La tassa di soggiorno è un toccasana per le casse dei Comuni: la classifica delle più care e quali sono le novità introdotte.
L’imposta di soggiorno introdotta da diversi anni a questa parte è un’entrata sicuramente importante per tutti quei Comuni che hanno a che fare con il turismo (di massa o altro che sia). Si tratta di una tassa che punta a far entrare nelle casse comunali cifre importanti per tutta una serie di motivi. Avere delle entrate sicure è ovviamente fondamentale per migliorare i servizi, specialmente nelle città che vantano un flusso turistico non indifferente.
Sono diverse le città che possono beneficiare della tassa di soggiorno, ma ci sono altre che non posso farlo. La legge in questo caso parla chiaro e spiega quali sono le città autorizzate e cosa possano fare con queste soldi chiesti ai turisti. Bisogna però specificare che la tassa di soggiorno è un’imposta che non devono pagare tutti quelli che soggiornano in città: esistono delle eccezioni.
L’imposta di soggiorno è una tassa che si applica a coloro i quali pernottano in una struttura ricettiva (salvo alcune eccezioni). Attualmente il pagamento della tassa è previsto solo ed esclusivamente all’interno dei Comuni con flussi turistici, nonché città d’arte e capoluoghi di provincia. La scelta degli importi è soggettiva, ma questo non vuol dire che non ci sia un tetto massimo. Il Comune decide il pagamento in base anche alle esigenze del luogo.
L’attività ricettiva riscuote in ogni caso la somma che poi va versata nella casse del Comune. Ma quali sono le 10 città italiane che hanno ottenuto un maggiore guadagno dalla tassa di soggiorno? Ebbene, al primo posto c’è Roma con 165 milioni di euro, seguita da Firenze (quasi 70 milioni) e da Milano (oltre 62). Fuori dal podio spiccano invece Venezia (38,5 milioni), Napoli (17,5), Bologna (12,6 milioni), Rimini (11,5) e Torino (quasi 10). Chiudono la classifica al nono posto Sorrento (quasi 7 milioni) e Verona (poco più di 6,5 milioni di euro).
I Comuni si aggiudicano oltre il 50% del gettito totale relativo all’imposta di soggiorno. Alcune città optano anche per un aumento degli importi fino ad un massimo di 10 euro, rimanendo comunque in alto nella classifica. Dal primo aprile 2023 Firenze ha invece aumentato l’imposta a 8 euro grazie al flusso turistico in costante crescita.
Esistono altre città come Venezia che invece non hanno aumentato la tassa di soggiorno, ma hanno introdotto un ingresso nel centro storico pari a 5 euro: l’imposta non vale per chi pernotta nella cittadina lagunare. Aumenta di circa 50 centesimi l’imposta a Napoli, ma la novità è Verona che dal primo luglio 2024 ha deciso di applicare la tassa soltanto nei primi quattro giorni di soggiorno. In precedenza, invece, la tassa valeva per i primi cinque giorni di permanenza.
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