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Sergio Risaliti a Firenze: nuova Kunsthalle e mostra su Camille Claudel al Museo Novecento

# Firenze sta per cambiare volto nel mondo dell’arte contemporanea. Il Museo Novecento ha fissato il 7 novembre 2026 come data d’inizio di un nuovo percorso espositivo permanente, e non sarà una semplice riorganizzazione. Sergio Risaliti e il suo team hanno scelto di abbandonare la tradizionale scansione cronologica o stilistica. Qui, le opere del Comune non saranno più solo esposte: verranno immerse in atmosfere sonore, messe a confronto con installazioni e arricchite dalla presenza di artisti internazionali. Ma il progetto va oltre. L’idea è trasformare il museo in una vera Kunsthalle, completa di una biblioteca dedicata al contemporaneo, per fare di Firenze un punto di riferimento nel dibattito artistico globale.

Dal 2018 una nuova rotta per il Museo Novecento

Quando Sergio Risaliti ha preso le redini nel 2018, ha dato una scossa al Museo Novecento. Nato nel 2014 come luogo di conservazione per le collezioni di artisti come Alberto Della Ragione, De Pisis, Mafai e Rosai, rischiava di restare un contenitore statico. Risaliti ha voluto invece farlo diventare un attore vivo nel panorama artistico contemporaneo, lavorando a stretto contatto con realtà fiorentine importanti come Palazzo Vecchio, Forte Belvedere e Palazzo Medici Riccardi.

L’obiettivo era chiaro: spingere Firenze verso una modernità culturale vera, non più limitata a tentativi isolati, e rompere con l’idea che il museo dovesse solo guardare al passato. Per farlo, è stato necessario rivedere gli spazi, creando un ambiente che potesse ospitare sia la conservazione che esposizioni più dinamiche, con mostre temporanee e un modo di mostrare le collezioni permanenti più fresco e flessibile.

Spazi ripensati per dare nuova vita alla collezione

Sotto la guida di Risaliti, il museo ha ampliato gli spazi dedicati alle mostre temporanee, senza abbandonare la collezione permanente. Al secondo piano sono stati tolti i divisori e create nuove superfici espositive, superando i limiti degli spazi tradizionali. Attenzione è stata data anche a luce e climatizzazione, così da offrire un’esperienza di visita all’altezza degli standard internazionali.

Un punto di svolta è stato il modo di presentare la collezione permanente: niente più allestimenti fissi e immutabili. Le opere vengono riorganizzate nel tempo, per riflettere i cambiamenti culturali e sociali. Così nasce un dialogo continuo tra passato, presente e futuro dell’arte, che mette a confronto i maestri del Novecento con i protagonisti della scena contemporanea.

Un museo vicino a tutti, con un occhio alla mediazione culturale

Il Museo Novecento vuole essere un luogo aperto a tutti. Per questo sono nate iniziative rivolte a scuole, famiglie, anziani e persone con disabilità, con l’obiettivo di rendere l’arte davvero accessibile. Inoltre, grazie a fondazioni internazionali, è stato avviato un programma di residenze d’artista che offre supporto a creativi anche da Paesi lontani come Cile e Kazakistan.

Il Chiostro del museo è stato trasformato in un giardino d’arte e suoni, uno spazio dove si incontrano arti visive, musica e poesia, in continuità con le avanguardie fiorentine e grandi nomi del ’900 come Luciano Berio. Un luogo vivo, dedicato alla sperimentazione e all’inclusione, anche se l’apertura completa al pubblico è ancora in via di definizione.

Progetti ambiziosi: la Kunsthalle e la biblioteca del contemporaneo

Il museo è in una fase cruciale: vuole affermarsi a livello internazionale come punto di riferimento per l’arte contemporanea, capace di incidere sul territorio e sulla comunità. Tra le priorità indicate da Risaliti ci sono due nuovi pilastri: una biblioteca specializzata sul contemporaneo, aperta a studiosi e cittadini, e una Kunsthalle, uno spazio espositivo flessibile dedicato a dare visibilità agli artisti fiorentini.

Questa Kunsthalle sarebbe una novità importante, pensata per far emergere la creatività locale che spesso resta confinata in spazi di nicchia. La sfida è garantire continuità e risorse sufficienti per mantenere viva l’innovazione. L’obiettivo è un museo che sappia stare nel presente senza dimenticare il suo ruolo di custode della memoria artistica.

Firenze tra tradizione e rinnovamento: verso un rilancio internazionale

La strategia degli ultimi anni punta a creare una rete diffusa di luoghi d’arte in città, facendo dialogare istituzioni diverse e alzando il profilo internazionale di Firenze. La città prova così a scrollarsi di dosso l’immagine di museo rinascimentale per diventare un centro di produzione e confronto artistico contemporaneo.

Non mancano le difficoltà, tra lentezze burocratiche e resistenze culturali, ma il percorso di rinnovamento è avviato. L’arte non può restare incatenata al passato, serve un’energia nuova che spinga oltre il rischio di fossilizzazione. Il Museo Novecento incarna questa spinta e si prepara a portarla avanti nei prossimi anni.

Dal 2026 al 2029: meno fretta e più attenzione alle opere

Con il ritorno delle opere conservate a Castelfiorentino, il museo lancerà un riallestimento profondo della collezione permanente, basato sul principio del “rallentamento”. L’idea è evitare il sovraffollamento e l’osservazione superficiale, invitando i visitatori a una fruizione più meditata, con spazi ampi tra le opere per favorire il confronto.

La Carta del Fiorentino, che consente l’accesso illimitato ai musei civici con un abbonamento annuale, diventerà uno strumento chiave per incoraggiare visite ripetute e legami duraturi con le collezioni. Sul fronte internazionale, il museo guarda già al triennio successivo con grandi progetti, come la retrospettiva su Camille Claudel, icona del movimento femminista, e una mostra dedicata a Gaia Fugazza.

Tuttavia, tutto questo dipende da una pianificazione finanziaria e gestionale solida. Senza risorse certe, sarà difficile mantenere la qualità e l’ampiezza delle proposte. Il Museo Novecento continua a muoversi sul filo di un equilibrio delicato tra ambizioni artistiche, capacità organizzativa e radicamento nella comunità, affermandosi sempre più come protagonista della Firenze contemporanea.

Redazione

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