Nel 1985, Karl Lagerfeld varcò le soglie di Fendi e cambiò per sempre la percezione della moda. Oggi, alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, quella storia prende vita in una mostra che non è solo un omaggio, ma una vera e propria dichiarazione d’intenti. Non si tratta di vestiti esposti come semplici oggetti, ma di un dialogo vivente tra arte e sartoria, tra tradizione e innovazione. Tra schizzi meticolosi, pellicce lavorate con maestria e tessuti che sembrano raccontare storie, si dipana un racconto che sfida il tempo e le convenzioni. Una collaborazione, quella tra Lagerfeld e Fendi, che ha portato la moda dentro un museo pubblico, rompendo barriere e trasformando il modo in cui guardiamo il bello.
1985: la prima mostra che sfidò i pregiudizi
Era ottobre 1985 quando la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma ospitò “Un percorso di lavoro. Fendi / Karl Lagerfeld”, un’esposizione destinata a cambiare il modo di vedere la moda dentro un’istituzione pubblica. All’epoca, far entrare un marchio di moda — e soprattutto un nome come Lagerfeld — in un museo suscitò non poche polemiche, persino proteste in Parlamento. In molti non riuscivano a concepire che una casa commerciale potesse avere spazio in un luogo dedicato all’arte. Eppure, quella mostra era qualcosa di nuovo: un tentativo di far vedere il dietro le quinte del lavoro sartoriale, mostrando la moda come progetto artistico nel cuore della produzione Fendi. Ida Panicelli, curatrice del Dipartimento del XX secolo, ricordava come la moda fosse considerata allora un linguaggio autonomo, capace di dialogare con altri mezzi come televisione, cinema, danza e architettura, senza perdere la sua dignità artistica.
La moda smetteva di essere solo abbigliamento: diventava idea, racconto, opera d’arte. Eppure, il confine tra estetica e mercato restava sottile. Quella mostra dimostrò che la Galleria aveva già una visione audace e inclusiva. Dal rapporto tra la creatività di Lagerfeld e l’artigianato di Fendi nacque un nuovo modo di pensare il museo: dinamico, aperto alle contaminazioni culturali.
Pellicce come opere d’arte: la rivoluzione di Lagerfeld
Uno dei momenti più forti della mostra è la sezione dedicata alle pellicce, un settore tradizionale che Lagerfeld trasformò completamente. Qui si vedono i disegni preparatori e gli schizzi che anticipano capi rivoluzionari, lontani dalla classica eleganza borghese, con forme inedite, colori mai visti e lavorazioni innovative. Tutto questo nasceva in un laboratorio Fendi all’avanguardia, capace di tradurre l’estro creativo in realtà tangibile.
Questa parte della mostra fa capire che non si tratta solo di moda, ma di una sperimentazione artistica costante. Le pellicce diventano vere e proprie sculture da indossare, elementi di design che sfidano le regole. Grazie al lavoro di archiviazione e ricerca fatto da Ida Panicelli con gli archivi Fendi, emerge oggi tutta la forza creativa e tecnica di quel laboratorio, con capi che si trasformano in forme quasi teatrali nel cuore del museo.
Le creazioni di Lagerfeld prendono vita davanti agli occhi dei visitatori, non più semplici vestiti, ma protagonisti di una scena urbana che dialoga continuamente tra passato e futuro, tra sartorialità e arte contemporanea. Uno spettacolo visivo che dimostra come il processo artistico possa sposare innovazione e artigianato senza perdere autenticità.
Fendi e Lagerfeld: tra memoria e futuro nella mostra After
Le parole dello stilista riassumono bene lo spirito della mostra: “Ieri è trascorso. Oggi va passando. Solo l’avvenire mi interessa e mi intriga.” Questa frase racchiude la tensione di un progetto che guarda avanti, pur poggiando su basi storiche solide. “After” non è un semplice omaggio al passato, ma un vero dialogo tra gli anni d’inizio della collaborazione e il presente, che apre nuove strade fino al 2026.
Nonostante la mostra del 1985 resti un evento unico nella storia dei musei italiani, la moda non ha mai trovato pieno spazio nelle istituzioni culturali nazionali. Questo percorso vuole colmare quel vuoto, valorizzando il carattere artistico e progettuale della moda, spesso oscurato dalla celebrazione del Made in Italy come semplice prodotto manifatturiero.
Oggi, riproporre il legame “F/KL” a un pubblico moderno significa ribadire il valore di un’estetica coraggiosa e di un pensiero autoriale che ha fatto della moda un’arte. La GNAMC, fino al 25 ottobre 2026, offre uno spaccato importante di questo dialogo tra artigianato e creatività, invitando a riflettere sul ruolo della moda nelle arti visive e nel patrimonio culturale italiano.