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Pompei: il direttore Gabriel Zuchtriegel racconta la catastrofe vesuviana nel suo nuovo libro

Quando nel 79 d.C. un’eruzione vulcanica seppellì Pompei, quella città sembrava destinata a rimanere per sempre intrappolata sotto la cenere. Eppure, quasi duemila anni dopo, continua a parlare, a raccontare storie che si intrecciano con il presente. Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco Archeologico dal 2021, ha messo mano a questo racconto con un approccio che va oltre la semplice archeologia: unisce ricerca rigorosa e uno sguardo attento alle sfide culturali di oggi. Nel suo libro “Quando gli dei lasciarono il mondo. L’ultima estate di Pompei” , dà vita a una narrazione che svela una società sospesa tra tradizione e cambiamento.

La sua esperienza, iniziata in Germania ma cresciuta in Italia, parla di passione e dedizione. Non nasconde le difficoltà – le tensioni, le responsabilità immense di chi gestisce un sito complesso come Pompei – ma anche le soddisfazioni di chi riesce a far dialogare passato e presente. Dalla sfida di Paestum fino ai segreti custoditi nelle rovine pompeiane, Zuchtriegel racconta senza filtri il suo lavoro, fatto di ricerca, tutela e comunicazione.

Gestire Pompei: tra tutela, ricerca e visione culturale

Gestire Pompei vuol dire prendersi cura di più di 13mila ambienti archeologici scavati in due secoli. Ogni giorno si deve fare i conti con una complessità enorme, dalla conservazione di strutture fragili fino alla valorizzazione di un patrimonio visitato da milioni di persone. Zuchtriegel arriva da Paestum, dove ha sperimentato un modello chiamato “archeologia circolare”: un approccio che mette insieme ricerca, tutela, gestione e fruizione senza gerarchie, puntando sulla collaborazione tra team multidisciplinari. A Pompei, questa idea si traduce nel coordinare oltre 400 persone, ognuna con competenze diverse ma con un unico obiettivo: mantenere vivo un sito unico al mondo.

La tutela è la sfida più grande, soprattutto a causa degli agenti atmosferici e del passare del tempo. Ogni intervento richiede una pianificazione precisa e un confronto continuo tra esperti. Zuchtriegel racconta che il lavoro va ben oltre la semplice amministrazione: è una missione che unisce amore per il territorio vesuviano e senso di responsabilità verso la memoria storica. Le minacce ricevute durante operazioni di tutela, come l’allontanamento di guide abusive, hanno messo a dura prova il direttore, ma hanno anche rafforzato la squadra e il sostegno istituzionale al progetto.

Pompei che cambia: i segni di una trasformazione culturale

Gli scavi raccontano una città in pieno cambiamento culturale e religioso prima della catastrofe. Le statue, gli spazi sacri e i templi mostrano un paesaggio dove gli antichi culti greci stanno sparendo, lasciando spazio a nuove credenze più fragili. Le divinità, un tempo al centro della vita pubblica e religiosa, diventano ora quasi elementi decorativi nelle case private. Questo segna una rottura con il passato e mette in discussione il ruolo tradizionale della religione nella società.

Zuchtriegel sottolinea che questa trasformazione riguarda non solo l’aspetto materiale, ma anche la vita interiore degli abitanti. Il distacco dalle vecchie divinità preannuncia un conflitto spirituale che attraversa l’epoca, aprendo la strada a nuove forme di fede. Per l’archeologia, Pompei non è solo la tragedia di un’eruzione, ma anche la storia di un momento di passaggio e incertezza culturale.

Archeologia e racconto: tra dati e ricostruzioni storiche

Il libro di Zuchtriegel si distingue per il mix tra rigore scientifico e narrazione coinvolgente. Il direttore parla di “immaginazione controllata”, basata solo su dati archeologici certi, usata per ricostruire gli ultimi mesi della città prima della distruzione. Non c’è spazio per la finzione, ma la narrazione si arricchisce mostrando come gli studiosi arrivano a certe ipotesi, spesso con interpretazioni diverse.

Questo metodo rende il racconto accessibile anche a chi non è esperto, senza perdere serietà. È un esempio di come la divulgazione archeologica possa rispettare le fonti e allo stesso tempo catturare l’interesse di un pubblico vasto. Zuchtriegel dimostra che la scienza storica non deve chiudersi in sé stessa, ma aprirsi al confronto con la società, per far emergere le dinamiche che hanno segnato il passato.

Il passato che parla al presente: analogie e differenze con la crisi romana

Rileggendo il libro alla luce di oggi, Zuchtriegel vede in Pompei qualcosa di più di una storia antica: un racconto di crisi e cambiamenti culturali universali. La fine di un’epoca, con la caduta dei vecchi valori e l’ascesa di nuove credenze, può essere uno specchio per il nostro tempo, segnato da trasformazioni rapide e incertezze spirituali.

Allo stesso tempo, avverte che le analogie non devono far dimenticare le grandi differenze tra allora e ora. Ogni epoca ha le sue caratteristiche uniche e il contesto storico-sociale cambia profondamente. Ma la ricerca del divino e il tentativo di interpretare il mondo attraverso la spiritualità restano temi sempre presenti nella storia umana, come dimostra il lavoro di Zuchtriegel tra le rovine di Pompei.

La sua esperienza mostra come il passato continui a parlare con forza, offrendo strumenti preziosi per capire non solo le società antiche, ma anche le tensioni e i desideri che attraversano il nostro presente. Pompei, con i suoi segni indelebili, resta così una testimonianza viva, capace di unire archeologia, storia e riflessione contemporanea.

Redazione

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