A Sesto Calende, un ex casolare rurale ha cambiato volto: ora ospita Spazio Luce, un nuovo cuore pulsante per l’arte contemporanea. Non è solo una galleria, ma un ponte tra passato e presente, memoria e invenzione. La Fondazione Giancarlo Sangregorio ha ridato vita a questo luogo, dedicandolo a mostre temporanee, eventi e progetti di giovani artisti. Un modo concreto per onorare l’eredità di uno dei grandi scultori italiani del Novecento.
Dopo anni di abbandono, l’edificio si è risvegliato, intrecciando radici storiche a uno sguardo deciso verso il futuro. Spazio Luce non è soltanto un’inaugurazione: è un invito a esplorare una collezione preziosa, che racconta il legame profondo tra Sangregorio e i protagonisti più innovativi dell’arte italiana della seconda metà del secolo scorso.
Scegliere un edificio rurale rinnovato non è un dettaglio casuale. Il restauro si sposa con la volontà di mantenere saldi i legami con il territorio, radicando la cultura in un contesto locale ma aperto a tutti. Spazio Luce nasce così come un luogo vivo, che non ospita solo esposizioni, ma anche eventi culturali che coinvolgono artisti emergenti e favoriscono il dialogo con la comunità.
La fondazione, che porta il nome e l’eredità di Giancarlo Sangregorio, vuole ampliare la sua rete artistica nella provincia di Varese e oltre, proponendosi come punto di riferimento per chi vuole approfondire l’arte del secondo Novecento. Il calendario è già ricco di appuntamenti pensati per stimolare la riflessione e mescolare linguaggi artistici diversi.
Per l’esordio, Spazio Luce punta su un titolo diretto e immediato: “Incontri. Da Fontana a Baj, da Rotella a Mondino. Una collezione svelata”, aperta dal 16 maggio al 27 settembre 2026. Curata da Lorella Giudici, la mostra offre un viaggio nella collezione privata di Sangregorio con 34 opere importanti tra sculture, dipinti e litografie.
Tra gli artisti in mostra figurano Lucio Fontana, padre dello spazialismo; Enrico Baj, con le sue opere ironiche e provocatorie; Mimmo Rotella, maestro del décollage; e Aldo Mondino, noto per l’uso originale di colore e materiali. Ogni pezzo racconta non solo una storia artistica, ma anche un legame personale, un ricordo condiviso da Sangregorio, trasformando la mostra in un racconto intimo e collettivo allo stesso tempo.
Sono esposte anche opere cariche di valore affettivo, come la testa in bronzo “Il vento” di Arturo Martini o la litografia “Donne con la collana” di Massimo Campigli, scelte non solo per la loro importanza storica ma anche per il rapporto speciale che Sangregorio aveva con quegli artisti.
Nel corso della sua carriera, Sangregorio ha incontrato e collaborato con molti artisti di spicco del secondo Novecento italiano. Le mostre collettive a cui ha partecipato hanno segnato spesso l’inizio di amicizie e percorsi condivisi.
Accanto a figure come Maria Luisa de Romans, sua prima compagna e fonte d’ispirazione, Sangregorio ha vissuto e lavorato con “vicini di casa” professionali come Lucio Fontana, Enrico Baj, Silvio Monti, Kengiro Azuma e Vittore Frattini. Questi rapporti si sono rafforzati grazie a esperienze collettive, dalle trasferte ad Albissola Marina, dove Sergio Dangelo aveva fondato un centro culturale dedicato alla sperimentazione, fino all’originale concerto di pietre organizzato con Pietro Pirelli, una performance fuori dal comune.
Questi legami personali e professionali si riflettono chiaramente nella collezione, che diventa un racconto a più voci. Il patrimonio della Fondazione Sangregorio testimonia così un periodo ricco di scambi, innovazioni e passioni umane.
Lorella Giudici, curatrice della mostra inaugurale, sottolinea come la raccolta di oltre cento opere non sia solo un elenco di grandi nomi, ma una testimonianza viva di amicizie e scambi che hanno segnato gli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta. Ogni lavoro racconta un episodio, un incontro con un collega o un amico pittore o scultore, proveniente da diversi mondi e correnti artistiche.
Giudici evidenzia la varietà di linguaggi presenti, nati dall’evoluzione delle forme e dall’emergere di nuovi stili che hanno segnato un’epoca. La mostra racconta così non solo l’esperienza di Sangregorio, ma anche un cambiamento più ampio nel sistema artistico del secondo Novecento, proponendo opere che aprono finestre su temi interiori, sociali, simbolici e contemporanei.
Il progetto espositivo si presenta come un’occasione per immergersi in un patrimonio culturale complesso, ricco di storie e significati, custodito con cura dalla Fondazione Giancarlo Sangregorio nel cuore di Sesto Calende.
Nel cuore di Firenze, una vecchia fabbrica di sigari, costruita negli anni Trenta da Pier…
Sul tappeto rosso di Cannes, un attore ha rotto il silenzio con una confessione pesante:…
Il 14 giugno 1986, a Ginevra, moriva Jorge Luis Borges. Sono passati quarant’anni, eppure il…
A Napoli, fino al 6 settembre, prende vita una mostra che non lascia spazio all’indifferenza:…
Nel 2024, il bianco ha smesso di essere solo un colore qualsiasi. Lo si vede…
Nel 1982, Luigi Ghirri avvertiva già un pericolo: la fotografia che sostituisce la realtà, senza…