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Nel Consolato Italiano di Porto Alegre svela “MADRE”: il murale che riscrive la storia dell’emigrazione italiana in Brasile

A Porto Alegre, una madre gigante domina la città
Non è una statua, ma un murale alto 45 metri e largo 9, dipinto sulla facciata della futura sede del Consolato Generale d’Italia nel Rio Grande do Sul. Non celebra l’imprenditore o il lavoratore italiano di un tempo, come spesso accade. Qui si racconta la storia di chi ha attraversato l’oceano per tenere vive tradizioni, lingua e valori: la donna, la madre, il vero cuore dell’emigrazione italiana. Dietro questa immagine potente, l’artista Hanna Lucatelli e la curatrice Giulia Lavinia Lupo hanno voluto rompere gli schemi, restituendo a quel viaggio un volto nuovo, autentico e carico di memoria.

La donna protagonista: una rivoluzione nel murale Madre a Porto Alegre

Hanna Lucatelli, nata a San Paolo nel 1990, ha costruito la sua carriera mettendo in primo piano la presenza femminile negli spazi urbani, rompendo con le immagini abituali in cui le donne spesso sono solo decorazioni o simboli vuoti. Nei suoi murali, le figure femminili hanno una forza e una dignità autentiche, capaci di trasformare l’energia del luogo che le ospita. Nel caso di MADRE a Porto Alegre, l’opera si lega a una storia ancora molto viva in quella parte del Brasile: la forte impronta italiana e le sue tradizioni culturali, soprattutto femminili, che si sono conservate come un vero patrimonio identitario.

Non c’è una singola protagonista, ma una presenza archetipa che rappresenta la donna-madre migrante. Questa figura emerge dal confronto con testimonianze e storie raccolte, che subito hanno mostrato come finora il racconto fosse quasi esclusivamente centrato sugli uomini — lavoratori, fondatori, capi famiglia — mentre la voce delle donne restava quasi invisibile, confinata ai margini. Lucatelli ha voluto far emergere in modo chiaro quella figura che ha portato avanti la quotidianità, la cultura e la memoria di generazione in generazione, sacrificando e costruendo senza clamore.

Il murale e la città: un dialogo che è anche politica

La scelta del muro come spazio per MADRE non è stata casuale. Hanna Lucatelli racconta di aver trovato nello spazio pubblico la possibilità di dare vita a un linguaggio politico, capace di arrivare a un pubblico vasto e vario. A differenza di un quadro in un museo o in galleria, il murale entra nella vita quotidiana di chi passa per strada. La pittura di strada diventa così uno strumento diretto, facile da leggere, capace di far riflettere chiunque si fermi anche solo per un attimo.

L’artista mantiene un linguaggio figurativo e accessibile perché vuole che l’opera parli non solo a chi è abituato all’arte urbana o ha una formazione specifica, ma anche a chi si trova “di corsa”, senza particolari conoscenze artistiche. Il metodo di Lucatelli nasce dalla volontà di dialogare davvero con il luogo, ascoltandone la storia e il contesto sociale, evitando di imporre immagini forzate. In MADRE questo si traduce in una figura femminile materna, capace di trasmettere un sentimento collettivo complesso e profondo.

Voci dalla comunità: un progetto costruito insieme

La nascita di MADRE ha coinvolto non solo l’artista, ma anche la curatrice Giulia Lavinia Lupo, che ha seguito il progetto fin dall’inizio per il Consolato Generale d’Italia. Lupo sottolinea che l’obiettivo era lontano dall’idea di una celebrazione tradizionale dell’emigrazione italiana. Il Brasile, e in particolare il Rio Grande do Sul, conserva un’eredità italiana forte, ma spesso raccontata con immagini stereotipate e narrazioni classiche.

La volontà principale era quindi spostare l’attenzione e mettere in luce un lato diverso dell’esperienza migratoria, dando spazio a storie vissute e poco raccontate fino a quel momento, soprattutto grazie al coinvolgimento diretto della comunità locale. Lupo ha voluto evitare un semplice decoro su un muro e ha lavorato per far emergere storie vere, portando in primo piano la prospettiva femminile come chiave di lettura.

Per la curatrice, mettere la figura della madre al centro, invece delle solite narrazioni maschili, cambia completamente il modo di raccontare l’emigrazione. Non è più una storia eroica di lavoro o conquista, ma un’esperienza emotiva e culturale complessa. La madre non è solo una presenza che “accompagna”, ma porta con sé interi mondi di valori, coraggio e responsabilità.

Maternità e arte: la sfida di Hanna Lucatelli

Per Hanna Lucatelli la figura femminile è sempre stata un soggetto difficile da rappresentare, lontano dagli stereotipi imposti dai media e dalla tradizione visiva. La sua esperienza personale di madre ha influenzato profondamente la scelta e il modo in cui racconta questa presenza materna in MADRE.

La maternità è fatta di tempi frammentati, impegni continui e grandi responsabilità emotive. Conciliarla con il lavoro artistico richiede sacrifici e compromessi, ma allo stesso tempo la rende più vulnerabile e aperta alle emozioni, qualità che Lucatelli trasferisce nelle sue opere. Nel murale si percepisce questa doppia tensione: l’amore e la cura per i figli, la fatica di portare un peso enorme da sola, la centralità ma anche la solitudine della maternità.

L’artista sottolinea anche come la figura materna sia spesso dimenticata o quasi sparita nell’arte contemporanea, e proprio per questo sentiva il bisogno di riportarla sotto gli occhi di tutti, con tutta la sua complessità e forza umana. Il murale diventa così un riconoscimento e una valorizzazione di una realtà spesso invisibile o messa ai margini.

Madri e memoria: un messaggio che parla al presente

MADRE restituisce all’emigrazione italiana un volto più umano e vissuto, più ampio e articolato rispetto ai racconti tradizionali. La scritta sul muro — “Madre della memoria attraverso l’oceano per seminare futuro” — riassume bene il senso profondo dell’opera. Non è solo un omaggio al passato, ma un invito a riconoscere e valorizzare il coraggio e la tenacia che ancora oggi fanno parte di un’eredità complessa.

La figura materna nel murale assume un valore universale: richiama il coraggio di chi supera barriere fisiche e culturali, il peso di chi tiene insieme famiglie e comunità, e la dignità di chi spesso resta nascosta ma sostiene le radici di un’identità. MADRE parla tanto di storia quanto di presente, offrendo uno sguardo che fa riflettere e crea un legame emotivo con chi guarda.

Il progetto a Porto Alegre dimostra come l’arte urbana possa diventare uno strumento di memoria collettiva e senso civico, aprendo spazi nuovi per il dialogo e la rappresentazione. Il murale di Hanna Lucatelli non celebra un passato idealizzato, ma restituisce una storia a volto umano, cogliendone la complessità e la forza che ancora attraversano il tempo.

Redazione

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