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Biennale di Venezia: Labics trasforma il Padiglione Centrale con un restyling innovativo e sostenibile

Nel cuore dei Giardini della Biennale, il Padiglione Centrale si presenta sotto una nuova luce. Un restyling che non si limita a rimettere a nuovo un edificio storico, ma riscrive la sua stessa storia. Non è cosa da tutti i giorni vedere un simbolo architettonico trasformarsi così profondamente, senza perdere la propria anima. Il lavoro, completato nei tempi stabiliti, ha restituito a Venezia uno spazio capace di dialogare con la natura circostante, pronto ad accogliere le esposizioni future con una versatilità e una coerenza finora impensate.

Un secolo di storia, un progetto unico

Costruito tra il 1894 e il 1895 per la prima Esposizione Internazionale d’Arte, il Padiglione Centrale ha visto passare nel tempo grandi nomi dell’architettura come Enrico Trevisanato, Ernesto Basile, Carlo Scarpa, Gio Ponti e Louis Kahn. Ma mai prima d’ora un intervento ha coinvolto l’intero edificio in modo unitario. Questa opportunità è stata affidata allo studio Labics, vincitore di una gara pubblica nel 2024.

Il risultato è una vera rigenerazione: un mix tra conservazione e innovazione che gli architetti definiscono “riscrittura” e “palinsesto”. Un modo per mantenere vivi i segni della storia, integrandoli in un disegno moderno. Gli spazi, ora di 5.400 metri quadrati, sono uniformi e flessibili, senza cancellare le tracce del passato. L’intervento ha risposto alle esigenze di accessibilità e funzionalità, ma ha anche aperto il padiglione all’esterno: la luce naturale, i Giardini e le vedute sull’acqua sono diventati protagonisti di un nuovo modo di vivere lo spazio espositivo.

Storia e contemporaneità: il dialogo di Labics

Maria Claudia Clemente e Francesco Isidori, fondatori di Labics, raccontano la doppia sfida del progetto: mantenere la struttura e la sequenza originale degli ambienti, adattandoli però alle necessità di oggi. Non un semplice restauro, ma una vera reinvenzione. Il rapporto con l’area verde è stato rivoluzionato: il Padiglione ora si apre verso il parco e l’acqua grazie a nuove strutture in legno, chiamate “altane”.

Leggere e trasparenti, queste altane affiancano l’edificio senza sovrastarlo, creando nuovi spazi all’aperto. Sono pensate come luoghi di incontro, che ampliano l’esperienza espositiva oltre le mura, offrendo nuove possibilità a visitatori e organizzatori. Il legno usato richiama i colori e le atmosfere tipiche di Venezia, richiamando i bacari e gli squeri della città.

Materiali e scelte tecniche dietro il restyling

Uno degli aspetti più delicati è stato il rifacimento della copertura, ora realizzata con lastre di zinco titanio. Questo ha permesso di ottenere tetti puliti e leggibili, in netto contrasto con le stratificazioni precedenti, ma funzionali a un disegno complessivo chiaro e omogeneo. Il progetto ha anche previsto la rimozione di superfetazioni, la ridefinizione dei percorsi interni e la revisione degli accessi secondo standard moderni.

Il legno domina le altane, conferendo loro una leggerezza quasi sospesa, come se fossero elementi appena posati sull’edificio storico. Questi interventi danno al Padiglione un carattere riconoscibile, mantenendo però un continuo dialogo con l’architettura del passato. Il risultato sono ambienti che raccontano la storia di Venezia attraverso materiali e dettagli che richiamano la città e il suo paesaggio urbano.

Labics tra Venezia, Ferrara e Roma: un filo conduttore tra tutela e innovazione

Negli ultimi anni, Labics ha lavorato anche su altri edifici storici importanti, come il Palazzo dei Diamanti a Ferrara. Qui l’approccio è stato più conservativo, rispettando l’ordine rinascimentale con interventi rigorosi. A Venezia, invece, la libertà concessa ha portato a una vera e propria reinventazione del Padiglione, con modifiche importanti agli spazi e alle coperture, puntando su un rapporto più stretto con il contesto.

Lo studio è impegnato anche a Roma, dove sta progettando una nuova biblioteca pubblica, la “Città del Sole”, vicino alla stazione Tiburtina, con consegna prevista per giugno 2026. Questo spazio vuole diventare un polo culturale per la città, offrendo nuove opportunità di lettura e studio. In attesa di aggiornamenti invece la direzione dei lavori nell’area monumentale dei Fori Imperiali, dopo un cambio di gestione.

Con questi progetti, Labics conferma una sua cifra: un equilibrio tra tutela e innovazione, con un’attenzione costante al contesto storico e urbano. Un modo di lavorare che arricchisce il patrimonio culturale italiano in tutte le sue sfumature.

Redazione

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