In via Faentina, a Firenze, una vecchia insegna di alimentari racconta una storia che sta per cambiare pelle. L’Appalto apre i battenti il 12 settembre 2026, ma non sarà una galleria come le altre. Arianna Iandelli e Lupo Steinhauslin hanno trasformato quel luogo in un laboratorio vivo, uno spazio dove l’arte contemporanea emergente non si limita a essere esposta, ma diventa occasione di dialogo, confronto, e spinta verso il nuovo. Non solo Firenze, dunque, ma un ponte aperto verso la scena internazionale, con un progetto che rompe gli schemi tradizionali e punta su rete e collaborazione. Qui, il passato si mescola al futuro.
Un calendario su misura per la ricerca artistica
L’Appalto punta tutto su un programma espositivo pensato per approfondire e sperimentare. Nel corso dell’anno saranno organizzate tre o quattro mostre, ciascuna con un approccio diverso per leggere l’arte contemporanea. Al centro c’è la serie “Affondi”, dedicata a esposizioni monografiche o dialoghi che scavano a fondo in pratiche artistiche ben precise, offrendo spazi di analisi intensi e mirati. Qui l’attenzione è rivolta a singoli artisti o a percorsi particolari, con un occhio critico molto attento.
Accanto a questa, la sezione “Proposte” mette insieme più artisti attorno a temi comuni, visivi e concettuali, che stimolano il confronto e l’associazione di idee. È un modo per esplorare la varietà dei linguaggi contemporanei, spesso generando nuovi dialoghi e incroci tra differenti modi di fare arte. Nessuna mostra resta fine a sé stessa: a ogni appuntamento si affianca una pubblicazione editoriale che ne amplia e conserva il contenuto, dando vita a un progetto che unisce esposizione, approfondimento scritto e immagine.
Oltre i confini: la rete internazionale di L’Appalto
L’Appalto non vuole fermarsi all’Italia. Attraverso un’iniziativa chiamata “Appalti”, la galleria punta a creare scambi con spazi e gallerie di altri paesi. L’idea è semplice: ospitalità reciproca per artisti e progetti, una rete che favorisce mobilità, collaborazioni e il trasferimento di competenze. Un modo per superare barriere geografiche e culturali e aprire nuove possibilità di crescita e dialogo.
Questa strategia offre agli artisti occasioni concrete di visibilità e produzione, mettendo in moto una contaminazione di idee e pratiche che arricchisce il panorama artistico. L’Appalto diventa così non solo un luogo fisico, ma una piattaforma dinamica in grado di connettere e stimolare la comunità culturale su scala internazionale.
La mostra d’esordio: Personalissime Sculture
Il battesimo di L’Appalto sarà con la collettiva “Personalissime Sculture”, che apre il 12 settembre 2026. Fa parte della serie “Proposte” e riunisce cinque artisti con approcci molto diversi: Alfredo Aceto, Andrea Bocca, Bea Bonafini, Federica Balconi e Federico Cantale. Tutti impegnati a ripensare la scultura contemporanea, spingendola oltre i suoi confini tradizionali con interpretazioni originali e personali.
La mostra non è solo visiva, ma si accompagna a un progetto editoriale che ne sostiene i contenuti e ne approfondisce i temi. La pubblicazione pensata per “Personalissime Sculture” ha un ruolo centrale, estendendo la riflessione e dando corpo a una discussione che va oltre il periodo dell’esposizione. È questo il segno distintivo di L’Appalto: un impegno a promuovere un discorso critico solido e duraturo sull’arte contemporanea.