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Errore storico: Stato italiano perde per sempre una Madonna del Trecento scambiata per dipinto ottocentesco

Nel 2019, un dipinto medievale italiano è stato spedito in Svizzera, scambiato per un’opera ottocentesca. Un dettaglio cruciale, un numero sul retro – “1350” – è stato letto come “1850”. Un errore che ha trasformato un capolavoro del Trecento in un quadro di poco valore, e così il patrimonio culturale italiano ha perso un pezzo insostituibile. Dietro questa svista, stanze silenziose e registri polverosi, dove la memoria storica si è incrinata, consegnando all’estero un tesoro che avrebbe dovuto restare in patria. Una gaffe istituzionale, sì, ma anche un monito sulle fragilità di chi dovrebbe proteggere l’arte e la storia.

L’acquisto e il via libera all’espatrio: come si è persa la vera storia del dipinto

Nel 2020, una società svizzera si aggiudica all’asta in Italia una Madonna con bambino, considerata un dipinto ottocentesco. Prima di esportarla, la società chiede al Ministero della Cultura, allora guidato da Dario Franceschini, il certificato di libera circolazione. Dopo un esame tecnico “attento”, il 3 luglio arriva il via libera: i funzionari ministeriali giudicano l’opera “di qualche interesse locale” e di qualità modesta, così concedono il permesso per far uscire il dipinto dal Paese.

A sostenere questa valutazione c’è l’iscrizione sul retro, che indica Alfonso Martorelli Fiori di Bologna come autore e la data 1850. La tecnica è tempera su tavola, un metodo tradizionale, ma in questo caso riprendeva uno stile bizantino. Per questo si era pensato a un’esercitazione storicistica dell’Ottocento, venduta poi per appena 38.000 euro, un prezzo basso anche per il mercato dell’arte.

L’idea era che il dipinto fosse un lavoro recente, con valore soprattutto documentale e religioso legato alla devozione locale, non certo un capolavoro medievale. Da qui nasce l’errore che ha fatto scivolare via un tesoro.

La scoperta durante il restauro: il vero valore spunta solo dopo la pulitura

Nel 2022, durante il restauro fatto in Svizzera, arriva la sorpresa che cambia tutto: la data sul retro non è 1850, ma 1350. Quel numero 3, consumato e malmesso, era stato scambiato per un 8 nei primi controlli. Solo rimuovendo sporco e vernice si è capito il vero secolo di realizzazione.

L’attribuzione cambia immediatamente. Non più un anonimo pittore ottocentesco, ma il Maestro del Battistero di Parma, noto anche come Maestro del 1302. Questo artista, attivo nella prima metà del Trecento in Emilia, è famoso per la splendida Madonna col Bambino in trono, conservata nella nicchia XVI del Battistero di Parma. Quel dipinto è un capolavoro che unisce elementi gotici e romanici e raffigura il Vescovo Gerardo Bianchi, morto nel 1302, da cui il nome del maestro.

Così, il dipinto svizzero diventa un gioiello storico e artistico, con un valore stimato tra 400.000 e 500.000 sterline, un salto enorme rispetto alla valutazione iniziale. L’asta successiva, indetta da Christie’s, conferma questa cifra, ma ormai per l’Italia è troppo tardi.

La battaglia legale tra Ministero e proprietari: i tentativi di recupero

L’errore ha scatenato un contenzioso. Quando il Ministero si rende conto della vera natura del dipinto, prova a bloccare la vendita in Svizzera chiedendo la revoca dell’autorizzazione all’espatrio per autotutela. Nel marzo 2023, il via libera viene annullato con la motivazione che la società acquirente avrebbe fornito dati falsi o non veritieri.

La società risponde rivolgendosi al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, che nel 2025 dà ragione a quest’ultima: lo Stato non può revocare il permesso perché non ha dimostrato che i dati forniti fossero falsi, e il Ministero si era fidato delle informazioni scritte.

La vicenda non si chiude qui: il Ministero impugna la sentenza e il caso finisce al Consiglio di Stato. A maggio di quest’anno, il Consiglio conferma la decisione del Tar. Il documento amministrativo è valido e non può essere ritirato dopo 12 mesi dal rilascio. In questo caso, l’annullamento arriva oltre due anni e mezzo dopo, troppo tardi per difendere i diritti sul dipinto.

Le conseguenze per l’Italia: un errore che pesa sul patrimonio

Dietro questa storia c’è un errore istituzionale pesante. Il Ministero della Cultura ha accettato senza approfondire le informazioni dei privati, limitandosi a controlli superficiali. Il risultato è stato come perdere un monumento: un’opera storica di grande valore, un legame concreto con il Medioevo italiano, è scappata all’estero. Tutto per una valutazione sbagliata e una lettura superficiale di un dettaglio che avrebbe dovuto suonare subito un campanello d’allarme.

La reputazione della pubblica amministrazione culturale ne esce compromessa. Un’istituzione che gestisce uno dei patrimoni artistici più ricchi del mondo non può permettersi simili gaffe. Nel frattempo, gli svizzeri hanno fatto un affare d’oro, tenendo un’opera che vale molto più di dieci volte il prezzo pagato.

Questo caso è un monito chiaro: servono più risorse e competenze per la tutela e la verifica delle opere d’arte, soprattutto oggi che il mercato internazionale spinge sul valore e la mobilità dei beni culturali. La storia di questa Madonna con bambino resta una ferita aperta e un richiamo urgente per chi ha a cuore il patrimonio nazionale.

Redazione

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