A Bologna, alla Pinacoteca Nazionale, una ventata fresca scuote l’arte veneziana contemporanea. More Than This riunisce per la prima volta un gruppo di artisti tra i trenta e i quaranta anni, molti formati all’Accademia di Venezia e all’Atelier F. Li chiamano la “nuova Scuola di Venezia”, ma è un’etichetta che rischia di appiattire un mondo molto più sfaccettato. Qui, tra dipinti, installazioni tessili e mosaici, si intrecciano linguaggi che oscillano tra un’astrazione leggera e una matericità palpabile. Non c’è rigidità, solo un dialogo costante con la tradizione e tra loro stessi. Dietro tutto questo c’è Daniele Capra, curatore e studioso, che ha messo a fuoco cosa significa oggi fare parte di un gruppo artistico veneziano. Ne emerge un discorso vivo sulla comunità, sul contemporaneo e sul ruolo – mai scontato – della pittura in un panorama culturale ricco ma frammentato.
L’Atelier F è molto più di uno studio: è un luogo dove si insegna, si lavora e si cresce insieme, nato e sviluppato all’interno dell’Accademia di Belle Arti di Venezia. Fin dai primi anni Duemila, e soprattutto nella seconda metà del decennio, si è creato un ambiente dove studenti, insegnanti e artisti già affermati si incontrano e scambiano idee, mescolando esperienze e punti di vista. Carlo Di Raco e Martino Scavezzon, docenti carismatici, insieme ai giovani allievi costruiscono una relazione orizzontale, fatta di confronto e scambio, che va oltre il tradizionale rapporto maestro-allievo. Gli incontri in aula e i workshop estivi sono momenti chiave per alimentare una crescita collettiva, trasformando la pittura in una pratica aperta, dialogica e sperimentale.
Questo atelier non impone uno stile preciso, ma crea le condizioni perché ognuno possa cercare la propria voce dentro un contesto condiviso. La coesione nasce più dal metodo e dal clima di supporto reciproco che da un’omogeneità estetica. È proprio questa impostazione “community-driven” che distingue nettamente il gruppo veneziano da una scuola tradizionale: si lavora fianco a fianco, si discute senza competizione, e le opere diventano pezzi di un patrimonio collettivo. Un ecosistema che dà vita a quella che Capra chiama un’intelligenza collettiva, senza aderire a schemi rigidi o manifesti.
Oggi parlare di “Scuola di Venezia” significa ripensare il termine stesso di scuola artistica. In passato, questa parola indicava soprattutto somiglianze stilistiche e temi comuni. Oggi, invece, si tende a chiamare “scuole” gruppi che si aggregano per affinità culturali e sociali più che per un linguaggio estetico uniforme . L’Atelier F rientra in questa seconda categoria, ma con una particolarità: è il metodo condiviso e il lavoro di gruppo a tenere uniti questi pittori, più che un linguaggio visivo comune.
Nonostante questa base comune, le opere di More Than This mostrano poetiche molto diverse. La pittura “felicemente rugginosa” di Francesco Cima e Paolo Pretolani convive con la precisione tecnica di Chiara Calore, che si esprime tramite arazzi, e Chiara Peruch, specialista in mosaico. Nebojša Despotović, Jingge Dong, Maria Giovanna Zanella e Beatrice Gelmetti lavorano su immagini rarefatte e delicate, mentre Thomas Braida, Aleksander Velišček e Adelisa Selimbašić puntano a una pittura più decisa, radicata in simboli e figure riconoscibili. Danilo Stojanović, infine, sceglie una via di mezzo tra frammentazione e figura intera, trovando un equilibrio instabile tra astrazione e rappresentazione.
Questi stili così diversi convivono grazie al terreno comune della pratica e del rapporto con l’opera, vista come un dialogo vivo e mai definito una volta per tutte. L’assenza di dogmi e di ideologie rende la “Scuola di Venezia” dell’Atelier F un fenomeno vivo, aperto e stimolante.
La mostra a Bologna mette insieme dodici artisti scelti tra i tanti che orbitano intorno all’Atelier F. Questa selezione non può certo mostrare tutto un fenomeno in crescita e complesso, ma ne dà un’idea chiara della forza e della varietà. Alcuni pittori hanno preferito non partecipare, forse per prendere le distanze dal loro passato o per evitare di essere catalogati come “membri della scuola”.
Il curatore ha scelto di puntare sulla vitalità e la diversità delle singole voci, senza adottare un taglio troppo storico o analitico. Ogni artista presenta più lavori e racconta brevemente le proprie scelte, offrendo al pubblico un’esperienza diretta delle tensioni, dei punti di forza e delle complessità del gruppo. L’obiettivo è mostrare un presente dinamico, dove il lavoro individuale si intreccia al confronto collettivo.
La mostra restituisce così un quadro non rigido, ma vivido di un panorama artistico in divenire, dove la tradizione veneziana si confronta con il presente senza retorica.
Venezia ha sempre avuto un legame stretto con la pittura. Le sue caratteristiche – un tessuto urbano unico, una vita sociale intensa – creano un ambiente favorevole allo scambio e alla pratica artistica. Quel filo che lega Venezia alla pittura non si è mai spezzato, anche se ha attraversato momenti difficili legati a mode o mercati.
Passeggiando tra gli studi in centro e in terraferma o entrando nelle aule dell’Accademia, si capisce come la tradizione venga continuamente smontata, rielaborata e riportata al presente. Gli artisti dell’Atelier F proseguono questo percorso senza dogmi, mettendo mano al passato per rinnovare il presente. Venezia, pur ferma nel suo paesaggio millenario, resta una culla indispensabile per la creatività contemporanea, capace di unire storia e sperimentazione.
More Than This è la testimonianza di questa vitalità, un invito a riflettere sul senso dei collettivi artistici oggi, in un’epoca segnata dall’individualismo e dalla frammentazione. La mostra ci spinge a guardare da vicino come si costruisce, lentamente, un nuovo racconto artistico e culturale nel cuore della laguna.
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