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Nuovo progetto residenziale alla Manifattura Tabacchi di Firenze: intervista agli architetti di Studio Dragò

Nel cuore di Firenze, una vecchia fabbrica di sigari, costruita negli anni Trenta da Pier Luigi Nervi, si trasforma. La Manifattura Tabacchi, simbolo di un’epoca industriale, sta per accogliere una nuova vita. Tra qualche anno, nel 2026, 34 abitazioni prenderanno forma in questi spazi, dove passato e futuro si incontrano. Non è solo un restauro, ma un progetto che riscrive il modo di abitare, mescolando memoria industriale e sostenibilità ambientale. Qui, comunità e natura non sono più separate, ma intrecciate in un dialogo che guarda avanti.

Rinnovare senza cancellare: la sfida della Manifattura Tabacchi

La Manifattura Tabacchi è molto più di un edificio: è un simbolo della Firenze del Novecento, un pezzo di storia industriale disegnato da Pier Luigi Nervi. Il progetto in corso non vuole negare questa eredità, ma trovare un equilibrio tra conservazione e innovazione. Studio Dragò, con i progettisti David Lopez Quincoces e Fanny Bauer Grung, ha scelto di rispettare l’identità originale, aggiungendo nuove funzioni e tecnologie senza stravolgere gli spazi. La parola d’ordine è “misura”: partire da quello che c’è, migliorandolo con attenzione. Così il passato e il presente si incontrano, valorizzando ogni dettaglio dell’edificio.

Il verde che trasforma la città e la vita

Qui il verde non è un’appendice, ma parte integrante del progetto. Nei complessi industriali del passato, come questo, gli spazi esterni erano spesso trascurati. Oggi invece diventano strumenti per migliorare il clima urbano e la biodiversità. Il verde collega aree private e comuni, trasformando angoli un tempo di servizio in luoghi di incontro. Terrazze, logge e giardini pensili ampliano la casa verso l’esterno, creando un dialogo continuo con la città. Il risultato è un sistema abitativo aperto e sostenibile, dove le vecchie strutture produttive si trasformano in spazi vivibili, pronti a rispondere alle nuove esigenze della vita urbana.

Conservare, innovare, vivere: l’equilibrio quotidiano

Gli architetti non si sono limitati a proteggere la storia. Hanno integrato tecnologie moderne e nuove funzioni per rendere gli spazi più efficienti. Le parti storiche sono state preservate con cura, mentre gli elementi nuovi sono stati inseriti con discrezione per non alterare il carattere originale. La luce naturale, i materiali scelti, le finiture: tutto è studiato per valorizzare i volumi industriali, ma anche per creare un’atmosfera accogliente e domestica. L’obiettivo è chiaro: ambienti comodi e funzionali, che rispondano alle esigenze di chi ci abita senza perdere il legame con il passato.

Più di una casa: costruire comunità

Il progetto vuole superare l’idea della casa come luogo isolato. Si ispira alla tradizione fiorentina fatta di cortili, chiostri e vicinati, puntando a creare una vera comunità. Spazi comuni e servizi condivisi sono pensati per favorire incontri e relazioni, per dare un senso di appartenenza. Si lascia da parte l’individualismo e anche il modello funzionalista, puntando invece su una socialità naturale e inclusiva. I tetti diventano giardini pensili, spazi per socializzare, rilassarsi o lavorare in modo informale, migliorando la qualità della vita senza invadere lo spazio pubblico.

Crescere senza consumare: la densificazione invisibile

Il progetto non prevede nuove espansioni o consumo di suolo. Lavora sull’esistente, rispettando la forma originale degli edifici. La densità abitativa cresce quasi senza farsi notare, valorizzando superfici inutilizzate come le coperture, trasformate in nuovi spazi verdi e comuni. Così si evitano sovraccarichi funzionali, si migliora il microclima e la qualità della vita in città. La rigenerazione riguarda non solo gli spazi fisici, ma anche il modo di abitare, mantenendo saldo il legame con la Firenze storica e proponendo una nuova visione di vita comunitaria e sostenibile per il 2024.

Redazione

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