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Stefano Massini a Libri Come: tra Trump e Putin, chi vince è chi fa più paura sull’Ucraina

Le bombe continuano a cadere, ma Vladimir Putin e Donald Trump sembrano guardare altrove, come se il conflitto in Ucraina non li riguardasse davvero. Da un lato, il presidente russo tiene stretto il timone delle operazioni militari, senza mostrare segni di cedimento; dall’altro, l’ex presidente americano lancia parole che agitano tensioni, senza preoccuparsi delle conseguenze. Nessuno dei due vuole ammettere il proprio ruolo nell’espansione imperialista, preferendo ignorare le accuse che si scambiano. Intanto, la guerra divora vite e speranze, mentre sul palco internazionale si rincorrono dichiarazioni vuote e contraddittorie, senza traccia di una soluzione concreta all’orizzonte.

Ucraina, tra eserciti e strategie: il ruolo di Mosca e Washington

La guerra in Ucraina, cominciata nel 2014 e peggiorata nel 2022, ha stravolto gli equilibri in Europa. Putin ha puntato su una macchina militare pesante per spingere la sua politica di espansione, con l’obiettivo chiaro di riaffermare il controllo russo su aree strategiche. Dall’altra parte, gli Stati Uniti hanno scelto di sostenere Kiev con armi e pressioni politiche su Mosca, alimentando uno scontro che si muove dentro un quadro più ampio di rivalità globali.

Molti vedono nell’azione di Putin un moderno tentativo di imperialismo: un allargamento forzato del potere russo ai danni dei Paesi vicini. La strategia militare russa non mira solo all’Ucraina, ma a influenzare l’intera Europa orientale e l’area euroasiatica, imponendo un nuovo ordine con la forza delle armi. Gli Stati Uniti, sotto Trump, hanno mostrato un atteggiamento ambivalente: da un lato hanno incrementato il sostegno a Kiev, dall’altro alcune sue dichiarazioni tradivano una sottovalutazione dell’impatto globale della crisi e una certa apertura al dialogo con Mosca senza condizioni.

Trump e Putin: nessuna autocritica sull’imperialismo reciproco

Il punto centrale sta proprio nell’atteggiamento condiviso da Trump e Putin davanti alle accuse di imperialismo che si scambiano. Entrambi fanno finta di niente o minimizzano le conseguenze delle proprie mosse, chiudendo gli occhi sulle politiche aggressive che alimentano la tensione. Il Cremlino allarga i propri interessi con interventi militari diretti, mentre gli Stati Uniti mantengono una presenza strategica globale che molti considerano un esercizio di potere imperiale in varie regioni.

Nonostante l’imperialismo di Mosca sia spesso al centro delle critiche, Trump, da ex presidente e figura di rilievo della politica americana, evita di affrontare i comportamenti di Washington in altre aree. Questo doppio standard emerge chiaramente nelle sue uscite pubbliche, che raramente mettono in discussione il ruolo attivo degli Stati Uniti in conflitti economici e militari nel mondo, o la portata dell’egemonia americana. Allo stesso modo, Putin non ammette mai il suo ruolo aggressivo e giustifica le sue azioni come difesa legittima degli interessi russi.

Questa mancanza di autocritica alimenta un circolo vizioso di ostilità che blocca ogni possibilità di costruire un terreno comune per la pace. In sostanza, entrambi i leader sembrano intenzionati a mantenere aperto lo scontro senza voler davvero misurare la portata degli interessi imperiali in gioco.

La guerra che pesa sulle spalle dei civili, la pace che resta lontana

Nel frattempo, la crisi in Ucraina si abbatte duramente sulla vita di milioni di persone. Città come Mariupol, Bucha e Kharkiv continuano a subire bombardamenti, deportazioni e interruzioni di servizi essenziali. Il sostegno internazionale, pur presente, non basta a fermare le violenze e spesso i negoziati arrancano, più condizionati da calcoli strategici che da una reale voglia di pace.

Senza una pressione politica decisa che spinga i protagonisti a rivedere le proprie posizioni, il rischio di un’escalation senza fine resta altissimo. L’attenzione del mondo è puntata sull’Ucraina, ma spesso lascia spazio a manovre che bloccano qualsiasi compromesso. Le tensioni tra Russia e Stati Uniti, alimentate da messaggi contraddittori e ambigui dei rispettivi leader, creano un clima in cui la tregua sembra un sogno irraggiungibile.

Sul terreno, la guerra è diventata un fenomeno complesso, legato a rivalità che superano di gran lunga i confini ucraini. In questo quadro, il fatto che Trump e Putin chiudano gli occhi di fronte alle proprie responsabilità imperialiste porta a un’impasse che si traduce solo in sofferenza e incertezza per chi vive questa tragedia ogni giorno.

Redazione

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