Come cambia la nostra vita sotto il peso delle trasformazioni sociali? Questa domanda, semplice e potente, attraversa sette libri molto diversi tra loro. Alcuni scavano nelle memorie intime, altri si spingono in analisi politiche o riflessioni filosofiche, altri ancora raccontano il mondo del lavoro digitale con occhi da reporter. Il risultato è un mosaico vivo, fatto di tensioni, ricordi e paure che descrive il presente in tutta la sua complessità. Non è solo un racconto, ma una lente attraverso cui guardare le sfide che ci attraversano ogni giorno.
Byung-Chul Han si concentra su quel senso di angoscia che sembra avvolgere la nostra società. Nel suo nuovo saggio, “Contro la società dell’angoscia” , il filosofo punta il dito contro la marea di stimoli e la pressione continua a essere sempre più produttivi, che ci paralizza e ci impedisce di vivere davvero. Il suo tono non è freddo o distaccato: c’è un’urgenza emotiva che spinge a cercare una via d’uscita. E quella via ha un nome antico e raro: la speranza.
Han non la vede come una fuga ingenua, ma come una forza capace di aprire nuove strade nel tempo e nella società. Riprende una tradizione filosofica che considera la speranza come un atto politico e spirituale, capace di farci pensare e agire oltre questa ansia cronica. Attraverso il pensiero di autori del Novecento, costruisce una sorta di mappa teorica della speranza, per ricordarci che il cambiamento è ancora possibile.
“Blu ricordo” di Emiliano Cribari non è un semplice racconto di viaggio. È un dialogo intimo, quasi silenzioso, tra due tempi e due modi di vedere. Tutto nasce da vecchie foto scattate dal nonno, che diventano il punto di partenza per un viaggio nel passato e nella geografia della Calabria.
Cribari attraversa l’Aspromonte, le fiumare, le coste di Diamante con lo sguardo attento dello studioso e la sensibilità del poeta. La Calabria si mostra come un luogo ricco di strati: segnato da partenze, ritorni, abbandoni, ma anche da momenti di speranza. Il libro si muove tra diario e album fotografico, con immagini che cercano di fermare ciò che il tempo rischia di far sparire. Il racconto personale si intreccia così a una riflessione più ampia su come si costruisce la memoria culturale di un territorio.
In “Artisti e architetti alla prova dello spazio” , Adachiara Zevi indaga un conflitto antico tra due mondi: arte e architettura. Non cerca compromessi facili, ma vuole capire le radici profonde di questa distanza e le tensioni che oggi emergono.
Zevi smonta due luoghi comuni: l’artista che ignora le complessità dell’architettura e l’architetto che rinuncia alla funzione per diventare solo decoratore. Tra esempi concreti e momenti storici recenti, alterna teoria e pratica, passando dalla semplicità progettuale all’anarchitettura. Sul tavolo resta aperta una domanda: è possibile un incontro vero tra arte e architettura, senza che l’una diventi solo ornamento dell’altra? Il libro dipinge un quadro ricco di creatività e tensioni, senza risposte facili.
“Pioggia di stelle” di Hakim Bey apre uno sguardo raro: quello del sogno come esperienza di conoscenza, non solo come fenomeno notturno. L’autore americano pesca da tradizioni mistiche molto diverse – dal sufismo di Ibn Arabi allo sciamanesimo siberiano, dal taoismo alle pratiche spirituali africane – per raccontare il sogno come uno spazio tra visibile e invisibile.
Questo mondo immaginale è fonte di rivelazioni che non passano per maestri in carne e ossa: i “libri dei sogni”, raccolte nate direttamente nello stato onirico, diventano strumenti di un sapere personale e visionario. Bey propone così una spiritualità anarchica, senza gerarchie rigide, che valorizza l’esperienza individuale come via per accedere a forme alternative di coscienza.
“La collezione invisibile” è un racconto breve di Stefan Zweig ambientato nel caos dell’iperinflazione tedesca. Narra la storia di un collezionista anziano che sfoglia cartelle vuote: tutte le stampe erano state vendute per la crisi economica, ma nella sua mente la raccolta resta viva.
Zweig usa questa storia per riflettere sul valore della memoria e sul senso profondo del collezionismo. Non si tratta solo di accumulare oggetti rari, ma di costruire una narrazione personale e culturale che protegga dall’oblio ciò che ci circonda. Il racconto parla anche della fragilità delle identità culturali nei momenti di crisi e dell’importanza dell’immaginazione per tenere vivo ciò che il mondo reale perde.
“Nutrire la macchina” di James Muldoon, Mark Graham e Callum Cant mette a nudo l’immagine patinata dell’intelligenza artificiale, mostrando le radici umane e materiali spesso invisibili dietro a questa tecnologia. Il libro racconta le storie di chi lavora dietro le quinte: annotatori di dati, moderatori di contenuti, tecnici e operatori della logistica digitale in Uganda, Kenya, Islanda e Stati Uniti.
Sono loro a costruire ogni giorno le basi di sistemi complessi come i modelli linguistici e i riconoscimenti facciali, spesso in condizioni di lavoro precarie e ignorate dal grande pubblico. Storie come quella della doppiatrice che si ritrova in competizione con la sua voce sintetica o della moderatrice che deve gestire contenuti violenti mostrano il costo umano nascosto dell’IA. Il libro denuncia come il lavoro in questo settore riproduca disuguaglianze globali e come dietro la retorica dell’innovazione si nasconda un mondo di lavoro frammentato e precario.
“Io, Liza” , l’autobiografia di Liza Minnelli scritta con Michael Feinstein, esce in occasione dell’ottantesimo compleanno della star americana. Figlia di Judy Garland e Vincente Minnelli, Liza ripercorre senza filtri una vita sempre in bilico tra grande successo e difficoltà personali.
Il libro non è solo la cronaca di una carriera, ma un racconto che alterna momenti di gloria a cadute dolorose: relazioni complicate, malattie, dipendenze, aborti spontanei e divorzi. Il tono è diretto, spesso ironico, e racconta la storia di una donna che non si è mai arresa, capace sempre di trovare nuove ragioni per andare avanti. Un memoir che mostra il prezzo e la bellezza di una vita sotto i riflettori, tra palco e realtà.
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