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Wu Jian’an alle Terme di Diocleziano: la mostra che unisce arte cinese e cultura italiana conquista Roma

Le Terme di Diocleziano, silenziose da tempo, si animano di nuovo. Stavolta a portare nuova linfa è Wu Jian’an, artista cinese classe 1980, nato a Pechino. La sua mostra, Metamorphoses. L’arte che trasforma, segna un appuntamento raro: uno dei più giovani a esporre in esclusiva in questo luogo storico del Museo Nazionale Romano. Il suo lavoro è un ponte, una sfida tra culture: quella cinese e quella italiana, Oriente e Occidente che si incontrano e si rispecchiano, a volte si scontrano. A raccontare i retroscena di questa mostra, il curatore Umberto Croppi, presidente dell’Accademia di Belle Arti di Roma, che ne traccia il filo nascosto.

Un incontro a Venezia apre la strada a Roma

Era il 2017 quando Croppi e Wu Jian’an si incontrano alla 57ª Biennale di Venezia, dove l’artista rappresentava la Cina. Fu lì che scattò l’intesa intorno al tema della mitologia, sia orientale che occidentale. L’idea di una mostra a Roma nacque da quel confronto, con le Terme di Diocleziano subito in cima alla lista. Wu rimase affascinato dall’imponenza e dalla bellezza del sito. Le sale X, XI e XI bis del Museo Nazionale Romano si rivelarono il palcoscenico perfetto, un luogo dove le sue opere potessero dialogare con la storia e la simbologia dell’ambiente.

Wu non si limita a una tecnica sola, ma sperimenta materiali e supporti diversi, con un approccio che unisce cultura e storia, letteratura e mito. La vera sfida è stata creare un allestimento che rispettasse e valorizzasse lo spazio, mettendo in relazione le opere con i mosaici antichi e l’atmosfera monumentale delle terme.

Metamorfosi, tra Ovidio e giochi di luce

Al centro della mostra c’è il tema della metamorfosi, tratto dall’opera di Ovidio a cui il titolo fa esplicito riferimento. Il percorso mette in luce il continuo mutare di forme e identità, intrecciando immaginari mitologici di mondi lontani tra loro.

La sala principale riserva un colpo d’occhio potente: il mosaico romano di Ercole e Acheloo, un capolavoro del III secolo d.C. di 80 metri quadrati, si trova accanto all’installazione The Heaven of Nine Levels , un’opera in cuoio traforato. Posizionata perpendicolarmente al pavimento, proietta ombre vive sul mosaico, creando un gioco di luci che mette in risalto il contrasto tra caos e ordine, luce e ombra, temi cari alla cosmologia dell’artista.

Questo dialogo tra antico e moderno non è solo una questione estetica, ma apre a riflessioni profonde sulle trasformazioni universali, trasportando chi visita tra storia e filosofia.

Il ciclo delle stagioni: un tempo che scorre

Tra le opere in mostra spicca la serie The Eternal Cycle – Running Through the Seasons, quattro pannelli realizzati tra il 2024 e il 2025, parte della più ampia serie Incarnations iniziata nel 2011. Wu Jian’an ha perfezionato una tecnica meticolosa: migliaia di figurine di carta intagliata e dipinta a mano, sovrapposte su tela di seta, fissate con cera d’api e cucite con fili di cotone.

I pannelli raccontano le stagioni, dal verde brillante della primavera ai toni caldi dell’autunno, con figure che sembrano correre verso il futuro in un movimento incessante. Nel percorso espositivo, questi lavori dialogano idealmente con un mosaico del II secolo d.C. sotto cui campeggia la scritta “γνῶθι σαυτόν” , suggerendo una doppia riflessione sul tempo e sulla conoscenza interiore, temi che attraversano sia la filosofia greca che quella cinese.

Xíng Tiān, l’eroe della trasformazione

Al centro di un’altra sezione ci sono sette pannelli intitolati Xíng Tiān , che raccontano la leggenda di un eroe mitologico cinese, simbolo di coraggio e forza indomita. Per Wu Jian’an, Xíng Tiān rappresenta l’energia vitale che cambia e si rinnova senza fine.

Le opere usano colori diversi per evocare tempi e luoghi in continuo mutamento, suggerendo uno spazio fluido e una dimensione temporale dinamica. L’eroe diventa così metafora di una vitalità che attraversa culture ed epoche, confermando il tema centrale della mostra.

Tradizione e innovazione: l’arte di Wu Jian’an

Wu Jian’an si presenta come un artista capace di mescolare culture lontane senza forzature. La sua formazione classica e il ruolo di direttore di un’accademia d’arte a Pechino si riflettono nella sua abilità di unire riferimenti orientali e occidentali in un linguaggio visivo originale.

Le tecniche che usa sono molte: dal vetro soffiato al cuoio, dal collage di carta dipinta alla scultura. Ai miti si intrecciano elementi naturali e animali, accostati a temi legati all’inconscio umano, patrimonio di tutte le culture.

Il percorso espositivo evidenzia questa fusione culturale e la continua tensione tra passato e presente. Le opere si inseriscono naturalmente nel contesto delle terme, un luogo che da secoli è simbolo di trasformazione e rinascita.

Taoismo, riti antichi e leggerezza del vetro

Il pensiero taoista attraversa tutta la ricerca di Wu Jian’an, influenzando forme e contenuti. In The Heaven of Nine Levels, il cuoio traforato richiama il corpo astrale, che nel taoismo collega l’uomo al cosmo su un piano spirituale. Questa figura crea un ponte tra culture esoteriche e filosofie orientali.

Il cuoio, inoltre, richiama antiche tradizioni cinesi: nei riti, veniva usato per tamburi capaci di unire cielo e terra con il suono. L’installazione Masks , con 360 maschere in cuoio intagliato, trasforma lo spazio in un luogo di riflessione su materia, spirito, natura e civiltà.

Le sculture in vetro, invece, giocano con la trasparenza e la leggerezza del materiale. La serie Invisible Faces, iniziata nel 2019, racconta le metamorfosi attraverso la luce e la forma mutevoli. I volti trasparenti sembrano cambiare a ogni sguardo, evocando presenze misteriose e fantasmi mitologici.

Una mostra che apre al dialogo culturale

Il successo della mostra va oltre le aspettative, con un pubblico numeroso e coinvolto. Non si tratta solo di visite o like sui social, ma di recensioni approfondite e discussioni che confermano l’interesse suscitato.

Questo scambio culturale tra Oriente e Occidente è proprio il cuore dell’iniziativa. Wu Jian’an mostra come la conoscenza reciproca possa aprire nuove prospettive sulle identità culturali.

Quel che sembra un incontro tra mondi lontani si rivela invece un dialogo ricco di affinità, messo in scena in uno spazio carico di memoria e trasformazione.

Fino al 17 maggio 2026, chi varca la soglia delle Terme di Diocleziano può lasciarsi trasportare in un viaggio dove arte, storia e mito si intrecciano, raccontando un dialogo vivo e attuale.

Redazione

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