio fondamentale per chi erediterà questo patrimonio e dovrà trovare nuovi modi per leggere storia e identità.
Il percorso si apre con il ritratto di Palma Bucarelli, firmato da Alberto Savinio, che ha un forte valore simbolico. Bucarelli non è solo la protagonista del quadro, ma una figura chiave nella storia della Galleria Nazionale. Il suo ritratto rappresenta il legame tra passato e presente del museo, una responsabilità culturale che si rinnova nel tempo. Dietro ogni corpo rappresentato c’è un carico di potere, cultura e significati sociali da interpretare e decostruire.
Il ritratto di donna non è mai stato neutro. Da quando la pittura ha cominciato a indagare la soggettività, alla fine dell’Ottocento, il volto ha smesso di essere solo somiglianza per diventare spazio di tensioni e ambiguità. La sfida è mostrare quell’individualità che sfugge a qualsiasi stereotipo. L’arte moderna mette a confronto ciò che si vede con ciò che resta nascosto, chiedendo allo spettatore di interrogarsi sul proprio ruolo e sul desiderio di conoscere davvero l’altro. La mostra di Parma raccoglie queste suggestioni, mostrando come il ritratto possa scavare nell’umano più profondo con linguaggi diversi.
“LEI” si sviluppa in sette sezioni tematiche, senza un ordine cronologico rigido. Il visitatore attraversa diverse sfaccettature dell’immagine femminile: dalla donna ideale di bellezza al mistero, dall’autonomia personale alla fragilità, fino alla parola e alla denuncia sociale. Ogni tappa invita a confrontarsi con il ritratto come strumento per scoprire chi è davvero la persona, ma anche per riconoscere i limiti e i pregiudizi del nostro sguardo.
Le artiste presenti – Antonietta Raphaël, Dora Maar, Francesca Woodman, Vanessa Beecroft, Marinella Senatore – ampliano il discorso sulla rappresentazione femminile. Raccontano il corpo dall’interno, mostrano conflitti, innovano il linguaggio. La mostra non cerca un unico “sguardo femminile” da universalizzare, ma riconosce che l’identità è fatta anche di contraddizioni e libertà. La solitudine e la fragilità diventano così parte integrante del racconto della complessità umana.
Alla fine del percorso, il visitatore esce cambiato, non solo nel modo di vedere gli altri, ma anche se stesso. La mostra invita a superare narrazioni semplicistiche, a cogliere le sfumature e la molteplicità delle persone e della comunità. Nel giorno in cui si celebra l’anniversario del voto alle donne, “LEI” rilancia l’appello a una cittadinanza attiva e consapevole, dove ogni voce deve trovare spazio e ascolto. Un chiaro esempio di come l’arte possa contribuire a costruire una cultura democratica e inclusiva.
Parma, Palazzo del Governatore, fino all’8 marzo 2027.
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