Milano ha appena celebrato un nuovo protagonista della fotografia: Umberto Santoro ha conquistato il Premio Mila 2026 con il suo lavoro “L’Ora o della Verità”. La fotografia, qui, si fa molto più che semplice immagine. È voce, è denuncia, è luce che illumina storie spesso ignorate. Da quasi vent’anni, il Fondo Malerba per la Fotografia sostiene proprio questo: nuove narrazioni visive, specie tra i giovani talenti. Nato nel 2004, il Fondo è diventato un punto di riferimento, offrendo mostre, workshop e premi. Tra questi, il Premio Mila — che ricorda Mila Malerba, cofondatrice del Fondo — è ormai uno degli eventi più attesi e prestigiosi nel panorama della fotografia contemporanea italiana.
Fondo Malerba: il laboratorio che fa crescere la fotografia italiana
Il Fondo Malerba è molto più di un semplice ente culturale. Da quasi vent’anni lavora per diffondere e valorizzare la fotografia in Italia, fungendo da laboratorio creativo e spazio di confronto. Attraverso mostre temporanee, programmi formativi e contributi economici, sostiene giovani fotografi e artisti visivi. La sua missione è chiara: promuovere progetti innovativi che sappiano parlare alla società attuale e riflettere sul ruolo della fotografia nel nostro tempo.
Il Premio Mila nasce proprio per ricordare Mila Malerba, figura fondamentale nella storia del Fondo. Dal 2014 si svolge ogni due anni, premiando i progetti fotografici più originali e significativi, scelti da una giuria di esperti. Le opere vincitrici entrano a far parte della Collezione Malerba, un archivio pubblico che vuole diffondere la conoscenza della fotografia contemporanea. Nel 2026 la mostra con i finalisti si tiene negli spazi dell’associazione Careof a Milano, trasformando la città in un luogo di dialogo culturale e sperimentazione visiva.
Umberto Santoro e “L’Ora o della Verità”: un viaggio nell’archivio che scuote la memoria
La quinta edizione del Premio Mila ha premiato Umberto Santoro, giovane fotografo palermitano classe 1995, con il progetto “L’Ora o della Verità”. Santoro parte dall’archivio fotografico del quotidiano L’Ora, storica testata di Palermo che ha raccontato con coraggio le tensioni sociali e politiche della Sicilia e dell’Italia nel Novecento. Ma il suo lavoro non si limita a una semplice testimonianza storica: usa quelle immagini per una riflessione critica e politica.
Con sequenze di fotografie, montaggi sapienti e un attento gioco sulle regole del racconto editoriale, “L’Ora o della Verità” sfida il concetto stesso di verità. Mostra come la verità nella cronaca sia una costruzione, fatta di omissioni, priorità e scelte di redazione che plasmano il racconto della realtà. L’archivio fotografico diventa così un organismo vivo, capace di interrogare il presente partendo da un passato complesso, segnato da mafia, violenza e silenzi istituzionali.
La giuria ha riconosciuto in questo progetto una forza particolare: affrontare la verità come gesto politico e sociale, liberandola dall’idea di realtà oggettiva da scoprire. Santoro racconta l’archivio come spazio di lotta e memoria, che riapre il dibattito su ciò che oggi può essere raccontato e mostrato. Radicata nella sua Palermo, questa ricerca rigorosa, sia dal punto di vista fotografico che editoriale, mette al centro la testimonianza e la sua costruzione, in un dialogo che parla tanto di storia quanto di attualità.
I finalisti: cinque voci della fotografia che raccontano l’invisibile
Accanto al lavoro di Santoro, la mostra Premio Mila 2026 presenta altri quattro progetti finalisti, accomunati dall’uso della fotografia come strumento di indagine critica, capace di mettere in luce ciò che spesso resta nascosto o taciuto.
Edoardo Bonacina, con “Cianfrusaglie”, segue il viaggio degli oggetti di consumo, dalla produzione allo smaltimento, rivelando le dinamiche economiche e sociali dietro il nostro vivere quotidiano, tra desideri e strategie di mercato.
Virginia Morini, in “Can you keep a secret”, affronta un tema delicato e difficile: l’incesto e gli abusi sessuali su minori. Il suo lavoro unisce autobiografia, testimonianza e ricostruzione visiva, costruendo una narrazione intensa e necessaria per la società.
Eva Rivas Bao propone “Una storia italiana”, rileggendo la vicenda di Imane Fadil e il processo Ruby per riflettere su potere, immagine e memoria collettiva. Il suo progetto analizza come i media influenzano l’opinione pubblica e la percezione sociale.
Leonardo Taddei, con “Lekhallen”, esplora il gioco come forma sociale e modo per reinventare gli spazi comuni. Trasforma una sala di comunità in un laboratorio performativo aperto, mettendo al centro la partecipazione e l’esperienza condivisa, tra arte e vita quotidiana.
Questi cinque progetti mostrano come la fotografia contemporanea italiana sia uno strumento potente per mettere in discussione narrazioni ufficiali e aprire nuove strade di senso.
Milano e Careof: la fotografia entra nel cuore della città
Dal prossimo 11 giugno al 27, gli spazi di Careof, in via Giulio Cesare Procaccini 4 a Milano, ospiteranno la mostra del Premio Mila per la Fotografia Contemporanea 2026. Un’occasione preziosa per confrontarsi con opere che usano la fotografia come mezzo di riflessione critica.
Milano, con il suo fermento culturale e il ruolo di riferimento nell’arte contemporanea, è la cornice perfetta per questo evento. Careof conferma la sua vocazione di luogo dinamico, capace di accogliere progetti che esplorano l’identità sociale e storica attraverso le immagini.
La mostra offre al pubblico la possibilità di vedere da vicino i lavori dei finalisti, apprezzando le diverse strategie visive e concettuali con cui affrontano temi di grande impatto politico e culturale. È un momento di incontro tra passato e presente, tra memoria personale e collettiva, che arricchisce il panorama fotografico italiano e stimola nuove riflessioni.
Il Premio Mila si conferma così non solo un riconoscimento di eccellenza, ma una piattaforma viva per pensare la fotografia e il ruolo pubblico delle immagini nel mondo di oggi.





