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Maglieria Etica: Il Segreto Sostenibile del Brand Milanese Vitelli Spiegato dal Fondatore

Nel cuore pulsante di Milano, tra vecchie macchine da maglieria e fili intrecciati, si intreccia una storia che va oltre il semplice vestire. Vitelli nasce così, nel 2016, dalle mani di Mauro Simionato, che ha trasformato scarti tessili e filati usati in qualcosa di vivo, sostenibile, capace di raccontare molto più di una moda effimera. Qui, ogni capo non è solo un prodotto: è un pezzo di cultura, un frammento di comunità, un incontro tra tradizione artigiana italiana e influenze internazionali. È un progetto che parla di inclusione, ricerca e creatività, un linguaggio che fonde musica e lavoro manuale, spingendo la maglieria rigenerata oltre i confini del semplice abbigliamento.

Vitelli nasce da un’idea chiara: la maglieria come cultura

Vitelli prende forma nel 2016, presentando a Milano pezzi unici di maglieria in cashmere trattato digitalmente, un tentativo di rivedere in chiave punk i classici del Made in Italy. L’obiettivo era già chiaro: non solo moda, ma espressione culturale e artistica. Mauro Simionato, con alle spalle esperienze nell’art direction e consulenza creativa per brand internazionali, ha voluto spostare l’attenzione dalla semplice estetica al valore della materia prima e del processo. Una scelta controcorrente, radicata però nel presente e nella storia della comunità produttiva.

La sostenibilità prende forma con il Doomboh®, un processo semi-artigianale nato in collaborazione con fabbriche italiane. Qui si recuperano scarti tessili di qualità, lavorati su macchinari anni Ottanta. L’idea è chiara: mantenere viva la tradizione del Made in Italy, rispettando rigenerazione e inclusività. L’atelier Organic Knitting Theatre di Porta Venezia, a Milano, è stato da subito il laboratorio creativo dove filati recuperati diventano prodotti che sfidano la moda monocromatica e abbracciano un ecosistema culturale più ampio.

Un collettivo in continua evoluzione, tra lavoro condiviso e pausa necessaria

Vitelli non è una impresa tradizionale, ma una piattaforma collettiva. Fin dall’inizio ha coinvolto una decina di collaboratori stabili a Milano — artigiani, creativi, professionisti — uniti da un metodo di lavoro basato sulla collaborazione e sulla valorizzazione delle diverse competenze. A questo gruppo si è aggiunta una rete più ampia, con partecipanti da tutto il mondo, che ha alimentato la produzione e la visione culturale del brand.

Il 2025 ha segnato una svolta con un anno di pausa. Da un lato la crisi del mercato moda ha imposto un blocco, dall’altro Simionato ha scelto di prendersi tempo per uno studio profondo e un’analisi interna critica. Non è stata una fuga, ma una riflessione necessaria per ripensare il progetto, senza perdere la voglia di ricerca e autenticità. Anche con l’atelier chiuso, il team ha continuato a lavorare da remoto e in altre forme.

Questa struttura a rete permette a Vitelli di restare forte e radicato, pur assorbendo influenze diverse senza perdere coerenza. Ogni persona coinvolta, anche solo per un periodo, è parte di un patrimonio condiviso di valori, esperienze e competenze, dando vita a un approccio aperto e dinamico.

Sostenibilità e contaminazioni: la materia che si trasforma

Per Vitelli sostenibilità significa molto più che usare materiali ecologici. È un percorso che parte dalla selezione di filati e scarti tessili di qualità, come cashmere, denim o sughero macinato, per sviluppare tecniche produttive innovative e rigenerative. Il Doomboh® nasce proprio da qui: dal recupero di materiali pregiati, recuperati da diverse filiere artigianali, che diventano il punto di partenza per nuove trame e linguaggi visivi.

Simionato sottolinea che il brand non ha mai avuto una gamma di prodotti prestabilita: ogni materiale impone limiti e apre possibilità, e l’atelier deve rispettarli e trasformarli. È un dialogo continuo tra passato e presente, dove lo scarto diventa stimolo creativo. Un modello che potrebbe ispirare anche l’industria più grande.

Il racconto di Vitelli si lega alla “Gioventù Cosmica”, un fenomeno italiano degli anni Ottanta che univa musica, clubbing e uno stile di vita anticonvenzionale. La stessa energia che oggi anima Vitelli, dove sonorità sperimentali e spirito underground accompagnano la ricerca tessile, trasformando la moda in esperienza culturale e sonora.

L’artigianato italiano tra tradizione e sperimentazione

Simionato racconta come il passaggio dall’immagine alla produzione gli abbia aperto gli occhi sul valore umano e tecnico del Made in Italy. Le botteghe di oggi sono le fabbriche di maglieria venete, dove da anni si tessono capi per grandi maison, in un equilibrio tra creatività e competenza tecnica.

I “Barun”, artigiani e responsabili di macchina, custodiscono un sapere antico sul funzionamento e le potenzialità dei macchinari industriali. Il loro lavoro è un dialogo vivo tra uomo e tecnologia, un incontro che ha fatto del Made in Italy un modello riconosciuto in tutto il mondo.

Il racconto di Vitelli conferma che in Italia tecnico e creativo lavorano fianco a fianco, come in una bottega rinascimentale. Le combinazioni insolite di materiali e macchinari — filati “sbagliati” o macchine “non convenzionali” — portano a prodotti ibridi, nuovi e pieni di significato.

Didattica e collaborazioni internazionali per la maglieria di domani

Dal 2022 Mauro Simionato guida il laboratorio MA Ecodesign Fashion Ecology all’Università IUAV di Venezia, puntando a unire sostenibilità e produzione tessile tradizionale. Venezia, con i suoi distretti manifatturieri, è il luogo ideale per sviluppare protocolli di eco-design e formare nuove generazioni di designer e artigiani.

Tra le iniziative recenti c’è un progetto con il Nepal, in collaborazione con il Knotcraft Center, che aiuta donne nepalesi a valorizzare tecniche tradizionali di tessitura e intreccio. Qui si usano fibre vegetali come ortica Allo, canapa, banana e pino, mettendo in dialogo la manifattura manuale con le capacità industriali italiane.

Questa contaminazione tra tessitura nepalese e maglieria meccanica italiana darà vita a prodotti ibridi, a metà strada tra abbigliamento e arte, sfidando il concetto stesso di “indossabile”. La collaborazione coinvolgerà anche istituzioni accademiche di entrambi i paesi, creando un ponte di scambio culturale e tecnico.

Nonostante pause e difficoltà, questo percorso resta fedele alla ricerca e alla pratica tra tradizione e innovazione. Vitelli rimane un progetto vivo, capace di reinventarsi senza perdere la propria identità né il legame con i valori originari.

Redazione

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