Bruxelles, primavera 2026: la città si risveglia con un’esplosione di arte
Bruxelles, primavera 2026: la città si risveglia con un’esplosione di arte che va oltre la celebre Art Brussels, giunta alla sua 42esima edizione. Certo, la grande fiera catalizza folle e riflettori, ma sotto la superficie c’è un mondo meno visibile, fatto di fondazioni e gallerie indipendenti dove l’arte pulsa con forza diversa. In questi angoli nascosti, lontani dal caos turistico, si respira una creatività autentica, fresca, che racconta storie nuove. Ho percorso queste vie meno battute per incontrare opere e artisti fuori dal coro, e vi racconto cosa ho scoperto.
Il diario di felicità di Jean-Michel Othoniel alla Boghossian Foundation
Villa Empain, la casa della Boghossian Foundation, ospita fino al 4 ottobre “Diary of Happiness”, la prima grande mostra brussellese di Jean-Michel Othoniel. Più di cento opere che raccontano trent’anni di viaggi e incontri in giro per il mondo: Armenia, Italia, Giappone, Stati Uniti. Othoniel mette in scena le sue radici culturali e i suoi scambi con questi Paesi attraverso sculture imponenti e installazioni, ma anche con una serie rara di acquerelli, quasi appunti visivi che svelano la sua parte più intima e poetica.
Entrare in Villa Empain significa immergersi in un diario fatto di spazi di riflessione e memoria. Le stanze si trasformano in tappe di un viaggio che unisce sogno, trasformazione e ritorno, temi centrali nella poetica dell’artista francese. È un percorso che dimostra come l’arte possa raccogliere storie personali e universali, restituendo una felicità vissuta e filtrata attraverso materiali diversi. Questa mostra conferma il ruolo della Fondazione come ponte tra culture, radicata nel locale ma con uno sguardo aperto sul mondo.
Caroline Achaintre e il cambiamento dell’identità alla Verrière
Fino al 4 luglio, alla Fondazione La Verrière, c’è “Extrazimmer”, la personale di Caroline Achaintre, artista di Tolosa nota per i suoi arazzi “pelosi” popolati da maschere tribali e figure ibride. Il titolo richiama il saggio di Virginia Woolf “A Room of One’s Own” e mette al centro il tema dello spazio creativo come luogo di cambiamento personale e artistico.
La mostra mette in dialogo le opere di Achaintre con quelle di altri artisti come Anna Zemánková, pittrice ceca dal tratto visionario, e Régis Jocteur Monrozier, designer che lavora su materiali e forme in modo innovativo. In uno spazio vivo e dinamico, le opere si intrecciano e si rispondono, creando un percorso che unisce arte, design e memoria. Il visitatore è spinto a riflettere sul rapporto tra oggetti e segni, tradizione e innovazione, immaginazione e realtà. La mostra si distingue per l’attenzione alla materia e alla dimensione tattile, tipica del lavoro di Achaintre.
Art & Language e il confronto generazionale alla Fondation CAB
Alla Fondation CAB fino al 9 maggio si può vedere “Art & Language, 1965 – 2025”, un viaggio nei sessant’anni di attività di questo collettivo che ha rivoluzionato l’arte concettuale. L’esposizione riunisce documenti, testi, dipinti, partiture e oggetti, tutti legati al linguaggio inteso come cuore dell’opera d’arte.
In parallelo, fino al 31 ottobre, si svolge “Abstract Constructions”, confronto tra Nassos Daphnis e Rita McBride. I dipinti Hard-Edge di Daphnis, con i loro colori netti e superfici lisce, dialogano con le sculture tridimensionali di McBride che danno forma e spazio alla linea e al volume. Ne nasce un’esperienza che fonde pittura, scultura e architettura. Sempre fino a ottobre, c’è “Jean Prouvé, Inventor of Houses”, dedicata all’architetto e designer parigino che ha rivoluzionato la prefabbricazione abitativa. Tra fotografie d’archivio, mobili iconici e elementi prefabbricati, si racconta la ricerca di un equilibrio tra funzionalità, estetica e modernità.
Il nido reinventato tra arte e design al MAD Brussels
Al MAD Brussels, fino al 25 aprile, si può visitare “Home Sweet Home”, curata dalla stylist svizzera Connie Hüsser. La mostra presenta oltre settantacinque casette per uccelli, reinterpretate da designer belgi e internazionali. Questi oggetti tradizionali si trasformano in creazioni artistiche, realizzate con materiali diversi come ceramica, metallo, tessuti e legno.
Il progetto indaga il concetto di casa, andando oltre la funzione pratica per riflettere sul rapporto tra abitare, cura e bellezza, sia per l’uomo che per la natura. La casetta per uccelli diventa un simbolo di identità e protezione, declinato in forme delicate o scultoree. Un modo leggero ma profondo per guardare all’arte che sa unire gioco e riflessione.
Hangar Brussels: la fotografia che racconta la vita di tutti i giorni
L’Hangar di Brussels, spazio dedicato alla fotografia, ospita fino al 17 maggio due mostre che colpiscono per intensità emotiva. “The House” di Lee Shulman ricostruisce un interno domestico degli anni Cinquanta mescolando foto amatoriali, mobili e oggetti d’epoca. Non è solo una mostra, ma un’installazione che fa rivivere momenti semplici e pieni di memoria: le immagini si fanno tessere di un mosaico di vita quotidiana.
In contemporanea, “Family Stories” raccoglie i racconti di sette fotografi internazionali sul tema della famiglia. Tra loro Daesung Lee, Alma Haser e Danilo Zocatelli Cesco, che esplorano il legame familiare come un terreno ricco di emozioni, contrasti e cambiamenti. Questa doppia mostra dimostra come la fotografia possa scavare nella memoria, personale e collettiva.
Wiels: tra memoria, mito e identità
Al centro d’arte Wiels si possono vedere due mostre fino a maggio e agosto. “Confabulations” di Marie Zolamian parla di spostamento, accoglienza e memoria collettiva. L’artista libanese crea paesaggi e figure che mescolano simboli orientali e occidentali, dal passato più remoto a immagini quotidiane, in un racconto in continuo movimento.
“Burning the Days”, dedicata a Lutz Bacher, artista californiana scomparsa nel 2019, esplora il suo lavoro eclettico tra fotografia, scultura, video e ready-made. Con ironia e spirito sovversivo, Bacher indaga il mito americano, usando simboli come Elvis Presley e riferimenti alle armi, trasformando materiali di scarto in opere ambigue e critiche. Due mostre che mostrano la varietà di linguaggi e punti di vista della scena contemporanea.
Spazi indipendenti che raccontano storie diverse
La Galerie La Patinoire Royale Bach propone fino al 25 luglio “Hope it was worth it”, personale di Renaud Auguste-Dormeuil. Qui arazzi antichi si sovrappongono a mappe stellari legate a eventi storici, creando un racconto che unisce umanità e cosmo. La pittura dorata interviene su documenti d’archivio per raccontare momenti cruciali del passato in modo fuori dal tempo.
Alla Foundation Astichting, fino a metà maggio, c’è “RePose ExPose CounterPose” di Tarrah Krajnak. L’artista riflette sulle origini e sull’identità culturale usando fotografia, poesia e performance, partendo dalla sua esperienza tra Perù e Stati Uniti.
Botanique ospita fino al 10 maggio “Decadance” di Valentin Capony, un allestimento che trasforma la sala in un casinò psichedelico ispirato ai cartomanti del XVIII secolo a Bruxelles. Con un mazzo di tarocchi reinventato, l’artista crea installazioni che evocano rituali e archeologia urbana, per un’esperienza coinvolgente e originale.
Infine, La Loge presenta fino a fine giugno “Euridice Zaituna Kala”, un’installazione immersiva dove lastre di vetro e neon rosa costruiscono un paesaggio sensoriale che parla di memoria, acqua e natura. Un’“archeologia affettiva” che raccoglie storie nascoste e racconti marginali.





