Sulle alture che sovrastano la valle del fiume Litani, il castello di Beaufort si erge come un guardiano antico da oltre ottocento anni. Lo chiamano Qal’at al-Shaqif, e il suo silenzio ha sentito guerre, conquiste e destini incrociati. “Il 27 maggio 2026, le truppe israeliane ne hanno ripreso il controllo, issando nuovamente la loro bandiera sulle mura secolari.” Non è solo un simbolo: quella fortezza rimane un punto chiave, un nodo cruciale in un territorio dove la tensione non accenna a diminuire.
Beaufort nasce nel XII secolo, quando Folco d’Angiò, re crociato di Gerusalemme, scelse quel promontorio naturale a quasi 700 metri sopra il fiume Litani per costruire una roccaforte. Era il 1139 e l’obiettivo era chiaro: creare un “bel forte” – come dice il nome francese – capace di controllare la valle e difendere i territori cristiani. In arabo, però, è sempre rimasto Qal’at al-Shaqif, la “roccia alta”, a ricordare la sua posizione dominante.
Non passò molto tempo prima che Beaufort diventasse un obiettivo ambito. Nel 1190 Saladino lo assediò a lungo, riuscendo a prenderlo per un breve periodo. Poi, nel XIII secolo, tornò nelle mani dei crociati e fu affidato ai Cavalieri Templari, custodi di una delle più importanti roccaforti cristiane della regione. Ma nel 1268 arrivò la svolta: il sultano mamelucco Baybars ne prese il controllo, cancellando la presenza cristiana. Da quel momento la fortezza perse importanza, colpita anche da terremoti e dal tempo, fino a un lento declino sotto gli Ottomani.
Nonostante tutto, Beaufort non ha mai perso il suo peso strategico. La sua posizione sul confine naturale tra Libano e Israele l’ha resa sempre un punto di osservazione chiave, anche nei conflitti più recenti.
Ripercorrere la storia recente di Beaufort significa tuffarsi nella guerra civile libanese e nell’invasione israeliana del 1982. In quegli anni, l’esercito israeliano si scontrò duramente con le postazioni dell’OLP, che aveva stabilito una base proprio nella fortezza. Dopo feroci combattimenti, la roccaforte passò sotto il controllo israeliano, diventando una base militare fondamentale nella cosiddetta “zona di sicurezza” nel Libano del sud.
L’occupazione durò fino al 2000, quando le truppe israeliane si ritirarono lasciando dietro di sé segni evidenti: parti del castello furono danneggiate o distrutte. Negli anni successivi si lavorò al restauro, per restituire a Beaufort il suo valore storico e culturale. La fortezza tornò così ad essere meta di visitatori e studiosi, simbolo di resistenza e memoria. Il suo ruolo venne riconosciuto anche a livello internazionale, con l’inserimento nella lista provvisoria dei siti UNESCO del Libano e la protezione speciale nei momenti di crisi per evitare ulteriori danni.
Il 27 maggio 2026, dopo giorni di intensi bombardamenti e scontri nella zona di Nabatiyeh, le forze israeliane hanno riconquistato Beaufort. È la più grande avanzata militare israeliana in Libano da oltre vent’anni. “Rivedere la bandiera israeliana sulla fortezza, dopo 26 anni, ha un peso che va ben oltre la conquista di un semplice pezzo di territorio.”
Il fatto si inserisce in un quadro di instabilità che non risparmia né il patrimonio culturale libanese, né la fragile pace dell’intero Medio Oriente. Anche altri siti storici della zona, come la vicina Tiro – dichiarata patrimonio UNESCO nel 1984 – hanno subito danni nei recenti bombardamenti. La tutela di questi tesori, fatti di pietra e storia, è messa a dura prova da un conflitto che continua a fare vittime tra le persone e tra i monumenti.
Mentre i combattimenti proseguono, le trattative diplomatiche faticano a trovare un accordo. Il futuro di Beaufort resta in bilico, sospeso tra secoli di storia e le nuove sfide di una regione che non riesce a trovare pace. Quel castello non è solo un luogo geografico: è un simbolo di memoria, potere e identità che continua a segnare il presente.
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