«Non c’è, non si trova, non esiste.» È il titolo secco e tagliente del report 2025 firmato dall’associazione Caratteri Cubitali e dal gruppo Lato A. In Italia, quando si parla di accessibilità nei festival musicali, il primo vero ostacolo non sono più le rampe o i gradini, ma quel momento che precede tutto: la ricerca online. Cercare informazioni chiare, aggiornate e affidabili sui siti degli eventi si trasforma spesso in una sfida. E senza risposte chiare, molte persone con disabilità si fermano prima ancora di partire. Perché, paradossalmente, l’esclusione comincia dal clic.
Lato A passa al setaccio 100 festival: metà sparisce online sull’accessibilità
Il lavoro di Lato A non è solo numeri buttati lì. È un’indagine fatta sul campo, che mette insieme dati ufficiali e l’esperienza diretta di persone con disabilità. Nel team ci sono attiviste, esperte di accessibilità e persone con disabilità formate per analizzare proprio questo tema. Sono stati presi in esame 100 festival sparsi per l’Italia, scelti per durata e varietà, così da avere un quadro realistico del 2025.
L’attenzione principale è sulla qualità e sulla presenza delle informazioni sull’accessibilità nei siti web ufficiali degli eventi. Una parte spesso trascurata ma fondamentale. Per chi ha una disabilità, programmare la partecipazione a un festival richiede tempo e cura: bisogna sapere se ci sono posti riservati, come si arriva, quali servizi sono disponibili, dai bagni accessibili agli ausili, fino alle misure sanitarie. Se queste info mancano o sono difficili da trovare, il festival diventa subito inaccessibile.
Il risultato è un’Italia dove metà degli eventi non ha nemmeno una pagina dedicata all’accessibilità sui propri siti. Nessuna traccia di servizi o soluzioni offerte. Questo crea una barriera invisibile che scoraggia chi vorrebbe partecipare. E se provi a chiedere direttamente, ti scontri con un altro problema: il 71% dei festival non ha un’email specifica per l’accessibilità. Così le richieste restano senza risposta o vengono ignorate.
Servizi base e comunicazione: un buco nero per i disabili
La mancanza di chiarezza non riguarda solo la comunicazione. Bagni accessibili? Segnalati pochissimo, nell’89% dei casi non ci sono indicazioni. Ancora peggio, quasi tutti i siti non dicono nulla sulla possibilità di portare con sé farmaci o dispositivi medici, e in alcuni casi addirittura vietano senza spiegare il perché. Così chi deve organizzarsi con largo anticipo, tra viaggi e pernottamenti, si ritrova a dover scegliere senza certezze e spesso rinuncia.
Anche il cibo è un tema delicato, soprattutto perché l’80% degli eventi si svolge all’aperto. Il 87% dei festival non offre dettagli su opzioni alimentari, allergie o diete particolari. A volte è addirittura proibito portare cibo da fuori, un ostacolo in più.
E non finisce qui: un quarto degli eventi chiede documenti medici troppo dettagliati, violando le norme sulla privacy. Questa burocrazia, unita alla scarsa trasparenza, crea un circolo vizioso che tiene le persone con disabilità ai margini.
Accessibilità: non un optional, ma parte del progetto fin dall’inizio
Quando l’accessibilità arriva in fondo alla lista delle priorità, i risultati sono sempre deludenti. Il report di Lato A lo dice chiaro: l’accessibilità va pensata fin dall’inizio, non può essere un extra. I costi per renderla reale devono essere messi in conto sin dalla progettazione del festival, così da diventare parte integrante del lavoro.
E non è solo una questione di buon senso. Dal giugno 2025 è in vigore l’European Accessibility Act, che obbliga a rendere accessibili siti web e app per la vendita dei biglietti. La comunicazione digitale deve essere chiara e semplice da navigare. Non si può più fare finta di niente.
Soldi pubblici e trasparenza: pochi chiarimenti, ma qualche esempio da seguire
Il tema delle barriere culturali è tornato sotto i riflettori anche grazie ai finanziamenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per la cultura. Però il report segnala che spesso i festival che ricevono soldi pubblici non spiegano come li usano per l’accessibilità. Questa mancanza di trasparenza rende difficile capire se davvero qualcosa cambia.
Non mancano però esempi positivi. Lo Ypsigrock Festival, che si tiene tra le montagne delle Madonie in Sicilia, è un caso da studiare. Qui l’accessibilità è curata e le informazioni sono chiare e complete, dimostrando che organizzare eventi inclusivi in Italia si può fare.
Accessibilità è partecipazione: un diritto da rispettare
Spesso gli organizzatori tirano fuori scuse: poche risorse, pochi partecipanti con disabilità. Ma è un circolo vizioso. Se non si programma pensando a tutti, le persone con disabilità non vengono, e così sembrano poche. In realtà, quasi un italiano su cinque convive con una disabilità. La cultura deve essere accessibile a tutti.
Caratteri Cubitali lancia un messaggio forte: per superare queste esclusioni serve coinvolgere davvero le persone con disabilità nella progettazione degli eventi. Solo così si possono trovare soluzioni concrete e durature. I festival italiani, e la cultura in generale, devono ancora fare molta strada per diventare davvero accessibili e inclusivi.





