Nel cuore di Torino, l’ex brefotrofio di Borgo Crimea si trasforma in un luogo dove il tempo si sgretola. Flashback 2026, che va avanti fino al primo novembre, stravolge ogni idea di cronologia. La mostra si chiama IN TIME, un chiaro richiamo all’atmosfera inquietante e futuristica del cinema di Andrew Niccol. Ma non è solo un titolo: è la cifra stessa di questa fiera, che mette faccia a faccia opere di epoche lontane, creando un dialogo vivo tra passato e presente. Dietro questa sfida, ci sono Ginevra Pucci e Stefania Poddighe, che guidano il progetto con uno sguardo fresco, aperto, capace di attraversare generi e tempi con intelligenza.
Flashback 2026 accoglie 35 gallerie, per lo più italiane, con qualche nome straniero. La mappa degli stand mostra un interesse che rompe con la tradizione: non si guarda più solo all’età o alla cronologia delle opere, ma a quanto riescono a parlare al pubblico di oggi. La parola chiave è atemporalità. Un esempio su tutti: il disegno di Gustav Klimt esposto da Aleandri Arte Moderna, messo a fianco alla Vénus bleue di Yves Klein della Galleria dello Scudo. Due immagini nate in tempi e contesti lontani che però ancora riescono a dialogare con forza.
La Galleria Lombardi propone opere che esplorano il rapporto tra materia artistica e impegno politico nel secondo Novecento, con lavori di Tano Festa e Franco Angeli. Questi si incrociano idealmente con la ricerca della Galleria d’Arte Niccoli, dove si confrontano le sezioni craniche di Salvatore Astore e i “Cretti” stilizzati di Alberto Burri. Sono proprio questi scambi, tra linguaggi diversi, il cuore pulsante di Flashback, pensati per far riflettere sul valore e sulla contemporaneità dell’arte.
L’ex brefotrofio, con la sua architettura luminosa e suggestiva, ospita nomi di peso che segnano la fiera con la loro presenza. Umberto Benappi porta un nucleo di opere che raccontano l’avanguardia italiana del secondo Novecento, con pezzi di Fabio Mauri, Michelangelo Pistoletto, Piero Gilardi e Carol Rama. Questi artisti, simboli di una stagione di sperimentazione, vengono proposti con uno sguardo critico che invita a riflettere sul senso stesso del linguaggio artistico.
Gian Enzo Sperone presenta un allestimento imponente, che mette insieme la teatralità monumentale di Luigi Ontani e la precisione quasi fotografica delle teste iperrealiste di Evan Penny, scultore canadese. Questo contrasto sottolinea la ricchezza e la varietà dell’arte contemporanea, fatta di materiali e forme molto diverse ma ugualmente potenti. Protagonisti come questi rafforzano l’identità di Flashback, concentrando l’attenzione sulle grandi firme del Novecento.
Flashback 2026 si distingue anche per un allestimento che coinvolge più sensi. L’arte non è solo da guardare, ma da sentire e vivere. Da una parte c’è la forza espressiva e quasi corporea di Sandro Chia, presentata da Richard Saltoun, che impone una presenza fisica tra le opere. Dall’altra, i lavori di Georges Rousse, visibili in Photo&Contemporary, giocano con prospettive e spazi, sfidando il modo in cui siamo abituati a vedere.
Non manca un tocco internazionale con Yvonne Hohner Contemporary, galleria vicino a Stoccarda. A sorprendere è anche la partecipazione di Mendittorosa, maison napoletana di profumeria artistica, che porta note olfattive e packaging d’artista. Questi dettagli confermano come Flashback voglia superare la tradizionale fruizione visiva, trasformando l’arte in un’esperienza totale da scoprire in modi nuovi.
Infine, Flashback si fa promotore di un progetto per abbattere le barriere del mercato dell’arte. Collezioni.amo è uno spazio aperto a chi si avvicina per la prima volta o ai giovani appassionati, un laboratorio dove si possono sfogliare cataloghi, consultare volumi specialistici e soprattutto acquistare opere sotto i 5mila euro, con la garanzia degli espositori.
Un’iniziativa che punta a rendere il sistema dell’arte più trasparente e accessibile, senza intimidire chi vuole entrare in questo mondo. Scegliere prezzi contenuti significa voler promuovere un mercato responsabile, dove cultura e accessibilità camminano insieme per allargare il pubblico. I numeri e la qualità delle opere confermano che la fiera di Torino resta un appuntamento da non perdere per chi segue l’arte italiana e internazionale nel 2026.
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