Festival dei Due Mondi 2024 a Spoleto: intervista esclusiva al neo direttore Daniele Cipriani sulla 69ª edizione

Daniele Cipriani ha cambiato volto al Festival dei Due Mondi di Spoleto, e lo ha fatto in pochi giorni. La danza, assente da tempo in primo piano, torna a brillare sotto i riflettori. Nel cartellone musicale, grandi nomi della classica si mescolano a protagonisti del pop, spesso accompagnati da orchestre sinfoniche. L’arte visiva, invece, riacquista un ruolo centrale, non come semplice cornice ma come vero e proprio linguaggio da esplorare. Non si tratta solo di spettacoli, ma di costruire ponti: tra generi diversi, tra pubblico e territorio. Cipriani, con la sua esperienza nel mondo della danza e degli eventi multidisciplinari, raccoglie l’eredità di Gian Carlo Menotti, rinnovando un festival che resta un punto di riferimento internazionale. Spoleto si risveglia, pronta a ripartire con nuovi stimoli.

Festival a tutto tondo: un mix di discipline e pubblico senza rinunciare alla qualità

Cipriani arriva a Spoleto dopo anni di lavoro con la danza, intesa come un linguaggio popolare ma mai banalizzato, capace di dialogare con altri mondi artistici. Non è un esperimento, ma un metodo rodato in grandi eventi dove musica, teatro, arti visive e danza si intrecciano senza perdere qualità. Ne è esempio il cartellone di quest’anno: accanto a direttori come Yannick Nézet-Séguin alla London Symphony Orchestra o Gianandrea Noseda con la Filarmonica del Teatro Regio di Torino, ci sono artisti pop come Mika e Arisa, che si esibiscono con orchestra sinfonica a Piazza Duomo. Questa scelta punta a coinvolgere un pubblico più giovane, abbattendo le barriere tra classica e pop, dimostrando che l’eleganza e la leggerezza possono convivere senza perdere profondità. Cipriani non accetta compromessi: vuole arricchire entrambi i pubblici, offrendo esperienze che spalancano nuovi orizzonti. Un principio che ha sempre guidato il suo lavoro e che ora applica con rigore all’intero Festival.

La danza torna al centro: tradizione e innovazione a braccetto

La danza riprende un ruolo da protagonista, non solo simbolico ma di pari importanza rispetto a musica e teatro. Cipriani riprende un’eredità storica: ai tempi di Menotti la danza era centrale, ora torna a occupare un posto strategico. La Maratona Internazionale di Danza, ideata da Vittoria Ottolenghi e Alberto Testa, riunisce stelle della scena mondiale come Tiler Peck, Roman Mejia, Maia Makhateli e Alessandro Frola. Il momento più atteso è la prima mondiale della versione flamenca de La sagra della primavera di Stravinskij, affidata a Sergio Bernal e a un gruppo di bailaores guidati da Albert Hernández e Irene Tena. Ma non finisce qui: la compagnia Rambert celebra il centenario con This is Rambert, un trittico in prima europea; la Trisha Brown Dance Company omaggia Robert Rauschenberg con Dancing with Bob, uno spettacolo che unisce danza e arti visive in modo originale. Cipriani vuole mantenere questa centralità della danza per tutto il suo mandato, offrendo un panorama che guarda alla tradizione ma punta al futuro.

Le sfide di un festival vivo: pubblico attento, spazi rinnovati e scelte coraggiose

Dopo dieci giorni di spettacoli, Cipriani osserva con chiarezza che le idee messe in campo stanno incontrando risposte autentiche. Il successo più evidente è Vanessa di Samuel Barber, riproposta a Spoleto a 65 anni dal debutto europeo. La produzione, diretta da Elisabeth Sora Lee e con la regia di Leo Muscato, ha emozionato il pubblico, che si è lasciato conquistare da un titolo poco noto. Anche Platonov di Čechov, diretto da Peter Stein e con una durata di quasi cinque ore, ha tenuto incollata la platea, non certo scontata. Questo dimostra che a Spoleto si può osare, proporre opere complesse e impegnative senza perdere il favore del pubblico.

Spoleto si conferma città d’arte con un occhio al mondo

Il Festival è da sempre un ponte tra la dimensione internazionale e il legame con la città. Cipriani sottolinea come lo scambio con gli abitanti di Spoleto resti il cuore pulsante dell’evento. Le reazioni positive raccolte in città confermano che la manifestazione coinvolge davvero. L’obiettivo è riportare Spoleto in cima alle città dove le eccellenze artistiche mondiali scelgono di debuttare, come accadeva ai tempi di Menotti. Oltre mille artisti da 28 Paesi si esibiscono in 275 ore di performance dal vivo, con nomi di rilievo e programmi di residenza come quello del Lincoln Center Jazz di New York. Questa ricchezza punta a restituire a Spoleto una centralità reale, da vivere non solo d’estate, ma tutto l’anno, trasformando la città in un punto di riferimento stabile per la cultura.

Rinnovare senza tradire: investimenti e nuove generazioni al centro

Alla sua prima esperienza da direttore, Cipriani ha scelto di mantenere intatto il cuore del Festival, l’eredità culturale e umana di Gian Carlo Menotti, ma di intervenire con decisione sulla capacità produttiva e sull’apertura verso nuove generazioni di artisti e pubblico. Con lui lavorano consulenti come Beatrice Rana per la musica classica e Leo Muscato per prosa e opera. La Festival dei Due Mondi Academy ospita in residenza ventidue giovani musicisti, guidati da maestri affermati, con lezioni aperte al pubblico. È una strategia pensata per alimentare il presente e costruire un patrimonio culturale nuovo, rafforzando il legame tra Festival e territorio. Le prime nove produzioni nate dentro la kermesse segnano una linea chiara: non solo ospitare, ma creare qui per Spoleto.

Arte contemporanea e performativa: un dialogo che unisce generazioni e linguaggi

Il Festival riprende un filo storico, quello che unisce arti visive e performative. Il programma 2026 mostra come questa interconnessione sia un elemento centrale, non un dettaglio. Dancing with Bob, omaggio a Robert Rauschenberg, è un esempio in cui danza e pittura si fondono in un’unica forma espressiva. Cipriani vuole riportare le arti figurative al centro del dialogo artistico. L’eredità di protagonisti del Novecento, da Fontana a Burri, si arricchisce quest’anno con Giuseppe Penone, che dialoga con il tema Radici attraverso un’installazione imponente in piazza Pianciani e una mostra diffusa in città. Anche l’arte contemporanea si lega a Spoleto, rafforzando le radici culturali e spingendo verso nuovi orizzonti. I linguaggi digitali trovano spazio, come nel progetto di David Szauder, che ha proiettato in città un’opera in movimento nata dall’uso dell’intelligenza artificiale, un segno che guarda al futuro con profondità.

Il primo anno di Daniele Cipriani segna così una svolta decisa: il Festival dei Due Mondi mantiene il suo prestigio storico ma si apre con coraggio alla contemporaneità. Spoleto si conferma una città che accoglie il mondo, intrecciando tradizione e innovazione in una formula che, anche nel 2026, continua a funzionare.

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