Biennale di Venezia: il Padiglione Ibiza invade una pizzeria da asporto a Dorsoduro

Nel cuore pulsante di Campo Santa Margherita, tra il brusio dei clienti e il profumo della pizza appena sfornata, prende vita un’esperienza insolita: il Padiglione Ibiza. Non è una galleria né un museo, ma una pizzeria da asporto, Pizza al Volo, che diventa palcoscenico d’arte. Dal 7 al 9 maggio, questo angolo di Dorsoduro si trasforma in un laboratorio a cielo aperto, dove artisti internazionali si incontrano e si confrontano con chiunque passi di lì. È un intreccio inatteso tra quotidianità e creatività, un dialogo che sfida le convenzioni della Biennale d’Arte 2026. Qui, l’arte non si osserva a distanza: si respira, si vive, si fa.

Quando la pizzeria si trasforma in spazio d’arte

Il Padiglione Ibiza non è una mostra come tutte le altre. La sfida sta proprio nel trasformare un luogo pensato per il cibo da asporto in uno spazio creativo e aperto. Campo Santa Margherita, con la sua atmosfera popolare e vivace, fa da sfondo a questa metamorfosi: Pizza al Volo si fa teatro e laboratorio, un punto di incontro dove il tempo si dilata. Qui puoi fermarti per guardare un’opera o partecipare a un’attività, senza fretta.

L’idea è coinvolgere la città stessa, mescolando il passeggio dei turisti, le abitudini dei veneziani e la curiosità degli appassionati d’arte. Lo spazio si riempie di colori, forme e azioni che si susseguono senza sosta, dando vita a un vero e proprio laboratorio urbano in movimento. Così Dorsoduro si arricchisce di un evento che ridefinisce la Biennale, rendendola più accessibile e immediata.

Artisti e linguaggi: Ibiza oltre il mare

Dietro al progetto c’è la curatela di Margherita Chiarva, con il supporto di Victoria Genzini e Gabriele Della Maddalena. Il gruppo di artisti coinvolti non si limita a Ibiza come luogo geografico, ma ne condivide lo spirito e le esperienze. Il risultato è una narrazione fatta di media diversi e approcci multipli.

La mostra presenta fotografie e rituali performativi di Chiarva e Noemi Manser, che lavorano sulle tracce della memoria e del cambiamento attraverso gesti rituali. A queste si affiancano le sculture in ceramica di Beatrice Dettori, che portano una materia solida e concreta nella conversazione artistica. I tessuti di Liz Kueneke, infine, coinvolgono il pubblico con pratiche partecipative, sottolineando il valore della collettività e della condivisione.

Un padiglione che si costruisce insieme

Il vero motore del Padiglione Ibiza è l’interazione con chi arriva. Il programma è fitto di performance e momenti di partecipazione che spingono a un rapporto diretto con le opere e tra i visitatori. Le sculture tattili di Cosima, artista svizzero-italiana, invitano a un contatto fisico con l’arte, mentre le pratiche somatiche di Maria Giulia Alvigini puntano sull’esperienza sensoriale.

Ci sono anche sessioni di ricamo collettivo e letture di tarocchi, momenti in cui l’arte si fa gesto condiviso, superando la semplice contemplazione per entrare nella dimensione del fare insieme. Il padiglione si trasforma così in un organismo vivo, che risponde all’energia del pubblico e valorizza il processo creativo come esperienza relazionale. Le attività si svolgono dal mezzogiorno al tardo pomeriggio del 7 e 8 maggio, per poi chiudere nel primo pomeriggio del 9, confermando la natura fluida e aperta dell’evento.

Il Padiglione Ibiza a Venezia segna un passo importante nel rapporto tra arte contemporanea e città. Tra rituali, esposizioni e momenti di condivisione, coinvolge un pubblico ampio in un luogo inaspettato. Nel cuore di Dorsoduro, a Campo Santa Margherita, l’arte si fa pratica quotidiana, si abbraccia e si costruisce, aprendo nuove strade per vivere la cultura di oggi.

Change privacy settings
×