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Maarten van Heemskerck e la Roma del Cinquecento: la mostra che svela la Città Eterna vista da uno straniero

Nel silenzio dei vicoli romani, tra mura consumate dal tempo, si nasconde lo sguardo di un pittore straniero vissuto oltre quattro secoli fa. Maarten van Heemskerck, artista olandese del Cinquecento, ha immortalato Roma con una precisione che sorprende ancora oggi. All’Istituto Centrale per la Grafica, le sue opere sono esposte fino al 7 giugno 2026: schizzi, disegni e incisioni che diventano una vera e propria mappa visiva, capace di raccontare la città eterna come pochi hanno saputo fare. Un viaggio nel passato, tracciato da penne e matite d’epoca, che svela una Roma diversa, affascinante e autentica.

Van Heemskerck a Roma: tra disegni precisi e visioni urbane

Maarten van Heemskerck , pittore e incisore olandese, visse a Roma dal 1532 al 1536, un periodo decisivo per la sua carriera. Qui realizzò una serie di disegni che ritraggono con cura elementi architettonici, rovine antiche e monumenti famosi. Oggi conservati al Kupferstichkabinett di Berlino, questi lavori sono tra i primi tentativi di descrivere Roma con metodo, mescolando osservazione diretta e fantasia artistica. Un esempio è la “Veduta da Santa Maria in Aracoeli al Colosseo”, che offre uno sguardo allo stesso tempo documentario e interpretativo sulla città.

Non si tratta di semplici schizzi: ogni disegno esplora il rapporto tra passato e presente, tra l’oggetto reale e la sua rappresentazione grafica. La “Testa del Laocoonte” mostra bene questa tensione, con un’attenzione ai dettagli che mette in luce le potenzialità espressive del segno.

Un dialogo tra collezioni italiane e prestiti internazionali

La mostra, curata da Tatjana Bartsch, Rita Bernini e Giorgio Marini con la collaborazione di Julia Cosima Hagge ed Eleonora Magli, non si limita alle opere di Van Heemskerck. L’Istituto Centrale per la Grafica arricchisce l’esposizione con oltre sessanta pezzi della propria collezione, tra disegni, stampe, matrici calcografiche e fotografie d’archivio, creando un confronto stimolante con i lavori esposti.

Non mancano poi prestiti da istituzioni di primo piano come la Bibliotheca Hertziana – Istituto Max Planck per la storia dell’arte, con guide cinquecentesche e fotografie d’epoca, i Musei Capitolini con alcune sculture selezionate, e l’Istituto Archeologico Germanico di Roma con un volume raro. Questi contributi esterni tessono un filo diretto tra i disegni di Van Heemskerck e i documenti originali, mettendo in luce come si sia trasformata la città attraverso codici visivi diversi.

Così la mostra diventa un’occasione per capire come Roma veniva studiata e reinterpretata dagli artisti stranieri nel Rinascimento, mostrandola da molteplici angolazioni.

L’Istituto Centrale per la Grafica, custode e promotore del patrimonio romano

Con la nuova direzione di Fabio De Chirico, l’Istituto Centrale per la Grafica vive una fase di rilancio. L’obiettivo è rafforzare il suo ruolo sia nella tutela sia nella promozione delle collezioni, diventando sempre più un museo e centro culturale di riferimento dentro la Direzione Generale Musei. La missione è chiara: facilitare l’accesso del pubblico e diffondere la conoscenza di un patrimonio prezioso, che spazia da stampe e disegni a matrici e fotografie d’archivio.

De Chirico sottolinea anche l’importanza di costruire ponti con le arti visive contemporanee, per tenere vivo il dialogo tra passato e presente e sostenere una presenza culturale attiva, sia a Roma che all’estero.

Così il pubblico, italiano e straniero, trova un luogo dove la storia dell’arte si intreccia con la ricerca, dando spazio a testimonianze visive che sono il cuore dell’identità artistica della città. Questo approccio dimostra come la valorizzazione culturale passi attraverso l’incontro tra discipline, istituzioni e linguaggi artistici diversi.

La mostra su Maarten van Heemskerck non è solo un’esposizione, ma un punto di partenza per capire come si è formata la memoria visiva di Roma nel Rinascimento e come questa abbia influenzato l’arte europea. L’Istituto conferma così la sua vocazione di centro vivo, attento alle radici culturali e proiettato verso il futuro della ricerca artistica.

Redazione

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