Pesaro e Roma celebrano Carlo Aymonino: mostra e intitolazione per il welfare urbano e la rigenerazione degli spazi pubblici

Nel cuore pulsante dell’Esquilino, un giardino in piazza Manfredo Fanti ha cambiato volto – o meglio, nome. Da pochi giorni, quel fazzoletto di verde accanto alla Casa dell’Architettura porta il nome di Carlo Aymonino. Architetto e urbanista romano, nato nel 1926 e scomparso nel 2010, Aymonino ha segnato profondamente il volto della città e non solo. Questa intitolazione non è un semplice omaggio: è un invito, quasi una sfida, a riconoscere il valore degli spazi pubblici come luoghi vivi, di cultura e di crescita per chi li abita.

Niccolò Camponi, consigliere del Municipio Roma I Centro e tra i promotori della mozione, sottolinea come il ricordo di Aymonino possa essere una scintilla per prendersi cura di Roma. Un legame saldo, quasi viscerale, tra l’uomo e la sua città, che si traduce in un monito per chi oggi ha la responsabilità di progettare e rigenerare gli spazi urbani.

Carlo Aymonino, un protagonista dell’urbanistica italiana

Carlo Aymonino è stato uno dei nomi più importanti del dibattito architettonico e urbanistico italiano del Novecento. Nel centenario della sua nascita, nel 2026, si è acceso un nuovo interesse verso la sua opera e il ruolo che ha avuto nello sviluppo delle città italiane. Diverse iniziative culturali e scientifiche hanno raccontato il suo lavoro, mettendo in luce la “specificità culturale” che ha portato nel campo della progettazione urbana.

Tra queste spicca la mostra “L’architettura del welfare a Pesaro. Il piano intercomunale e il Gruppo Architettura di Carlo Aymonino”, allestita nella chiesa del Suffragio. L’esposizione ha approfondito il legame tra architettura e politiche di welfare urbano, mostrando come Aymonino abbia voluto restituire alla città un ruolo sociale capace di migliorare il benessere collettivo. La mostra ha fatto dialogare esperti di diverse generazioni, evidenziando l’importanza di un approccio che vede la città non solo come un insieme di edifici, ma come un organismo complesso fatto di cultura, economia e comunità.

A Pesaro, dove Aymonino ha concentrato molti dei suoi lavori negli anni Sessanta e Settanta, il suo segno è ancora ben visibile. Il progetto, promosso da Manuel Orazi e realizzato dallo studio STARTT, ha riportato alla luce un patrimonio intellettuale e progettuale che resta attuale, offrendo spunti preziosi sulla rigenerazione e sulla qualità della vita in città.

Pesaro e il piano intercomunale: una lezione di città integrata

Negli anni del boom economico, Pesaro è stata un laboratorio per Carlo Aymonino e il suo Gruppo Architettura. Arrivato in città all’inizio degli anni Sessanta, Aymonino si trovò di fronte alla necessità di affrontare con idee nuove le sfide dello sviluppo urbano e della crescita demografica.

Il Piano intercomunale del 1969 rappresentò una vera svolta: fu il primo strumento urbanistico in Italia a livello sovracomunale, coinvolgendo non solo Pesaro ma anche i comuni vicini. L’obiettivo era una pianificazione integrata, in grado di mettere insieme funzioni urbane, servizi e residenze su un territorio più vasto. Una visione che anticipava molte delle riflessioni oggi centrali su sostenibilità e welfare urbano.

A questo si aggiunsero progetti concreti, come il Piano particolareggiato del centro storico e il campus scolastico che riunisce tre scuole superiori in un unico complesso alla periferia. Tra le innovazioni anche l’edilizia residenziale pubblica “casa-parcheggio”, realizzata tra il 1978 e il 1982, pensata per unire abitazioni e servizi di sosta, migliorando la vita nel quartiere.

Il lavoro sull’urbanistica pesarese si svolse in un clima politico favorevole, con una continuità amministrativa che permise di mettere in pratica questa visione. Marcello Stefanini, sindaco dal 1970 al 1978, fu il principale promotore di questa esperienza, dando concretezza a quella “utopia concreta” che Aymonino aveva sempre in mente.

La mostra di Pesaro e l’eredità di Aymonino oggi

Lo studio STARTT, da tempo impegnato a Pesaro in progetti di rigenerazione e recupero architettonico, ha curato la mostra su Carlo Aymonino guardando al passato ma anche al futuro della città. La rassegna, accompagnata da un catalogo e da un convegno recente, ha offerto un’occasione preziosa per riflettere sulle radici e le prospettive dell’architettura del welfare in Italia e in Europa.

Manuel Orazi, storico dell’architettura e curatore della mostra, ha sottolineato la volontà di superare la tradizionale contrapposizione tra Roma e Milano nel dibattito architettonico, portando alla luce esperienze meno note ma altrettanto importanti. La mostra di Pesaro riafferma così il carattere policentrico dell’architettura italiana del Novecento, fatta di idee e pratiche diverse che rispecchiano le specificità dei territori.

La presenza di protagonisti di quell’epoca, come Gianni Fabbri, ultimo membro vivente del Gruppo Architettura, ha dato un valore diretto e testimoniale al progetto. Questo percorso culturale si affianca a interventi di riqualificazione ancora in corso, come il recupero della “casa-parcheggio” nell’ambito del Programma Innovativo Nazionale per la Qualità dell’Abitare.

L’eredità di Aymonino non si misura solo nei documenti e nei progetti storici, ma nelle pratiche che oggi comunità e amministrazioni portano avanti per costruire un welfare urbano più inclusivo e sostenibile, con soluzioni concrete per il presente e il futuro.

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