Il 19 maggio 2026 Vienna si è trasformata in un vero e proprio epicentro dell’arte moderna e contemporanea. La Contemporary Week del Dorotheum ha acceso i riflettori su un mercato che, spesso, sembra dominato da New York, ma che qui ha mostrato una vitalità sorprendente. Tra nomi e opere, è stata l’Italia a emergere con forza, grazie soprattutto a Carla Accardi, che ha stabilito nuovi record e confermato il suo ruolo di protagonista indiscussa. Un segnale chiaro: la scena mitteleuropea sa ancora come far parlare di sé.
Carla Accardi: un salto di qualità con un’opera che fa parlare
Il 20 maggio, durante la sessione contemporanea, Carla Accardi ha fissato un nuovo record d’asta con “Fonda Notte Pieno Giorno” . L’opera, composta da tre pannelli di legno dipinti su entrambi i lati, si distingue per la sua struttura insolita: robusta ma leggera allo stesso tempo. La tecnica e lo stile inconfondibile dell’artista, figura chiave del gruppo Forma 1, hanno fatto schizzare il prezzo fino a 520.000 euro, commissioni incluse. È il miglior risultato mai registrato per Accardi all’asta, che ha piazzato l’opera al terzo posto tra i lotti più richiesti della serata. Altri tre pezzi dell’artista, presenti nello stesso catalogo, hanno ottenuto offerte tra i 40.000 e gli 80.000 euro. Questo trend conferma un interesse solido e in crescita per Accardi nel mercato mitteleuropeo.
L’Italia protagonista: prezzi in crescita e conferme di valore
Non solo Accardi: la scuola italiana ha brillato anche con altri nomi. Piero Dorazio ha sorpreso con “Ornato Bianco” , venduto a 260.000 euro, ben oltre la base di 60.000. Emilio Vedova ha confermato il suo peso con “Emerging ’83 ”, aggiudicato per oltre 100.000 euro. Il pubblico ha apprezzato pure i capolavori di Lucio Fontana, Mario Schifano, Ettore Spalletti, Giuseppe Uncini e Gastone Novelli, tutti passati di mano a cifre sopra i 100.000 euro. Una serie di risultati che parla chiaro: il mercato italiano resta solido e sempre più apprezzato oltre confine.
Dorotheum: il palcoscenico internazionale che non tradisce
Il Dorotheum ha dato spazio anche agli artisti stranieri, con risultati di rilievo. Martha Jungwirth, viennese, ha superato ogni attesa con “Fruchtfleisch” , venduto a 429.000 euro partendo da una base di 80.000. Chris Ofili ha ottenuto 390.000 euro con “Trump” , mentre Günther Uecker ha confermato il suo valore con “Strukturfeld” , aggiudicato a 455.000 euro. Spiccano anche le due opere di Mikuláš Medek, che insieme hanno portato a casa 884.000 euro, con “Too Deep a Sleep V” in testa a 546.000 euro, il miglior risultato della serata.
Scultura italiana in vetta: Marini e de Chirico conquistano Vienna
Il 19 maggio, apertura della Contemporary Week, è stata la giornata della scultura italiana. “Il Cavaliere” di Marino Marini ha toccato i 565.000 euro, più del doppio della stima iniziale, diventando il secondo lotto più pagato dopo il pastello di Claude Monet “Waterloo Bridge” , battuto a 611.000 euro. Gino Severini ha superato le aspettative con “Il Paradiso Terrestre” , venduto a 377.000 euro. Due opere monumentali di Giorgio de Chirico, “Apparizione del cavallo in un interno metafisico” e “Cavallo e zebra sulla spiaggia” , hanno totalizzato 559.000 euro. Il segnale è chiaro: l’arte italiana continua a esercitare un fascino forte sui collezionisti mitteleuropei.
Vienna si conferma così un mercato vivace e raffinato, capace di dialogare a livello internazionale senza perdere la propria identità. I risultati del Dorotheum arrivano in un momento delicato per il mercato globale dell’arte, segnato da tensioni geopolitiche ed economiche, ma che mostra comunque segnali di ripresa e crescita. Lo slancio di maggio prepara il terreno per appuntamenti importanti come Art Basel, a giugno 2026, che promette di mantenere questo trend positivo. L’arte italiana continua a giocare un ruolo da protagonista, con Vienna che le riserva un posto di primo piano.





