Nel 2020, Dicolab ha acceso una scintilla nel panorama culturale italiano. Venti milioni di euro investiti, mesi di lavoro serrato e una visione chiara: portare la digitalizzazione al cuore di musei, archivi e biblioteche. Non si è trattato solo di tecnologia, ma di un cambiamento radicale nel modo di lavorare e pensare la cultura. Oggi, con oltre 300.000 iscritti ai corsi, Dicolab continua a spingere sul pedale dell’innovazione, affrontando la sfida di integrare intelligenza artificiale e nuove metodologie formative in un settore ancora tutto da reinventare.
I numeri di Dicolab parlano chiaro: oltre 700 istituti culturali coinvolti in tutta Italia, più di 200 esperti mobilitati, e un patrimonio formativo di alto livello offerto gratuitamente grazie al PNRR. Un risultato che ha superato ogni aspettativa, portando formazione concreta a chi fino a poco tempo fa ignorava cosa significasse digitalizzare un archivio o valorizzare un’opera con i dati.
All’inizio, il terreno era quasi vergine: poche competenze digitali e una certa diffidenza verso i cambiamenti. Oggi la formazione abbraccia un ampio spettro, dalla digitalizzazione alla gestione dei dati, fino allo storytelling digitale delle collezioni. I professionisti del settore riconoscono ormai l’importanza di aggiornarsi e inseriscono queste nuove competenze nel lavoro di tutti i giorni.
Dietro il successo di Dicolab c’è una strategia semplice ma efficace: ascoltare continuamente i bisogni formativi e prevedere quali competenze serviranno domani. Non si tratta di un percorso rigido, ma di un cammino che si adatta al passo della tecnologia e alle esigenze del settore culturale.
Così è stato possibile offrire corsi subito spendibili, ma anche preparare figure professionali pronte a gestire la digitalizzazione completa nei prossimi anni. Grande attenzione è stata data a temi come intelligenza artificiale, machine learning e sistemi automatici, per preparare il campo alle sfide che arrivano.
La varietà dell’offerta formativa e la partecipazione crescente mostrano quanto sia forte la domanda di competenze digitali, che ormai riguarda tecnici e anche figure tradizionali come responsabili comunicazione e curatori.
Il cambiamento è evidente. La digitalizzazione non è più solo un modo per velocizzare il lavoro di sempre, ma un vero e proprio ripensamento delle attività. Il lavoro stesso viene visto in modo diverso.
Oggi gli istituti culturali adottano un approccio digitale più integrato e strategico, riorganizzano ruoli e processi, introducendo strumenti che trasformano sia gli oggetti sia i servizi offerti al pubblico.
Non è stato un percorso semplice. Inserire nuovi strumenti richiede risorse, sia economiche che umane, e bisogna fare i conti con le differenze tra realtà più attrezzate e quelle che arrancano, soprattutto nei centri più piccoli o meno accessibili.
La tecnologia avanza e porta con sé nuove questioni. L’intelligenza artificiale, in particolare, è un campo ancora tutto da esplorare. Dicolab punta molto sulla formazione per un uso consapevole e responsabile dell’IA, mettendo in guardia dai rischi di errori o distorsioni dovuti a modelli non calibrati.
Serve sviluppare sistemi specifici, meno generici e più adatti al patrimonio culturale, per evitare “allucinazioni” e pregiudizi involontari. La formazione insegna anche a “istruire” l’intelligenza artificiale per farla lavorare in autonomia, ma sempre sotto controllo.
Oltre l’80% dei professionisti coinvolti si è detto pronto a integrare questi strumenti nel lavoro quotidiano, anche se non mancano timori legati alla paura che la tecnologia possa sostituire l’uomo.
Uno dei punti di forza di Dicolab è stato mettere in rete istituti, università, esperti e operatori culturali. Le 52 università coinvolte e gli 80 luoghi di cultura hanno creato un ecosistema che va ben oltre il semplice scambio di conoscenze.
Questa rete ha permesso di costruire un corpo docente e una piattaforma formativa di alto livello, capaci di affrontare sfide complesse. Senza questo lavoro di squadra, offrire corsi così articolati e diffondere competenze su scala nazionale sarebbe stato impensabile.
Le borse di studio messe a disposizione hanno rappresentato un incentivo importante per i giovani, aprendo loro la porta del settore e portando nuove idee e metodi.
Il futuro richiede una formazione costante e aggiornata. Il settore culturale cambia in fretta e le competenze devono stare al passo, spesso in tempi brevissimi.
Serve garantire che i professionisti abbiano strumenti pratici sempre aggiornati e che i dirigenti siano pronti a sperimentare, valutare in fretta e adattare le strategie. Solo così si potrà sostenere un cambiamento digitale reale, efficace e duraturo.
Il lavoro di Dicolab, sostenuto dal PNRR, ha gettato le basi per accompagnare la digitalizzazione del patrimonio culturale italiano con un approccio rigoroso e inclusivo, pronto a durare nel tempo.
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