La notte del 20 agosto 2026 ha segnato la fine di un’epoca per l’arte contemporanea a Lugano: è morto Giancarlo Olgiati. Avvocato di mestiere, ma collezionista nel cuore, ha speso decenni a cercare e custodire opere che raccontano le avanguardie del Novecento e le correnti più audaci. Con sua moglie Danna, curatrice esperta di Futurismo, ha trasformato la loro raccolta privata in un patrimonio culturale accessibile, donando alla città un tesoro di creatività e innovazione.
Gli anni Sessanta: la scintilla per l’arte contemporanea
È nei primi anni Sessanta che Giancarlo Olgiati si avvicina all’arte contemporanea. Da giovane avvocato, comincia a esplorare con attenzione e curiosità il mondo delle avanguardie. Nel 1962, a Düsseldorf, un incontro con le opere blu di Yves Klein nella galleria Shmela gli spalanca una nuova prospettiva artistica. Da quel momento parte la sua ricerca delle correnti più all’avanguardia. Pur appassionato, è solo nel 1975 che acquista le prime opere, concentrandosi in particolare sul Futurismo e sul Nouveau Réalisme, con artisti come Arman che segneranno il suo percorso.
Olgiati aveva un approccio chiaro e rigoroso nella costruzione della sua collezione. Con la moglie Danna, specializzata nel Futurismo, evitava le aste pubbliche e la frenesia del mercato finanziario. Preferiva affidarsi a galleristi fidati e a conoscitori del settore, per garantire una selezione attenta e coerente. Così la collezione cresceva con calma, sempre guidata dal valore culturale più che da quello economico.
La collezione Olgiati: un tesoro per Lugano
Nel 2012 Giancarlo e Danna decisero di aprire la loro collezione al pubblico, affidandola in usufrutto alla città di Lugano. Senza eredi, volevano che le opere raccolte in una vita diventassero patrimonio comune, contribuendo a rafforzare l’identità culturale del territorio. Oggi la collezione è esposta negli spazi sotterranei vicino al centro culturale LAC, nello Spazio -1 del MASI Lugano. Gli allestimenti cambiano regolarmente, offrendo ai visitatori percorsi sempre nuovi tra le sperimentazioni artistiche del Novecento.
Le opere visibili superano le 200, ma l’intera raccolta conta oltre 1.200 pezzi tra dipinti, sculture, disegni, fotografie, installazioni e video. Il nucleo privilegia movimenti come l’Arte Povera e lo Spazialismo, ma include anche lavori del Nouveau Réalisme e delle tendenze neo-astrattiste e neo-pop dei primi anni Duemila. Tra le mostre recenti spiccano quelle dedicate a Yves Klein, Arman, Burri e Prampolini; a settembre si inaugurerà una mostra su Jannis Kounellis, curata da Vincenzo de Bellis.
La collezione Olgiati è così un punto di riferimento fondamentale per la cultura locale, valorizzando soprattutto l’arte italiana del XX secolo e offrendo uno sguardo ampio sulle diverse correnti che hanno segnato l’epoca moderna.
Il saluto del MASI Lugano a Giancarlo Olgiati
Il MASI Lugano ha voluto ricordare Giancarlo Olgiati sottolineando il suo ruolo di amico e sostenitore del museo. Insieme alla moglie ha costruito una collezione con uno sguardo personale e rigoroso, che oggi è una testimonianza viva delle avanguardie del Novecento senza trascurare l’arte contemporanea. Il suo contributo ha creato un legame forte con l’istituzione, che ha beneficiato della sua volontà di condividere con il pubblico un patrimonio culturale di grande valore.
Olgiati non è stato solo un collezionista, ma un vero promotore della conoscenza e della valorizzazione artistica. Con passione e competenza ha saputo mettere insieme un sistema culturale che racconta la storia e l’identità artistica di Lugano e del Canton Ticino, posizionando la città come un polo importante per l’arte del Novecento e contemporanea. La sua eredità vivrà nelle opere che ha scelto e nella comunità che ha saputo coinvolgere con il suo impegno.