Estate 2026 alla GAM di Torino: tutte le mostre da non perdere con l’arte cosmica di Eliseo Mattiacci

La carta non mente: l’arte su carta protagonista alla GAM di Torino

«La carta non mente», sostieneva un celebre artista del Novecento. Ed è proprio lei, fragile eppure resistente, a dominare la scena alla Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino. Fino al primo novembre 2026, la GAM accoglie un percorso espositivo che si immerge nel segno artistico sulla carta, esplorandone la materia, il gesto e la memoria. Non più semplice supporto, ma protagonista indiscussa: la carta racconta storie di creatività che si svelano tra tratti delicati e sperimentazioni audaci. Un invito a guardare con occhi nuovi quel mezzo spesso dimenticato, capace di conservare idee in divenire e processi creativi in continuo mutamento.

Carta: il confine sottile tra pensiero e gesto

La carta entra nelle sale della GAM come un elemento che unisce le opere. È il supporto che ospita bozzetti, disegni, incisioni e fotografie, ognuna con la sua storia e tecnica. Tutto è presentato con uno sguardo nuovo, che valorizza la ricchezza espressiva del disegno, dal più intimo al più sociale. “Quarta risonanza. Disegno, segno, tratto” è un progetto che apre la strada a un modo diverso di guardare e raccontare l’arte su carta.

Qui il foglio non è semplice sfondo, ma parte viva dell’opera. I segni grafici diventano appunti visivi, autobiografie, riflessioni critiche. Si capisce subito che il disegno non è mai passivo: è un atto creativo a tutto tondo, fatto di idee che si trasformano in materia.

“Un altro Novecento”: oltre 600 opere per raccontare un secolo d’arte

La mostra “Un altro Novecento. Opere su carta dalle Collezioni della GAM”, curata da Fabio Cafagna ed Elena Volpato, raccoglie più di 600 opere su carta. Un viaggio attraverso decine di artisti di spicco come Pierre Bonnard, Henri Rousseau, Max Ernst, Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Paul Klee e altri ancora. Il visitatore si ritrova immerso in un mosaico di stili e correnti, dal simbolismo al futurismo, dal dadaismo al contemporaneo.

L’allestimento suddivide tutto in 21 sezioni, ognuna accompagnata da testi chiari e approfonditi che aiutano a capire il contesto di ogni opera. Non è solo una mostra di immagini: è una testimonianza viva del valore della carta nella pratica artistica moderna e contemporanea, uno strumento di ricerca e innovazione continua.

“L’Intruso” di Pesce Khete: un dialogo tra passato e presente

Tra le sorprese della mostra c’è la sezione “L’Intruso”, che coinvolge l’artista romano Pesce Khete. I suoi lavori “manomessi”, con fogli graffiati, riparazioni a vista e silenzi delicati, dialogano con le opere storiche del Novecento su carta. Un confronto che mette in luce la vitalità e la continua sperimentazione del mezzo.

Questo intervento mostra come l’arte su carta non sia mai ferma, ma si rinnovi continuamente. Khete rappresenta un ponte tra tradizione e contemporaneità, un esempio di come il passato possa essere riletto e rielaborato in modo originale, dando nuova vita a un linguaggio antico.

Vincenzo Agnetti: fotografia e concettualismo in un’inedita sintesi

Accanto al ciclo dedicato al disegno, spicca la mostra su Vincenzo Agnetti, artista concettuale nato cento anni fa, curata da Chiara Bertola e Virginia Lupo. L’esposizione, vicina alla Videoteca della GAM, presenta un periodo di grande sperimentazione tra gli anni Settanta e Ottanta.

Agnetti usa la fotografia come materia da manipolare: annerimenti, graffi, scritte e inserti dipinti trasformano la pellicola in un vero disegno, ribaltando i codici tradizionali dell’immagine fotografica. Un lavoro che mette in discussione il linguaggio artistico e il potere dell’immagine, aprendo una nuova strada tra disegno e immagine in movimento.

Lisetta Carmi: tra scultura e fotografia, erotismo e memoria

Nel percorso della mostra risalta anche la personale di Lisetta Carmi, che presenta la sua intensa serie fotografica “Erotismo e autoritarismo a Staglieno” . Le sue immagini dialogano con le sculture simboliste della collezione permanente della GAM, creando un contrasto potente tra la storia del cimitero torinese e temi delicati come la caducità e la memoria.

L’incontro tra statue severe e fotografie di fiori freschi costruisce un’atmosfera carica di tensione estetica. La fotografia si mostra capace di cristallizzare emozioni e pensieri in composizioni di grande impatto simbolico, ampliando il discorso sull’arte e sulla memoria collettiva.

Giorgio Griffa: un riconoscimento alla carriera di un maestro

Infine, la GAM dedica uno spazio a Giorgio Griffa per il suo novantesimo compleanno. L’installazione nella mostra permanente celebra il suo ruolo nel definire la pittura e la sperimentazione minimalista contemporanea.

Questo omaggio conferma Griffa come una figura chiave dell’arte nazionale e internazionale. Inserire il suo lavoro in un racconto più ampio sulla storia dell’arte contemporanea rafforza il progetto della GAM, che continua a valorizzare protagonisti di ieri e di oggi con cura e attenzione alle loro traiettorie creative.

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