Elleemme Studio celebra Bruno Munari con TUBO, il posacenere che sfida il celebre Cubo del design italiano

Il 30 settembre segna l’anniversario della scomparsa di Bruno Munari, maestro indiscusso del design italiano del Novecento. Proprio in questa data, elleemme studio – il duo formato da Marco Tedesco e Ludovico Basharzad M. – lancia TUBO, un posacenere cilindrico che sfida apertamente l’iconico Cubo disegnato da Munari nel 1957. Non si tratta di un semplice restyling: TUBO capovolge la geometria e i principi dell’originale, cambiando radicalmente forma, funzione e approccio al design. Un confronto che parla di tradizione e innovazione, in equilibrio tra rispetto e rottura.

Da Cubo a TUBO: una rivoluzione di forme e idee

Cubo nasce in un’Italia che si rialza dal dopoguerra, segnata dal boom economico e dalla voglia di ricostruire. Munari lo immagina come un oggetto dalle linee essenziali e solide, fatto di materiali come la resina melamminica e l’alluminio. È la fiducia in un nuovo ordine di vita basato su rigore e funzionalità. Quegli anni vedono un design orientato alla razionalità, alla ricerca di forme chiare ed efficienti.

TUBO, invece, disegnato nel 2024, riprende quel posacenere ma lo trasforma radicalmente. Al posto del quadrato rigido, c’è un cerchio continuo senza spigoli, un segno chiaro di come il design debba adattarsi a un mondo in costante mutamento. La struttura si fa più fluida: la lamiera d’acciaio stampata si apre verso l’esterno, dialogando con lo spazio intorno. Il posacenere non è più solo un oggetto con una funzione precisa, ma si fa più versatile, invitando a interpretazioni diverse.

Marco Tedesco e Ludovico Basharzad M. spiegano che “oggi il mondo ha bisogno di curve più che di spigoli”, sintetizzando così il passaggio da una visione rigida a una fluidità che rispecchia le identità complesse del presente. Il loro lavoro non è solo un omaggio a Munari, ma una presa di posizione che riflette i cambiamenti culturali e sociali.

Claudia Spinò: tra eredità di Munari e critica al design tradizionale

Claudia Spinò, ricercatrice e docente al Politecnico di Milano, offre una chiave interpretativa per TUBO. Secondo lei, il confronto tra Cubo e TUBO è uno scontro simbolico tra due epoche: la solidità del passato e la dinamicità del presente. Cubo rappresenta quell’ottimismo basato su un design razionale e definito, tipico degli anni del miracolo economico italiano.

TUBO, invece, arriva in un’epoca di “modernità liquida”, per usare il termine di Zygmunt Bauman, dove le certezze si sgretolano e le forme rigide lasciano spazio a complessità e incertezza. La trasformazione da quadrato a cerchio non è un dettaglio formale, ma una visione che riconosce il mondo contemporaneo come qualcosa di sempre in cambiamento.

Spinò vede in elleemme studio un gesto di ribellione intellettuale: non si tratta di sminuire un’icona, ma di mostrare come il design possa interrogare il presente anche attraverso la riscoperta di modelli storici. Questo lavoro mette in luce che l’eredità di Munari non è una semplice riproduzione di forme, ma un pensiero critico capace di dialogare con la società in modo vivo e dinamico.

TUBO mette in discussione le regole del design oggi

Il progetto di elleemme studio con TUBO va oltre la semplice evoluzione formale, proponendo una riflessione sulle coordinate culturali e produttive del design contemporaneo. Cubo era un oggetto autosufficiente, chiuso nella sua geometria e pensato per una funzione precisa e immutabile. TUBO si apre, suggerisce flessibilità e accoglie molteplici interpretazioni.

Questa nuova visione guarda a un design che abbraccia l’impermanenza. La forma circolare invita a spazi d’uso meno rigidi e più fluidi, in sintonia con un mondo che cambia senza sosta. Il gesto di ripensare un’icona diventa così una dichiarazione: nessun oggetto è intoccabile, ogni forma può essere riletta e riadattata.

TUBO non è solo un posacenere o un complemento d’arredo. È uno studio sul rapporto tra passato e presente del design, un invito a riflettere sul ruolo del progetto nella società di oggi. Con questo oggetto si raccontano più storie: quella di Munari e della sua eredità, quella di un presente che sfida le forme tradizionali, e quella di un futuro del design che si costruisce anche dialogando col passato.

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