Quando Sarzana ha saputo di non essere stata scelta come Capitale Italiana della Cultura 2028, molti si aspettavano un passo indietro. Invece, la città ha reagito con determinazione. Il gruppo dietro la candidatura ha deciso di non lasciare tutto nel cassetto: il dossier si trasforma in un piano triennale, da qui al 2028, che punta a far leva sulla cultura come vero volano di crescita. Un percorso costruito in oltre dieci anni, che ora prende forma concreta. Senza il titolo ufficiale, Sarzana si prepara a cambiare volto, con una strategia che intreccia urbanistica, turismo e sviluppo economico. Un progetto ambizioso, che parla di futuro.
Cultura come infrastruttura: la nuova sfida di Sarzana
Sarzana vuole abbandonare l’idea della cultura come evento isolato o occasione sporadica. Nel piano triennale, la cultura diventa una vera e propria infrastruttura, un sistema che collega luoghi, persone e saperi nel tempo. Il progetto si articola su tre livelli strettamente legati. Il primo riguarda il patrimonio culturale e ambientale: la città e il paesaggio intorno non sono più solo uno sfondo, ma spazi vivi da valorizzare e integrare nel progetto culturale. L’attenzione al contesto naturale e urbano si traduce in una nuova prospettiva che ne riconosce il ruolo nel tessuto culturale.
Il secondo livello punta sulla comunità. L’accesso alla cultura deve allargarsi, coinvolgendo cittadini e associazioni in una partecipazione attiva e duratura. La co-progettazione diventa così essenziale per mettere al centro la produzione culturale diffusa, distribuendo opportunità e responsabilità. La dimensione sociale si trasforma in un vero pilastro, con la cultura usata come strumento di coesione e crescita.
Infine, il terzo livello riguarda la conoscenza. Sarzana punta a entrare in reti ampie di formazione, innovazione e produzione culturale. L’obiettivo è superare la divisione tra centro e periferia, promuovendo un modello territoriale diffuso. Questa rete mira a stimolare collaborazioni e sinergie tra realtà diverse, con l’attenzione all’innovazione e al rafforzamento delle competenze.
Economia, turismo sostenibile e identità: il cuore del progetto culturale
Nel piano di Sarzana, l’economia gioca un ruolo importante. La cultura diventa leva per lo sviluppo del territorio, con un legame chiaro al Made in Italy. Così si valorizzano filiere locali come artigianato e piccole imprese, insieme ai saperi tradizionali tipici della zona. L’obiettivo è rafforzare un’identità forte ma aperta, capace di aumentare l’attrattività e la qualità del tessuto produttivo.
Il turismo è un altro punto chiave. La città punta su un’esperienza “lenta”, che valorizzi la scoperta approfondita piuttosto che visite veloci e superficiali. L’idea è creare percorsi che allunghino la permanenza dei visitatori e producano un impatto più equilibrato sul territorio. Sarzana vuole farsi conoscere come un posto da vivere con calma, puntando su qualità e sostenibilità.
Non mancano collaborazioni e reti sul territorio, come quella con l’Area Ligure Apuana e il rapporto con Pietrasanta, centro artistico vicino e consolidato. L’approccio punta a superare la competizione tra città, immaginando invece un sistema integrato e collaborativo. La sinergia tra comuni e realtà culturali rafforza il territorio, diffondendo benefici e attrattive in modo più ampio.
Per comunicare al meglio, Sarzana ha organizzato i flussi informativi su tre livelli: istituzionale, turistico e culturale. Così si assicura una narrazione chiara e coerente, tra spazi fisici e digitali, amplificando la visibilità del progetto e delle sue finalità.
Governance e sostegno nazionale: come il piano diventa realtà
Dietro a tutto c’è una governance solida. Il Comitato Scientifico, nato durante la candidatura come organo consultivo, continua a lavorare trasformandosi in un organismo permanente di indirizzo. Questo garantisce un controllo costante e una guida strategica aggiornata, capace di coordinare tutte le attività.
Il percorso di Sarzana si inserisce nel più ampio programma nazionale “Cantiere Città”, promosso dal Ministero della Cultura e dalla Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali. L’iniziativa offre supporto tecnico e operativo alle città finaliste per trasformare i dossier in piani concreti e sostenibili. Far parte di “Cantiere Città” è decisivo per evitare che il lavoro resti solo su carta.
Così Sarzana si pone come modello che guarda al lungo periodo, con strumenti e alleanze in grado di rendere possibili azioni concrete. Trasformare il dossier in un piano culturale integrato apre nuove strade per la città e per tutto il territorio, andando oltre il semplice evento per puntare su politiche culturali diffuse e sostenibili.





