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Liberty a Brescia: nuove opere inedite e numeri record a Palazzo Martinengo

Nel 2022, Palazzo Martinengo ha registrato un’impennata di visitatori: +76% in pochi anni, con oltre 230 mila ingressi. Numeri che parlano da soli. La chiave? Una programmazione che non lascia nulla al caso, capace di attirare chi ama l’arte con mostre che vanno dall’Ottocento ai primi decenni del Novecento. Dopo le rassegne dedicate ai Macchiaioli e alla Belle Époque, ora tocca al Liberty, un movimento che colpisce per la sua forza visiva. Le sale del palazzo si animano con opere rare, fotografie e filmati d’epoca, offrendo uno sguardo intenso e inedito su un capitolo fondamentale della storia artistica.

Tra divisionismo, Liberty e uno stile tutto da scoprire

La mostra copre un periodo che va dalla fine dell’Ottocento ai primi decenni del Novecento, un’epoca in cui le correnti artistiche si mescolano e si contaminano. Gli artisti in esposizione non si fermano alle regole degli stili prevalenti. Prendiamo Plinio Nomellini: famoso soprattutto per il divisionismo, ha però sperimentato anche con le decorazioni floreali tipiche del Liberty. Felice Casorati, invece, si distingue per la sua versatilità. La sua tela “Persone” del 1910, esposta nella seconda sala, indaga il rapporto tra figura umana e natura con uno sguardo profondo e raffinato. I curatori – Anna Villari, Manuel Carrera e Davide Dotti – hanno scelto con cura, escludendo opere legate al simbolismo, movimento più introspettivo e diverso nel tono. Questo approccio garantisce un percorso espositivo coerente, scientifico ma anche esteticamente coinvolgente.

Opere inedite e materiali d’epoca per riscoprire un tesoro nascosto

Uno degli aspetti più interessanti della mostra sono le opere provenienti da collezioni private, spesso mai viste dal pubblico. “Bambini in campagna” di Nomellini, considerata perduta fino a poco tempo fa, torna finalmente visibile. Tra i pezzi più preziosi c’è il “Ritratto della marchesa Edith Oliver Dusmet” di Vittorio Matteo Corcos, recuperato dai depositi della Galleria nazionale d’arte antica di Roma. Dalle collezioni private arrivano anche ceramiche di Galileo Chini e abiti d’epoca, che non sono solo ornamenti, ma vere e proprie testimonianze del contesto storico e culturale. Da segnalare poi la sezione dedicata a fotografie e spezzoni di film d’epoca, forme d’arte emergenti all’inizio del Novecento. Questi materiali catturano l’eleganza Liberty, soprattutto nelle figure femminili. Il percorso mette in dialogo dipinti, sculture, manifesti e arredi, mostrando come il Liberty permeasse tutti gli aspetti della vita quotidiana – soprattutto nelle classi più agiate – fino alla comunicazione di massa, attraverso pubblicità e manifesti.

Il Liberty a Brescia: un fenomeno rapido e intenso

Il Liberty si diffuse in Europa nei primi anni del Novecento, per poi spegnersi con la Prima guerra mondiale. Questa rapida evoluzione ha spinto i curatori a organizzare la mostra per temi, con un’attenzione particolare ai motivi floreali e vegetali che caratterizzano lo stile. Il nome stesso deriva dai grandi magazzini londinesi Liberty & Co., simbolo di un’epoca in cui artigianato e design si intrecciavano con una nuova sensibilità estetica. Opere come quelle di Vittorio Matteo Corcos, che ritraggono nobildonne con grande eleganza, testimoniano la diffusione dello stile tra l’alta società. La mostra non si limita a esporre opere, ma racconta un fenomeno artistico inserito nel suo contesto storico e sociale.

Donne Liberty: simboli di bellezza, natura e modernità

La figura femminile è al centro del percorso espositivo. Dipinti di Amedeo Bocchi, Alessandro Battaglia e Giovanni Battista Carpanetto mostrano donne immerse in giardini e ambientazioni floreali, simboli di bellezza e di un legame speciale con la natura. Le donne ritratte spesso appaiono in pose che suggeriscono un cammino verso l’emancipazione personale e sociale, con sguardi decisi e consapevoli. Accanto ai dipinti, le fotografie vintage – realizzate con tecniche come la stampa al platino – rafforzano questo ritratto di modernità. Le dive del cinema muto, come Lyda Borelli, incarnano il fascino e la complessità della donna Liberty, immortalata nei primi film. La mostra, con le sue armonie, decorazioni e richiami alla natura, racconta anche la reazione delle città industriali agli eccessi della modernità, proponendo un ritorno idealizzato a un rapporto più stretto con l’ambiente, un tema che resta attuale ancora oggi.

Redazione

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