Quando Vincenzo Ostuni decide di tornare a farsi sentire, lo fa con la forza di chi ha qualcosa di nuovo da dire. Faldone, il suo ultimo lavoro, è tra i finalisti del Premio Strega Poesia 2026. Non è un libro di poesie qualunque: è un progetto in divenire, un’opera viva che muta, cresce, si trasforma insieme all’autore. Ostuni, poeta e anche editor, ha costruito negli anni un mosaico in movimento, capace di sfidare le convenzioni del genere. Dietro ogni verso c’è una rivoluzione silenziosa: quella di un libro che non vuole fermarsi, ma continuare a cambiare.
Faldone: il libro che si trasforma nel tempo
Faldone è più di un semplice libro, è un progetto aperto, un “continuum” poetico che va oltre il classico volume. Parlarne come di un “libro che cambia” significa rompere con la tradizione: i testi si modificano, a volte per caso, altre seguendo regole precise, coinvolgendo anche parole o segni di punteggiatura. L’unica cosa che resta fissa è il titolo, anche se viene naturale chiamarlo “Il faldone”, come fosse un classico, un po’ come i Canti di Leopardi. Perché non è un testo chiuso, ma una raccolta in divenire, un oggetto letterario che muta continuamente, quasi un Canzoniere moderno.
Ostuni vuole tenere vivo il libro, come un organismo che cambia e si rinnova, sfuggendo a ogni forma di fissità. È una struttura complessa che richiede attenzione e una lettura continua: ogni nuova edizione può portare modifiche sostanziali o nuove sfumature. Faldone segue regole precise di mutazione, spostando contenuti e forma, ma mantenendo sempre un senso di unità e coerenza.
Ostuni: poeta, editore e ricercatore della vita
Il percorso di Vincenzo Ostuni non si limita alla poesia. Il suo lavoro come responsabile editoriale alla casa editrice Ponte alle Grazie si intreccia con la sua scrittura. Ostuni vive queste due realtà come una tensione continua. La poesia non è per lui un semplice piacere, ma una sfida esistenziale, quasi un rito con cui confrontarsi ogni volta che si siede a scrivere. La poesia diventa uno strumento per guardare alla realtà con occhio critico e riflessivo, un potere che lui definisce pragmatico e apotropaico, capace di allontanare il male.
Nel mondo editoriale, invece, Ostuni si scontra con la difficoltà di bilanciare il suo “giudizio critico” con le logiche di mercato e le pressioni industriali. Questa contraddizione lo mette spesso in crisi, ma allo stesso tempo lo stimola. Per lui, scrivere e curare i testi altrui sono due ambiti complessi, con implicazioni che vanno ben oltre il semplice atto creativo.
Da campione di Campo Minato a poeta: un legame inatteso
Un aneddoto curioso emerge parlando con Ostuni: il suo passato da campione italiano di Campo Minato, un gioco che richiede velocità e precisione, ha influenzato il suo modo di scrivere Faldone. Negli anni 2000, Ostuni deteneva il record italiano nella categoria esperti di questo gioco, dove conta saper “riempire le caselle” con rapidità e accuratezza.
Spiega come questa agilità mentale e questo equilibrio tra velocità e controllo siano fondamentali anche nella composizione delle poesie di Faldone. Gestire una struttura così complessa, che si evolve nel tempo, richiede decisioni rapide ma ponderate, una capacità di muoversi con prontezza tra le varie parti del libro. È un’analogia che mostra come Ostuni attinga, forse senza rendersene conto, a risorse cognitive sviluppate in altri campi, trasformando la sua poesia in un’attività intellettuale a più dimensioni.
La candidatura che premia un lungo lavoro
La presenza di Faldone tra i finalisti dello Strega Poesia 2026 regala a Ostuni una soddisfazione misurata, quasi paterna verso un’opera che sembra vivere di vita propria. Per lui, questo riconoscimento dà visibilità a un progetto complesso e di grande respiro, ma è soprattutto un premio per tutto il lavoro editoriale che ha accompagnato il libro, in particolare per la casa editrice Il Saggiatore e il suo team.
In tanti anni, Ostuni ha pubblicato centinaia di pagine, con migliaia di testi e una ricca appendice critica. Raccontando la genesi di Faldone, ammette di aver ritrovato nei vecchi quaderni appunti fondamentali risalenti agli anni Ottanta e Novanta, quando già maturava l’idea di un poema unico, diviso in temi e segnato da simboli ricorrenti come il numero novantanove.
Così Faldone diventa non solo un libro, ma un’architettura letteraria pensata per accompagnare la riflessione e la scrittura in un dialogo duraturo con la parola e la memoria. Vincenzo Ostuni incarna una doppia anima: quella del poeta rigoroso e quella dell’operatore culturale attento, sempre in cerca di senso nella scrittura e nel suo ruolo oggi.