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Ad Alessandria nasce un nuovo museo nella chiesa medievale di San Francesco dopo 25 anni di restauro

La chiesa di San Francesco ad Alessandria è rimasta chiusa per anni, quasi nascosta sotto un velo di oblio. Ma ora, dopo decenni di restauri faticosi e continui cambi di progetto, sta per riaprire. A giugno 2026, le sue porte si spalancheranno di nuovo, questa volta non solo come luogo di culto, ma anche come museo e spazio culturale. Un ritorno atteso, che promette di restituire alla città un pezzo importante della sua storia, finalmente pronto a raccontarsi a chi vorrà ascoltare.

Da cantiere medievale a patrimonio nascosto: la storia di San Francesco

La chiesa di San Francesco nasce nel tardo Duecento, come ricorda una bolla papale del 1268. Il progetto, finanziato dai conti Angiò e dai loro eredi siciliani, si concluse con la consacrazione nel 1314. In quegli anni Alessandria era un centro vivace, anche dal punto di vista artistico e religioso, come testimoniano altre chiese medievali ancora presenti in città, come Santa Maria di Castello e Santa Maria del Carmine.

Originariamente, la chiesa con il convento occupava un intero isolato nel cuore della città ed era uno dei principali centri francescani del Nord Italia. Una tradizione racconta che San Francesco in persona abbia visitato Alessandria nei primi decenni del Duecento, lasciando tracce di miracoli, anche se la documentazione storica non conferma questi episodi. Resta comunque forte il legame tra la città e l’ordine francescano, visibile negli affreschi e nelle testimonianze locali.

Dal punto di vista architettonico, la chiesa si distingue per le facciate in mattone a vista, tipiche del gotico piemontese. Soprattutto la parte laterale su via San Giacomo della Vittoria conserva ornamenti in cotto sotto la gronda, e il campanile si caratterizza per gli archetti pensili ogivali. La facciata principale, su via XXIV Maggio, mostra un portale ad arco pieno, l’ingresso storico dell’edificio. All’interno, si trovano ancora affreschi trecenteschi policromi sotto le volte, preziosi resti di un ciclo decorativo andato in gran parte perduto.

L’Ottocento ha segnato una svolta difficile: con la soppressione degli ordini monastici, la chiesa e il convento passarono allo Stato e furono adattati a usi militari. Divennero prima caserma di cavalleria durante le guerre napoleoniche , poi ospedale militare nel 1833 grazie a Carlo Alberto di Savoia. Questi cambi comportarono pesanti modifiche strutturali: l’edificio fu diviso in due piani, furono inseriti tramezzi, creato un cortile interno e gli spazi trasformati in magazzini e dormitori. La funzione religiosa della facciata svanì quasi del tutto e, a un certo punto, si pensò persino di abbatterla per far passare nuove strade tra piazza Garibaldi e piazza della Libertà. Per fortuna, nel 1919 la Soprintendenza riconobbe il valore storico dell’edificio, evitando la distruzione.

Nel 1989 il Comune comprò la chiesa dal Genio Militare, dando il via a un nuovo capitolo per il suo recupero.

Restauri e scavi: un lavoro meticoloso dagli anni ’90 a oggi

Il recupero vero e proprio è partito negli anni Novanta, con indagini archeologiche e lavori di consolidamento. Si è lavorato per salvare gli affreschi e le volte policrome, pezzi preziosi di un passato artistico importante. Questo è stato il primo passo per restituire alla città un luogo di storia e cultura.

Nel 2022 il progetto ha ricevuto una spinta decisiva, grazie a un finanziamento di circa nove milioni di euro dal POR FESR 2014-2020, dedicato alla riqualificazione urbana e al centro storico di Alessandria. I fondi, messi insieme tra Comune, Europa e Ministero, hanno permesso di avviare il restauro vero e proprio.

I lavori sono stati affidati al Gruppo Studio Montagni, sotto la stretta supervisione della Soprintendenza. Sono stati demoliti il cavedio e i tramezzi ottocenteschi, riportando alla luce gli spazi originali su due livelli. Sono stati eliminati i riempimenti sulle volte risalenti all’Ottocento e l’esterno è tornato al suo aspetto gotico, con la pietra a vista.

Gli scavi archeologici hanno rivelato decorazioni finora sconosciute: fasce a spirale rosse su fondo grigio, bande bianche e nere in contrasto, e un riquadro affrescato con la Madonna in trono con bambino, affiancata da un vescovo santo e una santa. Sono emerse anche tracce di una seconda fase decorativa, della fine del Cinquecento.

Tra le scoperte più importanti ci sono diverse sepolture risalenti alla fase più antica della chiesa, oltre a ossa raccolte in un ossario del tardo Medioevo, elementi che aiutano a ricostruire tutta la storia del complesso e il legame con la città.

Da chiesa a museo: un nuovo volto per San Francesco

Il passo successivo sarà trasformare la chiesa in un museo dedicato ad Alessandria. L’area coinvolta supera i 1250 metri quadrati e interessa le tre navate ancora esistenti , con pilastri polistili e volte a crociera sorrette da costoloni monumentali, un chiaro esempio di gotico piemontese.

Il percorso museale metterà in mostra le tracce archeologiche e la pavimentazione originale del Due-Trecento, per raccontare l’evoluzione dell’edificio e delle sue funzioni. Interessante la scelta di mantenere il solaio ottocentesco, ora utile per osservare da vicino gli affreschi sulle volte, tra cui spicca il Giglio di Francia, simbolo dell’influenza angioina in zona.

Il complesso del convento sarà parte integrante del progetto: qui nasceranno residenze universitarie e un auditorium per il Conservatorio, frutto di una collaborazione tra Comune e Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria. L’idea è creare un polo culturale che unisca storia e didattica alle esigenze della città moderna.

Quando aprirà, nei fine settimana di giugno 2026, la chiesa di San Francesco offrirà a cittadini e turisti un’occasione unica per immergersi in un pezzo di storia viva, rilanciando Alessandria come protagonista nel panorama culturale piemontese.

Redazione

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