Adrian Ghenie cammina lungo la Via Appia, il passo lento, l’occhio attento. Scatta fotografie in bianco e nero, come se ogni pietra racchiudesse un segreto da svelare. Non è una passeggiata qualunque, ma un pellegrinaggio personale che si trasforma in arte, in disegni che raccontano storie mai viste. Nel cuore di Roma, all’Istituto Centrale per la Grafica, prende forma una mostra che svela un volto meno noto di Ghenie: la grafica. Tra carboncini, acqueforti e immagini in bianco e nero, l’artista dà voce a una città sospesa tra memoria e fantasia.
Fotografare Roma: In situ e la Via Appia come musa
La mostra si apre con la serie fotografica In situ curata da Alessandra D’Urso. Le foto, scattate mentre Ghenie attraversava la Via Appia, mostrano un paesaggio dove rovine antiche si mescolano a elementi moderni. Rovine, frammenti dimenticati, convivono con il presente, creando un panorama ricco di spunti visivi. Qui, proprio a Roma, l’artista ha aperto il suo studio dopo Palermo, e la città diventa così materia prima per la sua pittura e riflessione. Queste immagini non sono solo documenti: raccontano un processo creativo che intreccia ricordo e invenzione, una visione che unisce realtà tangibile e suggestione poetica.
Capricci romani: la grafica che reinventa la città
La vera novità della mostra, aperta dal 2026 a Palazzo Poli fino al 15 novembre, è il focus sui lavori grafici di Ghenie. Se è noto soprattutto per i suoi dipinti, qui si presenta con una serie importante di opere su carta intitolate Capricci Romani. Il titolo richiama un antico genere pittorico dove scene immaginarie di rovine e architetture si intrecciano liberamente. Ghenie prende spunto da questo, mescolando frammenti di monumenti reali con strutture inventate, in un dialogo continuo tra passato e presente. Non si tratta di una semplice riproduzione, ma di una costruzione mentale: un palcoscenico dove la città diventa simbolo di memoria e trasformazione.
La mostra, curata da Pier Paolo Pancotto e Fabio De Chirico, è promossa dalla Fondazione Ghenie Chapels e organizzata da Alessandra Borghese. Espone undici grandi disegni a carboncino realizzati nell’ultimo anno, insieme a fotografie e a un’acquaforte recente. Quest’ultima, collegata a un dipinto di Ghenie nella chiesa della Madonna della Mazza a Palermo, è stata realizzata nel laboratorio dell’Istituto Centrale per la Grafica grazie alla collaborazione con i calcografi Fabio Ascenzi e Matteo Maria Borsoi. Un lavoro che ha permesso all’artista di confrontarsi con tecniche tradizionali, immerso in un’atmosfera che richiama la storia della grafica.
Roma secondo Ghenie: memoria, ironia e cortocircuiti temporali
Per Ghenie Roma non è solo un soggetto da dipingere, ma un luogo sospeso tra realtà e fantasia, un cortocircuito nel tempo. Alessandra Borghese parla di “materia di memoria e reinvenzione”: uno spazio che è insieme immagine visiva e scenario mentale. L’artista non celebra la classicità in modo nostalgico, ma la smonta, la rielabora con un’ironia sottile che alleggerisce e al tempo stesso dà forza al suo linguaggio visivo.
Attraverso il filtro del capriccio, Ghenie non si limita a guardare al passato, ma crea ambienti dove rovine antiche si affiancano a elementi naturali e architettonici inventati. Questo crea tensioni narrative e visive che spingono a riflettere su temi attuali, come il rischio di una cultura dominata dalla multimedialità e dalla perdita di profondità storica. Molti disegni, chiamati Studi, anticipano i suoi futuri dipinti: sono come appunti visivi animati dalla presenza stessa dell’artista, che a volte sembra fare da guida, conducendo chi guarda in un viaggio unico tra scorci familiari e interpretazioni libere.
La grafica di Ghenie: segni vivi e materia pulsante
Le opere colpiscono per la loro energia diretta, quasi palpabile. Nei disegni si vedono tracce di cancellature e ripensamenti, segni che raccontano la forza dietro ogni tratto, un’energia che richiama l’antica hybris, l’eccesso creativo. L’azione pittorica si traduce in segni densi, non raccontano storie lineari ma un impulso vitale che attraversa ogni opera.
In Capriccio with Ruin 2 il movimento sembra prendere vita, e la sensazione del vento si posa sulle superfici. In Sunrise la luce è così intensa da riflettersi negli occhi di chi guarda, risvegliando un’emozione quasi fisica. Al contrario, Italian landscape sembra un ricordo sfocato, come una pellicola sbiadita al risveglio. Questa capacità di far vibrare il segno, spesso sottovalutata nell’arte contemporanea, qui diventa il cuore pulsante della produzione di Ghenie.
Questi lavori grafici sono fondamentali per capire il senso più profondo della sua pittura, calibrata nel colore ma qui mostrata nella sua forma più grezza e nervosa. La mostra all’Istituto Centrale per la Grafica è una tappa fondamentale per entrare nell’universo di uno dei pittori contemporanei più importanti, usando la grafica come chiave per leggere la complessità delle sue idee sul tempo, la memoria e la città eterna.