“Il corpo non mente mai”, diceva un saggio. E a Roma, alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, questo principio prende vita in modo potente. Oltre 200 fotografie, scattate dal duo italo-svizzero Luigi Murenu e Iango Henzi, esplorano il corpo in tutte le sue forme, tra metamorfosi e bellezza. Bianco e nero, colori vividi: ogni immagine è un racconto unico, un invito a interrogarsi su chi siamo davvero, oltre l’apparenza. “Corpi speciali” non è solo una mostra, ma un’esperienza che scuote lo sguardo e risveglia la percezione del sé.
“Corpi speciali”: il corpo come specchio del presente
La mostra si sviluppa come un racconto che ripercorre la storia del corpo umano attraverso immagini cariche di poesia e significato sociale. Il contrasto tra bianco e nero e colori non è casuale: crea un dialogo tra realtà e immaginario. Luigi e Iango giocano con sovrapposizioni di significati, mettendo strati di narrazione che sfidano una lettura superficiale.
Il corpo diventa spazio di intrecci tra identità, metamorfosi e simboli che parlano del presente e dei suoi cambiamenti. Pur essendo noti per i ritratti di celebrità, qui si allontanano dall’idea di un corpo “universale” e puntano su corpi di ogni età, forma e storia, segnati da esperienze uniche. L’intento è spostare lo sguardo fuori dal mondo patinato dello spettacolo per abbracciare l’umanità nella sua interezza. Il corpo non è solo da ammirare come spettacolo, ma un luogo di empatia e introspezione.
Tra metamorfosi e cicatrici: il corpo racconta
Luigi e Iango hanno scelto dal loro archivio fotografie che mostrano il corpo nella sua complessità, tra dolore, trasformazione e poesia. Per loro ogni corpo ha una sua “musica” e un proprio linguaggio. Da qui parte il racconto della pelle e della carne che raccontano storie.
Particolarmente intensa è la sala dedicata ai “corpi spezzati”. Qui le fragilità diventano forza, un ritmo vitale che rivendica la centralità del vivere personale. Cicatrici, rughe, vene si caricano di significati profondi e sfidano gli standard di perfezione. La mostra invita a riconoscere e celebrare le differenze fisiche, rompendo i filtri imposti dalla società.
L’inizio e la fine del percorso sono segnati da due immagini potenti e contrastanti. Si parte con il volto di una donna anziana, occhi chiusi in un momento di raccoglimento dolente, che richiama la perdita e il ricordo, un lutto materno delicato. Si chiude con un’immagine quasi macabra: un volto scheletrico che diventa una “maschera”, simbolo del ciclo della vita e delle trasformazioni.
La musica che accompagna il viaggio
La musica non è un semplice sottofondo: guida lo spettatore nella riflessione sulle immagini. Le scelte sonore, con brani di Max Richter e altri autori contemporanei, scandiscono i tempi della mostra, proponendo una fruizione che va oltre il visivo.
Gli autori suggeriscono di chiudere gli occhi per entrare davvero nell’essenza delle fotografie. Questo invito rafforza l’empatia tra pubblico e immagini, creando un’atmosfera in cui ogni sguardo svela nuovi dettagli.
Un lavoro di squadra fatto di rispetto e intesa
Murenu e Henzi mostrano un modo di lavorare particolare: scelgono le foto separatamente, senza condizionarsi, ma spesso optano per le stesse immagini, come se avessero un’intesa silenziosa. Questo metodo racconta la profondità del loro rapporto, fatto di confronto e verifica costante.
Lavorare in coppia richiede attenzione, disciplina e sintesi. Le differenze di carattere – uno più istintivo, l’altro più riflessivo – si trasformano in un valore aggiunto. Questa complementarità si riflette anche nella gestione dei soggetti fotografati, favorendo spontaneità e autenticità.
Ritratti celebri che raccontano molto più della fama
Tra le foto di “Corpi speciali” ci sono volti noti come Richard Gere, Tilda Swinton e Paolo Sorrentino. Per Luigi e Iango il rapporto con chi si mette davanti all’obiettivo si basa su preparazione e rispetto. Ogni persona viene esplorata nelle sue sfumature, non solo nel ruolo pubblico.
Anche con uno script, dicono, la spontaneità è fondamentale. Il copione aiuta a trovare profondità, ma lascia spazio alla creatività autentica. Questa empatia apre il dialogo, mentre distacco o cinismo chiuderebbero ogni possibilità di comunicazione sincera.
L’incontro con Yoshito Ohno e la danza butoh
Uno dei momenti più intensi è stato l’incontro con Yoshito Ohno, danzatore butoh e figlio del leggendario Kazuo Ohno. Nel suo studio di Yokohama, durante una sessione per Vogue Japan, Luigi e Iango hanno catturato l’essenza di un’arte libera, dove il corpo racconta senza regole.
La foto più celebre lo ritrae con un fiore in mano, un’immagine sospesa e carica di significati, simbolo di un’eredità culturale che va oltre il tempo. Nonostante la barriera linguistica, lo scambio di sguardi ha creato una comunicazione intensa e immediata.
La musica ha avuto un ruolo chiave: una melodia struggente come “Can’t Help Falling in Love” ha amplificato l’emozione di quel momento, descritto come magico e sospeso nel tempo. Anche il gesto di tirare fuori dalla scatola un pupazzo di cera raffigurante Kazuo Ohno è stato carico di poesia e rispetto.
Tra influenze artistiche e contaminazioni culturali
Le immagini della mostra si rifanno a molte radici artistiche e culturali. Dal Giappone emergono richiami alla fotografia di Nobuyoshi Araki e Eikoh Hosoe, con la loro poetica del corpo e dei simboli. Vicino a loro si sentono echi di Robert Mapplethorpe e Irving Penn, maestri di immagini potenti e luminose.
Luigi e Iango mostrano una contaminazione continua, a volte evidente, altre volte più sottile. Il loro modo di fotografare è un dialogo con il cinema, la pittura e la tradizione classica, senza mai limitarsi a citazioni dirette.
Il richiamo al Rinascimento nel ritratto di una donna velata mostra come la loro ricerca attraversi epoche diverse, trasformando il corpo in un’immagine enigmatica che stuzzica la curiosità. Il chiaroscuro, tipico della fotografia in bianco e nero, avvolge senza svelare del tutto.
Roma e la mostra che resta fino al 2026
La GNAMC di Roma ospita “Corpi speciali” con un allestimento pensato per far riflettere e coinvolgere direttamente il pubblico. La mostra sarà aperta fino al 29 novembre 2026, offrendo a visitatori e appassionati il tempo per approfondire il lavoro di Luigi e Iango.
Nel panorama culturale romano, questa esposizione conferma la vitalità della città come luogo di sperimentazione e valorizzazione delle nuove narrazioni dell’arte contemporanea. Qui il corpo si mostra in tutta la sua complessità, tra estetica, simboli e storie personali che dialogano con la città e i suoi spazi comuni.