Attraverso le ampie vetrate del Grand Palais, la luce filtra intensa, avvolgendo le opere d’arte in un bagliore quasi magico. Entrare ad Art Basel Paris significa immergersi in un universo dove la storia del luogo si intreccia con la modernità delle creazioni esposte. Ma fuori, Parigi non si concede tregua. Proteste e scioperi scuotono la città, mentre le barriere di sicurezza tracciano un confine tra la calma apparente della fiera e il fermento delle strade. Il 17 ottobre, le manifestazioni hanno paralizzato il Louvre e interrotto temporaneamente i preparativi della kermesse. Il futuro dell’evento, in particolare per il 24 ottobre, resta incerto. Eppure, tra i corridoi del Grand Palais, gallerie e visitatori continuano a muoversi, alla ricerca di quell’arte capace di raccontare, proprio qui e ora, il tempo che stiamo vivendo.
Il Grand Palais, costruito alla fine dell’Ottocento, è ancora uno degli spazi espositivi più affascinanti d’Europa. Le sue vetrate immense non offrono solo luce, ma la fanno diventare protagonista delle mostre. A ottobre 2023, durante Art Basel Paris, questo elemento rende l’esperienza ancora più intensa. I raggi del sole disegnano motivi sul pavimento, accompagnano i colori dei dipinti, diventano parte integrante dei mosaici. Non è cosa da poco in un’epoca dove spesso si predilige la luce artificiale, fredda e statica. Qui, invece, la luce naturale crea un’atmosfera viva, che cambia con il passare delle ore.
L’organizzazione ha dovuto fare i conti con la tensione che si respira fuori: più controlli, barriere e misure di sicurezza. Le cronache raccontano di scontri, blocchi del traffico e danni in città. Il fatto che il Grand Palais resti aperto negli orari previsti dimostra un equilibrio precario. Intanto, alcune istituzioni culturali hanno deciso di chiudere preventivamente nel weekend del 24 ottobre, alimentando un clima di attesa e preoccupazione tra operatori e visitatori.
La fiera punta soprattutto al mercato: ogni galleria mette in campo opere e artisti con uno sguardo attento alle dinamiche commerciali. Ma non mancano momenti di qualità e scoperte interessanti.
### A Gentil Carioca: sogni e natura in dialogo brasiliano
A Gentil Carioca riunisce artisti brasiliani come Arjan Martins, Maria Nepomuceno e Vivian Caccuri, spaziando tra pittura, scultura e installazioni. L’intervento più d’impatto è la grande tenda ricamata di Ana Silva, À contemplação do vazio… , che occupa una parete intera dello stand. Il tessuto trasparente lascia intravedere le opere dietro, creando sovrapposizioni che giocano con sogno e incubo. Questo lavoro trasforma lo spazio espositivo in parte della narrazione artistica, aggiungendo un tocco emotivo e riflessivo al cuore della fiera.
### Buchholz: sculture monumentali e memoria storica
Lo stand di Buchholz ospita opere imponenti e cariche di storia. La scultura in legno colorato El Salvador di Isa Genzken domina con la sua forma verde e arancio. Accanto, i semafori di Peter Fischli, con luci e meccanismi a vista, creano un’atmosfera sospesa tra realtà e metafora urbana. Alle pareti spicca Mrs. Liberty Face di Martin Wong, un volto della Statua della Libertà costruito con mattoni rossi, simbolo forte che unisce passato e presente. L’allestimento invita a una fruizione lenta, senza fretta, dove ogni opera può essere osservata con calma.
### Victoria Miro: la poesia dei colori tra Kusama e grandi nomi
Victoria Miro accoglie al centro una grande installazione di Yayoi Kusama: cinque tentacoli ricoperti di mosaici dorati e argentati punteggiati di pois colorati, che riflettono la luce come gioielli. Questo elemento cattura subito l’attenzione e dà il ritmo all’intero stand. Intorno, opere pittoriche di Chantal Joffe, Paula Rego, Sarah Sze e Chris Ofili completano un quadro di grande qualità. La galleria offre un’esperienza immersiva, dove i dettagli si moltiplicano sotto la luce naturale.
### Standard Oslo: pitture intense e mini ritratti curiosi
Lo stand di Standard Oslo punta sulle opere di Suleman Aqeel Khilji, artista pakistano di base a Londra. I suoi dipinti colpiscono per l’intensità emotiva, con figure sfocate e paesaggi dai toni rossi terrosi. Accanto, piccoli ritratti sono dipinti su superfici insolite come pacchetti di sigarette Dunhill, invitando a una lettura ravvicinata e curiosa. Il contrasto tra formati diversi spinge a fermarsi e osservare con calma.
### The Modern Institute: uno spazio che sembra uno studio d’artista
Probabilmente lo stand più raffinato. The Modern Institute dedica lo spazio a Richard Wright, artista londinese noto per il Turner Prize 2009. Le sue opere mescolano artigianalità antica e gusto moderno: pitture, poster, acquerelli e una grande vetrata che supera i confini dello stand. Quando il sole filtra attraverso le finestre, i giochi di luce sul pavimento amplificano l’effetto delle opere. Le pareti mostrano motivi geometrici che riflettono questa atmosfera. Al centro, un lungo tavolo di legno ospita libri aperti, disegni e pagine dipinte, dando uno sguardo diretto al processo creativo. Non è solo uno stand, ma quasi una piccola mostra a sé.
### Tanya Bonakdar: paesaggi lunari e geometrie sospese
Lo stand di Tanya Bonakdar evoca atmosfere cosmiche. Le sfere di vetro colorate di Olafur Eliasson, in Far away, close by , sono disposte in due file che si rincorrono, cambiando aspetto a seconda dell’angolo di vista. Accanto, un arco circolare di luce iridescente dialoga con il torso in bronzo di Mark Manders. Le geometrie aeree di Tomás Saraceno e un grande tondo dorato di Sandra Cinto, attraversato da montagne e nuvole sottili, completano un insieme sospeso e suggestivo, che trasporta il visitatore in un’atmosfera quasi onirica.
### Eva Presenhuber: un grande salone con Rondinone e altri nomi
L’allestimento di Eva Presenhuber è tra i più imponenti della fiera. Ugo Rondinone crea un ambiente chiamato Silence, con pareti grigie che accolgono dipinti, fotografie, disegni e sculture. Al centro spicca il massiccio bronzo Red Black Nun , alto quasi tre metri, un fulcro silenzioso in mezzo a centinaia di immagini. La selezione include nomi importanti come Franz West, Tschabalala Self, Fischli e Weiss, Josh Smith. Questa collettiva mette insieme generazioni e stili, offrendo un’esperienza ricca e coinvolgente.
### Thomas Zander: rigore e minimalismo nei toni neutri
Thomas Zander propone uno stand dominato da toni sobri, rigore compositivo ed eleganza discreta. Protagoniste sono le opere di On Kawara, soprattutto i Date Paintings accompagnati dalle scatole con i giornali delle date corrispondenti. A fianco, le fotografie vintage di Lewis Baltz con la serie The Tract Houses trasformano le periferie americane in schemi essenziali. Il bianco e nero si alterna a spazi vuoti, creando un ritmo misurato. Un’oasi di calma e riflessione nel fermento della fiera, che invita a soffermarsi sul senso profondo delle opere.
### Eli Kerr: l’arte sospesa sulla gradinata, tra sculture e tradizione cinese
Nella sezione Emergence, sulle passerelle sospese del Grand Palais, lo stand di Eli Kerr offre una visione originale. La gradinata nera che copre tutta la superficie diventa un palcoscenico per le sculture di Rosario Aninat e Simon Shim-Sutcliffe. Pietra, vetro, gesso, metallo e legno rielaborano le forme antiche dei manufatti cinesi cong e bi. Gli oggetti sono distribuiti su più livelli, come presenze solenni in una tribuna. Il contrasto tra materiali e struttura del pavimento dà allo spazio una forte identità, unendo passato e contemporaneo.
L’edizione 2023 di Art Basel Paris conferma così il suo ruolo di appuntamento imprescindibile. Non solo per seguire le tendenze di mercato, ma soprattutto per assistere a un dialogo vivo tra artisti, gallerie e una città che continua a vivere la sua storia, anche tra le difficoltà. Il Grand Palais rimane un palcoscenico straordinario per la cultura visiva di oggi, capace di resistere alle turbolenze esterne.
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