A Bologna, sotto i soffitti affrescati del Settecento, prende vita PIETRO, una galleria che non si limita a esporre quadri. Aperta nel maggio 2023 in via Galliera 20, all’interno del Palazzo Tanari, questa nuova realtà mescola arte contemporanea e storia con una naturalezza sorprendente. Tra una cappella intatta e stanze dai volumi insoliti, i visitatori si trovano immersi in un’atmosfera carica di memorie ma aperta al futuro. Qui, materiali inaspettati e una luce studiata trasformano ogni mostra in un’esperienza che parla di passato e innovazione, senza soluzione di continuità.
PIETRO trova la sua casa in Palazzo Tanari, un edificio storico che diventa parte integrante dell’esperienza artistica. Tre ambienti diversi per forma e atmosfera si susseguono: si parte da un grande salone quadrato, con soffitti affrescati che risalgono alla fine del XVIII secolo e richiamano un giardino all’italiana, omaggio alle radici culturali di Bologna. La seconda stanza è una piccola cappella di famiglia, conservata con cura, che dona al luogo un’anima sacra e offre un momento di silenzio e riflessione. Infine, si arriva a uno spazio dalla forma “troncoconica”, con pareti bianche e curve che creano un ambiente raccolto, quasi “uterino”, perfetto per installazioni che cercano un contatto diretto con il pubblico. Questo gioco di contrasti tra antico e contemporaneo dà vita a un laboratorio dinamico, capace di far convivere epoche e linguaggi diversi.
L’idea di PIETRO nasce dalla mente di Simone Gheduzzi, architetto con anni di esperienza, che ha voluto mettere a disposizione uno spazio per raccogliere e far crescere stimoli vari. L’obiettivo iniziale era creare una “stanza delle meraviglie” moderna, dove non solo esporre opere d’arte, ma anche ospitare idee e momenti di confronto. Quello che sembrava un luogo intimo si è subito trasformato in un punto d’incontro per artisti, curatori e studiosi. L’architettura diventa così il tema portante della proposta culturale: non solo contenitore ma anima e collante delle iniziative, grazie a un dialogo continuo tra forme e contenuti. PIETRO si è mostrata fin da subito aperta alla sperimentazione, sfruttando uno spazio unico per dare visibilità a progetti innovativi.
Dall’apertura, PIETRO ha proposto un calendario fitto di eventi che mixano ricerca e novità. Nel 2023, durante il festival perAspera, ha ospitato “Tears from the Void” del collettivo Gradiente — formato da Enrico Fedrigoni, Vincenzo Scorza ed Eleonora Fabrizi — un progetto che ha esplorato il rapporto tra suono e percezione, coinvolgendo il pubblico in un’esperienza immersiva. Sempre nel 2023, la mostra “Vola”, dedicata a Roberto Rizzoli e curata da Marcello Tedesco, ha ampliato lo sguardo sulla creatività contemporanea. Nel 2024, in occasione di ART CITY Bologna, è arrivato lo special project “Still Life. The Studio of Giorgio Morandi”, curato da Lorenzo Balbi e Alessia Masi, che ha ricostruito lo studio privato del celebre pittore, restituendo quell’atmosfera silenziosa e domestica che ha segnato la sua arte.
Nel 2024, la collaborazione con la Galleria Studio G7 ha portato “Cubito”, progetto personale dell’artista bulgaro Alexandar Petkov, a confermare la vocazione di PIETRO verso scambi oltreconfine. Nel 2025, è stato il turno di Jacopo Mazzonelli con “Afterimage”, curato da Niccolò Giacomazzi, seguito dalla doppia mostra “questo silenzio intorno” con Domenico Grenci ed Eugenia Del Bue. L’apertura internazionale si è rafforzata anche con “Da Oriente a Occidente”, curata da Niccolò Riccardo Peng, che ha messo a confronto le culture italiana e cinese. Questi eventi ribadiscono il ruolo di PIETRO come centro propulsore di idee, dove convergono percorsi diversi e si intrecciano influenze da tutto il mondo.
L’attuale mostra, visitabile fino al 15 marzo 2026, è “Permanent Loss of Signal”, personale di Valerio D’Angelo curata da Niccolò Giacomazzi. Il progetto trasforma profondamente gli spazi della galleria, creando un’atmosfera sospesa tra futuro e ricordo. All’ingresso, una grande antenna satellitare in movimento sembra cercare segnali invisibili: un simbolo di un evento catastrofico mai precisato, che ha lasciato solo silenzi e tracce sfumate. Le opere si distribuiscono tra le stanze, dove luce, tecnologia e materiali compositi costruiscono un racconto sulla condizione attuale. Il percorso mette a fuoco temi come solitudine, bisogno di riconoscimento e fragilità dei sistemi di comunicazione. La mostra invita a riflettere sulla tecnologia, vista sia come mezzo di connessione sia come possibile causa di isolamento.
Con PIETRO, Bologna si ritrova un luogo con un’identità solida: unisce la sua storia a un approccio contemporaneo e multidisciplinare, mantenendo uno sguardo internazionale e un forte impegno nella ricerca artistica. Il programma continua a proporre progetti che attraversano campi culturali diversi, stimolando dibattiti e confronti fra artisti, architetti e pensatori.
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