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Addio a Michele Lanzinger, fondatore e primo direttore del MUSE di Trento: il pioniere dei musei del futuro

Ogni sera, sulle vele luminose del MUSE di Trento, prende vita il volto di Michele Lanzinger. Un’immagine che parla di un’eredità solida, di un uomo che ha lasciato un segno indelebile non solo nel museo, ma nell’intera cultura locale. È scomparso a 69 anni, dopo una battaglia silenziosa e dura contro la malattia. Lanzinger era molto più di un direttore: una mente vivace, un leader capace di accendere entusiasmo attorno a sé. Le parole che scorrono sui canali del museo tradiscono un dolore profondo: hanno perso un punto di riferimento, un uomo instancabile, sempre pronto al confronto, con uno spirito innovatore e una passione per la conoscenza che contagiava chiunque lo incontrasse.

Michele Lanzinger e la svolta del MUSE: una rivoluzione a Trento

Nato nel 1957, Michele Lanzinger, geologo e antropologo trentino, è stato tra i protagonisti della trasformazione museale di Trento. La sua avventura al Museo tridentino di scienze naturali comincia negli anni ’90, fino a diventarne direttore nel 1992. Nel 2013 dà vita al MUSE, risultato di un progetto nato insieme all’architetto Renzo Piano già nel 2002. Quel museo, nel quartiere delle Albere, non è solo un edificio all’avanguardia, ma soprattutto un laboratorio di idee, un modello di divulgazione scientifica e culturale.

Sotto la sua guida, il MUSE diventa il museo più visitato del Trentino, apprezzato anche a livello nazionale e internazionale. La struttura si distingue per funzionalità, ma la vera forza è nella visione museologica. Primo museo in Italia ad adottare il bilancio di missione, il MUSE ha fissato nuovi standard nel modo di gestire e raccontare la scienza. Nel 2024 Lanzinger lascia la direzione, ma il suo contributo resta centrale nel definire l’identità del museo.

Tra il 2023 e il 2025 ha ricoperto la presidenza di ICOM Italia, ruolo di grande responsabilità che lo ha visto impegnato a riflettere sul futuro dei musei.

Musei come motori di inclusione e crescita: il pensiero di Lanzinger

Nel 2025, in un’intervista ad Artribune, Lanzinger spiegava che i musei non devono limitarsi a conservare il bello, ma servire a creare benessere e inclusione sociale. Non semplici contenitori di oggetti, ma luoghi capaci di formare una società consapevole e dotata di spirito critico.

Per lui, conoscere significa sviluppare autostima e crescita personale, elementi chiave per costruire comunità inclusive. I musei diventano così spazi di cultura e insieme fari che aiutano le persone a fare scelte consapevoli per il loro futuro. La sua visione si richiama al filosofo Edgar Morin e all’idea di una “testa ben fatta”, capace di analisi e sintesi.

Lanzinger ha sempre puntato sull’educazione museale e la ricerca naturalistica. Tra le sue intuizioni più originali, la mostra “Diluvio universale” del 1999-2000, che ha adottato un approccio fuori dagli schemi. Ha inoltre lasciato un ricco patrimonio di conferenze e pubblicazioni sulla museologia e museografia, confermandosi un punto di riferimento nel settore.

Istituzioni e città: un ricordo sentito per un faro di cultura e dialogo

Le testimonianze di cordoglio arrivano da più parti. Francesca Gerosa, assessore alla cultura della Provincia di Trento, sottolinea come la competenza e la dedizione di Lanzinger abbiano cambiato il volto del territorio. Grazie a lui, le istituzioni culturali si sono aperte al dialogo. La sua capacità di costruire relazioni e progetti condivisi lo ha reso un interlocutore insostituibile, tanto da affidargli la presidenza del Conservatorio “F. A. Bonporti” di Trento e Riva del Garda, incarico che avrebbe dovuto segnare una nuova fase per l’istituto.

Il sindaco di Trento, Franco Ianeselli, lo ricorda come studioso rigoroso e divulgatore efficace, un punto di riferimento per la città. Un suo monito rimane vivo: ogni progetto va pensato per il bene delle generazioni che verranno.

Anche il MUSE ha voluto omaggiare il suo fondatore, riconoscendolo come motore di trasformazione culturale. Lanzinger ha saputo unire rigore scientifico e partecipazione, creando un dialogo continuo con il territorio e la società. Massimo Bernardi, attuale direttore del museo, gli ha dedicato una lettera piena di gratitudine.

Il Mart di Rovereto, altra istituzione culturale di spicco, ha espresso cordoglio e riconoscenza. Fin dalla sua nascita, Lanzinger ha mantenuto un legame stretto e sincero con il museo, partecipando attivamente alle scelte strategiche del Comitato Scientifico. Più che un consigliere, un amico prezioso, apprezzato per la sua eleganza, il sorriso e la disponibilità al confronto.

Redazione

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